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3 maggio 2018

Banche, innovazione e fintech. Come Wile Coyote?

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Leggevo proprio ieri queste parole pronunciate dal dr.Barbagallo della Banca d’Italia il 24 marzo a Bologna nel suo intervento “Il sistema bancario italiano: situazione e prospettive”:

La propensione all’innovazione e la capacità di rimodulare il business model costituiscono in misura crescente gli elementi che più di altri condizionano il rischio strategico dell’impresa bancaria e la sua capacità di perseguire obiettivi reddituali di medio/lungo periodo, fronteggiando le pressioni esercitate dalla concorrenza di vecchi e nuovi attori.
In tale contesto, Fintech rappresenta un fondamentale strumento di innovazione e una occasione di business da cogliere; può viceversa costituire una seria minaccia qualora le banche non riescano a sfruttarne appieno le potenzialità, lasciando ampio spazio ai nuovi concorrenti, in primo luogo ai giganti della tecnologia (Google, Apple, Facebook, Amazon, Alibaba) da tempo affacciatisi sul mondo del credito e della finanza.

E nelle sue conclusioni l’incitamento da quasi tifoso:

… è questo il momento di agire con decisione. Le opportunità offerte dal favorevole quadro congiunturale, il cui orizzonte temporale non può essere per definizione infinito, vanno colte per continuare a rafforzare i bilanci, innanzitutto attraverso lariduzione dei prestiti deteriorati; d’altro canto, è bene che gli investimenti tecnologici siano realizzati prima che la concorrenza da parte delle imprese Fintech si faccia più agguerrita.

Dunque agli occhi vigili (e vigilanti) della Banca Centrale non sfugge che a) le banche devono cambiare parecchio e b) che il fintech è un concorrente serio, agguerrito e veloce.

E’ possibile che il sistema bancario cambi velocemente passo e si metta a correre? Qualche dubbio l’ho sempre nutrito su queste pagine, ma gli anni passano, la digitalizzazione dei processi è diventato un mantra e l’elefante avrebbe già dovuto mettersi a ballare. C’è chi pensa che sia una battaglia semi-persa e fornisce anche le motivazioni. Chris Skinner è uno dei sostenitori più accreditati dell’onda fintech internazionale e dell’Open Banking, il suo blog è letto da professionisti del banking di tutto il mondo. Skinner ha scritto un articolo (“The Bank’s View of Open Banking”) qualche giorno fa sul tema della conversione delle banche tradizionali al modello digitale. Ne ho estratto, con traduzione alcuni passaggi:

In una recente conversazione sul tema Open Banking, un punto interessante è stato sollevato da una banca. Hanno detto di avere mappato i ‘momenti finanziari’  -sposarsi, comprare casa, avere un figlio, avere un incidente d’auto…- e hanno cominciato a rivedere l’intera esperienza del cliente in quei particolari momenti usando le API (Application Programming Interface). […]
Mi è molto piaciuto sentire tutte queste cose e il fatto che quella banca -dei paesi nordici- abbia cominciato a pensare in modo non convenzionale grazie alla PSD2 e alle open API.

Poi sono ritornato alla mia realtà. È seguita una nuova conversazione relativamente alle piccole imprese e ho spiegato di essere io stesso una piccola impresa. Cosa ha fatto la mia banca per me recentemente? Non molto ad essere onesti. Non mi danno mai un consiglio, non chiamano per dirmi come gestire il mio business in modo più intelligente con Xero [un software gestionale per piccole imprese] o cose del genere. No infatti non credo che la mia banca sia interessata che io rimanga con loro o no, fintanto che pago i miei costi e le commissioni.

Mi importa? Non particolarmente, perché sono tutte uguali -lo so perchè le ho provate tutte- ma mi colpisce al di là di qualsiasi limite la mancanza di immaginazione digitale che questa gente dimostra. Per esempio io apro la mia app di home banking 3 o 4 volte al giorno. La banca probabilmente pensa che io l’ami visto che la apro così spesso. Bene, io non l’amo per nulla, apro l’applicazione così frequentemente perché, come tutte le piccole imprese, voglio vedere se i miei clienti mi hanno pagato o no. Quindi sono stupito. Perché non c’è nessun sistema di avviso nell’app per mandarmi una notifica push ogni volta che entra del denaro sul mio conto? Infatti la focalizzazione delle banche nell’identificare frodi o le entrate e le uscite delle ultime settimane mostra banalmente che la loro idea era solo quella di spostare le attività svolte nella vecchia filiale in una app, piuttosto che pensare a cosa fare con quella app.

Chris Skinner opera in UK. E proprio ieri una banca UK, la TSB ha incassato gli strali del FT per avere creato un gigantesco disservizio alla clientela dopo che il suo Chief Information Officer aveva dichiarato che TSB è un business digitale che incidentalmente sembra una banca (“a digital business that just happens to be a bank.”)  A parole alcune banche italiane stanno lavorando alacremente con nutritissimi team digitali per cambiare i servizi e speriamo che facciano meglio di TSB o delle banche inglesi.  Tuttavia, ripensandoci, anche a me come titolare di una piccola impresa la mia banca non ha nemmeno proposto di usare un app, non mi ha suggerito un solo servizio finanziario negli ultimi 5 anni. Mi manda solo regolarmente estratti conto e addebiti di commissioni.

Perché l’elefante non balla ancora e se il fintech corre come lo struzzo dei famosi cartoni animati, il destino del coyote è quello di credere essere più furbo e più forte ma collezionare brutte figure.

 

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