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19 aprile 2018

Contrordine: gli NPL non causano credit-crunch

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La Banca d’Italia ha recentemente pubblicato uno studio in lingua inglese scritto da Paolo Angelini “Do high level of NPLs impair bank’ credit allocation?” che contraddice in 9 pagine una tesi che è spesso sostenuta dalla stampa specializzata e dall’ABI. Tesi che vuole che la zavorra delle sofferenze (NPL) bancarie sia la causa della minore propensione a erogare credito,  bloccando gli effetti della politica monetaria espansiva della BCE. Il ricercatore di Bankit afferma che la tesi non ha fondamenti e non può essere dimostrata empiricamente. Una delle ragioni per giungere a queste conclusione è che… neppure le banche hanno indicato il livello dei NPL tra le cause della restrizione del  credito.  Addirittura -rifacendosi ad un altro studio- viene affermato che forse proprio le banche in maggiore difficoltà aumentano l’offerta di credito nel tentativo estremo di generare maggiori ricavi. E di banche in difficoltà l’Italia ha fatto il pieno.

Bank of Italy NPL & credit

In conclusione il legame tra NPL e dinamica dell’erogazione del credito è solo di tipo indiretto, agendo attraverso l’effetto negativo dei NPL sulla redditività e sul costo della liquidità e del capitale

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Sole24Ore 17-9-2016

La Banca d’Italia nelle parole dei suoi principali esponenti (Visco, Rossi, Panetta) non ha mai esplicitamente citato la massa dei NPL tra le motivazioni della parsimonia bancaria nel dare credito a economia e imprese. Forse la sola frase che ricordo è stata pronunciata dal governatore al convegno Assiom-Forex del febbraio 2015 a Milano:

Lo smobilizzo dei crediti deteriorati è cruciale per consentire alle banche di reperire risorse da destinare al finanziamento dell’economia reale.

Molti commentatori sulla stampa, compreso alcuni accademici,  hanno spesso pubblicamente associato la presenza degli NPL alla mancanza di credito alle imprese, richiedendo a gran voce il varo di una Bad Bank nazionale.

Ugualmente interessante all’interno dello studio la considerazione sulle aspettative delle banche, raccolte periodicamente nelle rilevazioni della BCE-Bank Lending Survey, e l’effettiva erogazione del credito. Per una volta viene riconosciuto che le dichiarazioni raccolte dalle banche possono servire come alibi per una politica creditizia restrittiva (“in their answers to the survey, banks could blame weak demand for slow credit growth, to hide their restrictive credit policies”).

Nella figura 2, ad esempio, si nota come le dichiarazioni sulla domanda di credito (fornite dalle stesse banche) salgano rapidamente dalla metà del 2014 mentre la crescita del credito (calcolata anno su anno) rimane negativa sino al 2016 e marginalmente positiva dopo il 2016. Oltretutto vero effetto ottico delle percentuali perché il credito, in particolare quello alle imprese continua a calare in valore assoluto.  Eppure proprio dal campo bancario si è sempre voluto indicare la mancanza di domanda tra le cause della riduzione del credito. Le curve mostrano che né domanda né investimenti (figura a dx) bastano a spiegare un atteggiamento estremamente restrittivo da parte del sistema bancario. Eppure secondo lo studio “credit conditions have been historically easy in the last two-three years”. Nonostante la crescita della domanda e le ‘easy conditions’ il credito continua a ristagnare anche nel 2018 dopo un lungo periodo di contrazione.

Bank of Italy NPL & credit 2

Poiché raramente la Banca d’Italia fa qualcosa senza un obiettivo l’uscita di questo studio fa sorgere qualche interrogativo sulla finalità. Ora che siamo in piena ondata di cessione dei NPL forse la banca centrale vuole lanciare un altro messaggio per accelerare la ripartenza del credito smontando qualche alibi illegittimo.

 

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