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10 aprile 2018

Come catapultare imprese deboli all’inferno

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Nel mese di luglio del 2017 avevo scritto un post dal titolo ‘Nasce la categoria delle imprese con l’elastico‘ dopo avere letto tra le righe le clausole poste da Intesa SanPaolo per il salvataggio (si può chiamarlo così?) delle due popolari venete. Nel post spiegavo come Intesa avrebbe potuto ripudiare (spedendo nella bad bank statale SGA) crediti verso imprese considerate rischiose, anche dopo la prima selezione che aveva escluso dal perimetro dell’acquisto le sofferenze, gli incagli e un primo gruppo di crediti ad alto rischio. Suggerivo alle altre imprese ad alto rischio di trovarsi rapidamente alternative per evitare ulteriori pericoli di perdita di liquidità, che non era proprio il caso di correre. 8 mesi dopo le imprese con l’elastico sono state puntualmente catapultate all’inferno della bad bank, confermando la mia previsione, come spiega bene l’articolo di CitiWire del 21/3 “Banche venete, Intesa rifiuta crediti per 328 milioni“:

Intesa Sanpaolo ha stabilito definitivamente il perimetro del salvataggio delle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Alla fine dell’anno scorso l’istituto guidato da Carlo Messina ha concluso la laboriosa due diligence sui libri dei due istituti del Nord Est, messi in sicurezza a giugno.

Secondo quanto scrive Milano Finanza, dopo l’esame il collegio di esperti nominato congiuntamente da Intesa, Tesoro e liquidatori avrebbe deciso di spostare nella due ex banche attività per 328 milioni (classificate a bilancio tra gli asset in via di dismissione): 14 milioni di crediti delle controllate estere Veneto Banka Croazia e Veneto Banka Albania e 314 milioni di crediti high risk successivamente riclassificati in bilancio come sofferenze o inadempienze probabili.

I bocciati, catapultati fuori dalla banca, sono PMI in bonis (non ancora colpevoli di significativi ritardi di pagamento o rimborso) ma considerate ‘high-risk’ vale a dire con una previsione di perdita superiore al 4,25% in base ai modelli di rating usati dalla banca. Logico intuire che si tratti di imprese vive, anche se zoppicanti, logico pensare che per queste imprese la perdita di linee di credito, improvvisa -e non rimpiazzabile dalla SGA che non ha ancora strutture e licenza per fare o rinnovare crediti- possa diventare un grave problema di sopravvivenza, accelerando o persino compromettendo la crisi. Non è sufficientemente chiaro ai lettori che passare in pochi mesi da Popolare Vicenza a Intesa SanPaolo e finire alla SGA significa perdere le linee concesse, non riuscire a rimpiazzarle e finire nella pancia della balena: una struttura che è al momento costruita solo per recuperare crediti, anche per via legale e non ha facoltà per concedere nuovi crediti in forma diversa.

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to “Come catapultare imprese deboli all’inferno”
  1. Buongiorno dr. Bolognini, purtroppo quello che scrive è già scottante realtà, ma non capisco una cosa: le aziende oggi in bonis che verranno catapultate in SGA, come verranno catalogate in Centrale Rischi? Perchè se Intesa le segnala a sofferenza, ci rendiamo conto che effetto domino avrà tale segnalazione sul sistema bancario? Grazie

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