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18 febbraio 2018

Dal Piano di Confindustria è scomparso il credito

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Confindustria ha presentato venerdì la proposta di un Piano per il paese e l’economia durante l’Assise di Verona. Un piano rivolto dichiaratamente ai partiti politici a due settimane dalla scelta nelle urne. Un piano votato alla crescita che il giornale di Confindustria, il Sole24Ore, ha definito enfaticamente ‘La svolta di Confindustria‘. La sintesi del piano per il Paese proposto dagli industriali è stata pubblicata e da quel documento parte questa riflessione che nella ricetta presentata da Boccia non trova più alcun riferimento alla parola ‘credito‘.

Piano Confindustria 2-Sole,17-02-18

La ricetta per la crescita economica e dell’occupazione di chi rappresenta le grandi e medie imprese passa da varie leve, che non ricomprendono il credito bancario alle imprese nonostante i precedenti richiami che provenivano dallo stesso Centro Studi di Confindustria. In prima battuta il ricorso a investimenti pubblici finanziati da Eurobond (titoli emessi con la garanzia dell’Europa) per un totale di 58,5 miliardi. Segue, in materia di finanza, un misterioso ‘co-finanziamento nazionale’ con 30 miliardi.

Piano Confindustria Assise 2018

fonte: Confindustria – Assise di Verona 16 febbraio 2018 Sintesi

Trascurando i classici capitoli della Spending Review (51 miliardi) e del contrasto all’evasione (45 miliardi) -vere e proprie chimere nei decenni passati- il settore privato si chiama in causa in modo abbastanza originale. Il primo è un intervento privato nella valorizzazione di immobili pubblici che lo Stato dovrebbe rendere disponibili. Parliamo di fondi immobiliari da mettere sul mercato del risparmio, trascurando i pessimi risultati recenti di questa forma di investimento. La riga ‘Fondi Pensione, Casse, Assicurazioni‘ che prevede ‘obbligo all’investimento in asset alternativi almeno del 5-10 per cento per i Fondi pensione e le Casse di previdenza‘ fa venire alla mente l’incauto ma insistito tentativo di coinvolgerle nella fallimentare operazione Atlante. Per carità ben venga che il risparmio dei fondi pensione e delle casse di previdenza si indirizzi finalmente ai settori economici sani, ricordando che sani non significa necessariamente sottoscrivere fondi di NPL o immobili con valutazioni aleatorie anche se incentivati ad arte con ‘l’estensione delle agevolazioni previste per i PIR‘.

Come dicevo in questo coacervo di di fondi mescolati a risparmi sulla spesa pubblica c’è poca evidenza degli investimenti che gli industriali sono in grado di mettere sul piatto. La vicenda recente della cessione di Italo a un fondo americano in fondo rivela in pieno quanto scarso sia il capitale nazionale pronto a intervenire su grandi progetti. Se anche si trattasse di un investimento diffuso e frammentato tra decine migliaia di imprese una riga nel piano avrebbe trovato meritevole apprezzamento.

E il credito che tanto serviva alla ripresa? Basta leggere un paragrafo del documento Scenari Economici di Dicembre per trovare un parere diverso di Confindustria:

CSC Dic 2017 credito

Riferimento giustamente accoppiato alla lentezza dei tempi di pagamento dal pubblico e anche tra i privati, che determina anomali fabbisogni di capitale circolante.  Nel numero di ottobre 2017 di Congiuntura Flash era comparso anche questo grafico.

CSC Ott 2017 credito

Il credito che manca invece è uscito dalle 6 leve di crescita proposte dal Piano Boccia. Cosa significa?

Probabilmente che Confindustria si è allineata allo spartito delle banche e non criticherà il sistema bancario più di tanto. Ha preso atto che la concessione di credito alle imprese non rappresenta la priorità tra le scialuppe di salvataggio del sistema bancario e per un’iniezione di liquidità si affida, ora che la BCE sta sollevando il piede dall’acceleratore del QE, a incerti contributi esterni (i bond europei per infrastrutture e i co-finanziamenti). Altrettanto probabilmente significa che in Confindustria sottovalutano parecchio l’impatto sulle banche dei principi IFRS9 che introducendo una valutazione più attenta dei crediti alle imprese  e della probabilità di rientro, avranno impatto negativo sui loro piccoli e medi fornitori già oggetto di pesante razionamento del credito.  Le difficoltà delle PMI si ripercuotono poco o tanto sulle supply chain dei grandi come ho più volte avuto modo di rimarcare su queste pagine.

Se il riferimento ai tempi di pagamento tra privati eccessivamente lunghi avviasse una stagione confindustriale di moralizzazione verso quelle grandi imprese che ancora oggi impongono pagamenti a 120 o 150 giorni, sarebbe già qualcosa per le PMI, ma gli scarsi risultati ottenuti sinora lasciano poche concrete speranze.

Confindustria e credito-Sole,17-02-18Significa, infine, che se Confindustria smetterà di chiedere alle banche di sostenere la ri-crescita di investimenti e di capitale circolante, il contrappeso al sistema bancario rimarrà appannaggio delle Associazioni dei piccoli, Confartigianato e Confcommercio e alla lora modesta forza contrattuale.

Significa che il miglioramento della redditività di una parte cospicua del sistema imprese lascia serenità e spiragli sufficienti per un’ulteriore terapia disintossicante dal debito bancario di cui hanno goduto sino al 2010. Una circostanza visibile dai dati macro che però non rassicura le molte imprese ancora alle prese con la ristrutturazione industriale di produzioni e servizi a basso margine. Le crisi più recenti (Kiko, Braccialini, Galimberti, Melegatti, Snaidero…) indicano che non tutte le imprese godono di grande salute.

Per concludere significa che la sola posizione espressa nelle interviste a imprenditori apparse sul Sole il giorno successivo che abbia richiamato il credito come problema irrisolto, quella di Mazzocchi della Myo (vedi riquadro) è un’istanza minoritaria anche se indirizzata correttamente non alla propria azienda, ma alle piccole e medie imprese, ai fornitori.

Le PMI hanno altra materia di riflessione.

Chiusura in positivo per una citazione della bella parte finale del Piano

Noi imprenditori vogliamo impegnarci per rendere le nostre imprese sempre più il luogo dell’innovazione, della crescita dimensionale, dell’apertura ai mercati esterni, della coesione sociale. Le Assise sono il punto di partenza di un nuovo percorso. Nel post-Assise consolideremo il nostro ruolo in tutte le sedi e livelli attraverso le proposte concrete, le soluzioni e le modalità di implementazione che sosterremo non nell’interesse di un settore produttivo o di una categoria sociale, ma nell’interesse dell’industria italiana, fatta di imprenditori e delle loro famiglie e di lavoratori. Valuteremo le politiche, e non la politica, in modo rigoroso, basandoci sui fatti e sugli effetti economici delle scelte che verranno di volta in volta effettuate.

 

Immagine da Shutterstock©

 

 

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