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16 gennaio 2018

Imprese con bilanci muti e secretati: un autogol

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Vorrei fare una domanda agli imprenditori che leggono questa rubrica di note sparpagliate. Chi credete legga i vostri bilanci?

Attenzione, non intendo a cosa servono i bilanci. Sappiamo che sono obbligatori per legge e che finiscono nelle mani dell’Agenzia dell’Entrate con un’apposita riclassificazione per determinare imponibile e imposte.

La domanda è diversa: vi siete mai chiesto chi altro ha interesse a leggere il bilancio della vostra impresa?

La risposta che mi aspetto è: ‘le banche’, in particolare se avete bisogno del loro credito. Meno probabile che nel rispondere pensiate ai vostri fornitori, ma anche alle assicurazioni del credito (a cui i fornitori chiedono di coprire il vostro rischio di pagamento), forse qualcuno dei vostri concorrenti. Da qualche anno anche i nuovi attori della finanza innovativa (fintech) extra-bancaria leggono i bilanci di molte PMI italiane.

Chiarito che sono obbligatori e che i vostri bilanci interessano proprio ai vostri fornitori,  di merci, servizi o denaro, la seconda domanda è ‘Perché così tanti di voi producono bilanci illeggibili e privi di informazioni interessanti e importanti?

Mi spiego. Un bilancio in cui non si trovano i dettagli sui crediti o sui debiti è inutile, illeggibile. La banca vi chiederà comunque i dettagli mancanti per concedere credito e aspettando che il bilancio provvisorio sia disponibile perderete altro tempo.
L’assicurazione invece si limiterà a valutare a distanza negativamente la mancanza di informazioni magari riducendo la copertura concedibile. I fornitori più grandi e sofisticati quasi sempre hanno un Credit Manager che potrebbe ricavare l’impressione che vogliate nascondere informazioni importanti e si comporterà di conseguenza.  Quanto ai risk manager delle società fintech (di cui faccio parte da tre anni e posso testimoniare in prima persona) scarteranno le vostre richieste. Non ne vale la pena, credo.

Certo la legge (art.2435 bis cc e D.Lgs. 139/2015 e i nuovi principi contabili nazionali) consente la scrittura del bilancio (abbreviato anche a società con meno di 50 dipendenti e meno di 8,8 milioni di fatturato -come mi è stato fatto notare durante un convegno in cui avevo stigmatizzato questa pessima abitudine- ma è solo un’opzione concessa e sappiate che non tutte le piccole imprese hanno scelto di adeguarsi a questa dubbia ‘semplificazione’. La mancanza di trasparenza penalizza l’impresa che si nasconde, piccola media o grande. Un vero autogol.

bilancio abbreviato

Non si pretende che nel bilancio delle PMI debbano entrare tutti i capitoli previsti obbligatoriamente nella relazione di gestione delle società di maggiore dimensione però non è neppure vietato dalla legge scrivere in bilancio qualche frase più saporita sulla gestione aziendale. Faccio solo osservare che leggendo un bilancio abbreviato, ma anche normale, una società metalmeccanica e un produttore di biscotti non si distinguono facilmente. Non mi sembra esattamente una scelta brillante. Faccio osservare che dimenticando di inserire in bilancio informazioni positive sull’andamento gestionale o qualche spiegazione sui dati meno positivi difficilmente migliora il giudizio di chi lo legge in senso critico o valutativo. Perciò mi sono sempre chiesto se il risparmio di mezzora e un po’ di inchiostro della stampante sia il vero obiettivo quando sono assemblati questi bilanci insipidi.

Se proprio non avete voglia di spiegare nella nota integrativa come sono cresciute le vendite dei vostri migliori prodotti oppure in cosa avete speso soldi per qualche ragionevole investimento, almeno evitate che nella voce ‘Debiti’ siano nascosti e raggruppati gli anticipi che avete ricevuto, i debiti verso i fornitori, i finanziamenti dei soci, il debito bancario e il debito fiscale/previdenziale. Perché sono debiti assai diversi, mescolarli e sommarli è un terribile errore e rende impossibile giudicare il reale stato di salute della vostra impresa. Se nascondervi è ciò che volete, continuate così, ma se vi rendete conto che aiutare fornitori, assicurazioni e potenziali finanziatori è soprattutto nel vostro interesse, sedetevi con il vostro commercialista e trovate una soluzione migliore.

Dopo avere letto per anni centinaia di bilanci di PMI posso affermare con certezza che non tutte le piccole imprese consegnano bilanci abbreviati senza dettagli, anche se potrebbero avvalersi della ‘facoltà di non rispondere’. Posso anche sottoscrivere che trovare bilanci senza i minimi dettagli in imprese che fatturano 3 o 5 o più milioni è sconcertante e genera una cattiva opinione dell’imprenditore.

In questi anni di stretta creditizia di affannosa ricerca dei mezzi finanziari tanti consulenti finanziari con varia esperienza e preparazione vi hanno proposto di tutto (a pagamento) dall’analisi della Centrale Rischi, a voluminosi rapporti auto-diagnostici per conoscere il vostro rating.  In pochi, credo, vi hanno detto con questa ruvidità che i vostri bilanci sono brutti, inadeguati e autolesionistici; in pochi vi hanno spiegato il rischio di perdere l’assicurazione sul credito che può automaticamente indurre un fornitore estero a chiedervi pagamenti anticipati o fermare le forniture.

Qualcuno di voi imprenditori ha capito che più ricco è il bilancio portato in banca, minore è la probabilità di una riduzione degli affidamenti. Qualcuno ha accoppiato al bilancio gracile una relazione più ricca: buona idea ma ricordate che quella relazione rimane nelle scartoffie del bancario e non verrà mai letta dagli altri ‘interessati’ lettori.

Evitare tutto questo è davvero semplice e costa davvero poco. Buon 2018.

 

immagine del post da Shutterstock©

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Pubblicato in: piccole imprese, PMI
to “Imprese con bilanci muti e secretati: un autogol”
  1. Egregio Fabio Bolognini, come lei anch’io ho letto centinaia di bilanci e non posso che essere totalmente d’accordo con il contenuto di questo articolo. Aggiungo però che il legislatore dovrebbe innanzitutto abolire la forma abbreviata e piuttosto stabilire che sotto un certo livello di fatturato, (1 mln) sotto un certo numero di dipendenti (10) o qualche altro parametro, NON sia obbligatorio il deposito. E’ vero, rientrerebbero sotto queste soglie migliaia di micro aziende ma, per esse, sarebbe un onere in meno e per chi acquista un bilancio un risparmio e una frustrazione in meno nell’aver regalato soldi al registro imprese senza avere indietro alcunché di informazione!!

    • una parte di me si ribella all’idea che i comportamenti (soprattutto aziendali) debbano essere determinati sempre e solo dal rispetto letterale del dispositivo di legge. Ovviamente nel pieno rispetto della legge nessuna facilitazione o limite può prevalere sul buon senso in virtù del quale si arriva a domandarsi quale sia la funzione del bilancio. Ultimamente non sento più la storia dei 3 bilanci (uno per il fisco…) forse perché gli spazi di manipolazione si sono ristretti (ma ci sono ancora…).
      La questione se sia preferibile un bilancio magro con meno imposte (e rischio di peggioramento del rating) o un bilancio più floride con più imposte ma anche facilità di raccogliere capitali e consensi rimane aperta alla discussione.
      Non è invece comprensibile in assoluto il vezzo di rendere illeggibile un bilancio sfruttando una legge fatta per semplificare e per racimolare qualche risparmio sulla parcella dei commercialisti.

  2. …e poi ci sono i PIR…

  3. Purtroppo anceh i piccoli con le loro SRL non vogliono “far vedere” la proipria azienda.
    Non ho mai trovato un’imprenditore che porta con fierezza ad un’incontro con il consulente del caso a) il bilancio e b) ne conosca le partite…

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