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26 dicembre 2017

I numeri del credito per capire meglio

Nel post precedente ho scritto di come le serie statistiche pubblicate da Banca d’Italia raccontino una storia di credito bancario ancora fortemente in calo nel corso dell’ultimo anno: 50 miliardi in meno. Altre tabelle relative al credito sono prodotte dalla Banca d’Italia ma occorre cercare in pubblicazioni diverse come se l’interpretazione dell’andamento del credito all’economia fosse un segreto per adepti da custodire.

Le cessioni di crediti

Ipotizziamo che il calo del credito alle imprese possa derivare da cessioni di portafogli per cartolarizzazioni effettuate nello stesso periodo. Usando una tabella della serie Moneta e Banche è possibile vedere che lo stock di crediti ceduti e usciti dal bilancio delle banche è aumentato di 25,5 miliardi nel periodo sett-2016 ottobre 2017 dopo essere stato lungo immobile. La componente relativa alle imprese di questo numero è pari a 20 miliardi circa. Quindi le cartolarizzazioni con cessioni reali sono soprattutto relative a crediti alle imprese, ma sono anche soprattutto sofferenze, le quali passano infatti da 54,8 mld a 79,7 mld (+25 mld). Quindi si potrebbe dedurre che le banche hanno venduto 25 miliardi di sofferenze nell’ultimo anno, di cui 20 legate a crediti alle imprese e solo 5 ai crediti alle famiglie.

cartolarizzazioni banche 2016-17

Dunque una componente del calo totale del credito alle imprese pari a circa 15-20 mld. potrebbe derivare dalle cessioni di sofferenze per cartolarizzazioni, che ovviamente non sono state subito rimpiazzate da nuovi prestiti come annunciato dalle banche per invocare facilitazioni alla cessione di sofferenze. Anzi ci sarebbero altri 30 miliardi di decremento da giustificare.

Chi usa il credito bancario

Un’altra informazione preziosa arriva dalle statistiche di Banche e Istituzioni Finanziarie che ci permettono di capire per approssimazione come viene ripartito il credito per dimensione d’impresa nel secondo semestre 2017. Premettendo che l’approssimazione deriva accoppiando la dimensione dei fidi utilizzati alla presunta dimensione d’impresa (potrebbero esserci imprese di dimensione maggiore con scarso utilizzo dei fidi bancari), il quadro che emerge è rappresentato nella figura 2.

credito imprese per classi II trim.2017

Le tabelle di Banca d’Italia segnalano utilizzi imprese (società non finanziarie) escluse le sofferenze per 588 miliardi (contro i 732 totali). Le grandi e medio grandi imprese (con affidamenti totali superiori a 5 milioni di euro) assorbono 2/3 del credito totale, le PMI il 35% . Sono circa 200 miliardi i finanziamenti a micro e piccole imprese.

Da notare anche come i fidi accordati alle grandi imprese siano sempre abbondanti: l’utilizzo medio complessivo è del 61% contro il 70-75% delle piccole imprese. Ovviamente l’abbondanza di fidi costa poco alle grandi imprese che non pagano le forti commissioni pagate dalle piccole sui fidi concessi, che sono del 2% p.a. e difficilmente negoziabili per i piccoli fidi.

Il credito a breve continua a scendere

Come detto nel post precedente sorprende il calo del credito nell’anno in cui i fatturati delle imprese sono continuati a crescere nel 2016 (come riportato nel rapporto CERVED) con l’eccezione del settore energetico per un fattore prezzo.

Cerved fatturato 2014-16

La segmentazione dei prestiti alle imprese per durata consente di rilevare il calo del credito sotto i 12 mesi che passa da 270 mld a 243 mld in un anno un calo secco del 10% che non trova molte giustificazioni e aumenta il sospetto che l’anticipo delle fatture commerciali sia una tipologia di intervento sempre meno gradita alle banche, rispetto ai finanziamenti da 1 a 5 anni (vedi grafico)

Prestiti per scadenze 2016-17

Con questi numeri alla mano è più semplice cercare interpretazioni all’andamento così negativo del credito alle imprese:
– il calo di 50 miliardi dovrebbe essere causato per 20 miliardi da cessioni e cartolarizzazioni di sofferenze e per circa 30 miliardi da riduzione effettiva di finanziamenti a breve.
– se le PMI usano circa 1/3 del credito totale e se il taglio del credito colpisce soprattutto le piccole imprese per il loro livello di rischiosità e di consumo di capitale possiamo immaginare che circa 15 miliardi totali siano stati tolti nell’ultimo anno alle nostre PMI su un totale di 200 pari al 7%. Decisamente non poco.
– la costante e importante riduzione del credito a breve deve preoccupare soprattutto le PMI che dispongono di poca liquidità in modo strutturale. L’aumento dei fatturati registrato nel 2016 e 2017 dalle PMI dovrebbe accelerare nel 2018 ma potrebbe non trovare sufficiente appoggio nel credito bancario.

 

immagine del post da Shutterstock©

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  1. Perchè sorprendersi?
    Il BT dovrebbe essere collegato al fatturato delle imprese.
    Essendo quest’ultimo aumentato Y/Y dovremmo avere una sana redistribuzione del BT verso il MLT (rapporto da sempre erronemante sbilanciato verso il primo).

  2. Rispondo in ritardo… A rigor di logica di finanza aziendale il credito a breve finanzia il capitale circolante (crediti clienti + scorte meno debiti fornitori). La correlazione con il fatturato vale se i giorni di incasso/pagamento/scorte restano invariati e non sempre è così.
    Se i fatturati aumentano tipicamente il circolante si espande (non in tutti i settori) e deve essere finanziato. Se non viene erogato credito a breve, può benissimo essere finanziato a MT. Teoricamente non molto efficiente ma oggi appare persino più conveniente perché meno costoso.
    Sembrerebbe però che le banche cerchino di accoppiare il credito a MT correttamente con investimenti di attrezzature o progettuali e molto meno con il fabbisogno di liquidità.
    La mia personale controprova è che la carenza di finanza a breve è ampiamente compensata dai debiti verso erario (spesso per IVA) che osservo in forte crescita proprio per la loro tipologia di concessione ‘automatica’.
    Quanto alla sua ultima considerazione i dati Bankit da molto tempo segnalano che il credito a MT è nettamente maggiore di quello concesso a BT. Si tratta del solito ‘medione’ che nasconde differenze importanti. Lo sbilanciamento è più leggenda che realtà.

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