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21 dicembre 2017

2018: anno zero per credito e finanza delle imprese

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È passato un anno da quando avevo scritto un post dal titolo netto ‘Credito e imprese sempre più separati in casa’ spiegando come il 2016 avesse confermato nei numeri una scelta strategica da parte delle banche che esprimeva forte selettività e timori derivanti dall’accumulo delle sofferenze.

Il 2017 era stato annunciato come l’anno della fine del credit crunch da parte delle banche e da diversi giornalisti, l’anno della ripresa economica e della ripresa dell’erogazione del credito.

Ebbene non è andata affatto cosi: il 2017 si chiude con un altro dato pesantemente negativo, i prestiti alle imprese sono scesi da gennaio a ottobre di altri 50 miliardi (vedi grafico sotto)

Impieghi ott 2016-17

Altri dati confermano la netta propensione delle banche a erogare credito verso imprese di maggiore dimensione in cerca di maggiore sicurezza e minore consumo di capitale di vigilanza.

Confartigianato 21-12-17

Il 2017 quindi non ha fornito alcuna novità nel ritorno del credito bancario alle imprese eppure proprio per questo motivo rappresenta una svolta rispetto al passato quantomeno per gli imprenditori. Sì perché caduti tutti gli alibi nell’anno segnato dalla prima significativa ripresa (PIL a +1,5%) le PMI hanno capito. Capito che le porte del credito bancario si sono chiuse definitivamente per una consistente parte delle imprese e non nutrono più illusioni che questo trend possa invertirsi in modo significativo.

I problemi delle banche

I problemi delle banche sono diventati evidenti a tutti: non è passato mese che non siano stati al centro delle pagine finanziarie le crisi e i salvataggi di banche importanti, oppure la dimensione esplosiva dei crediti deteriorati. Le ultime settimane, segnate dai titoli gridati e usciti dalle audizioni della Commissione parlamentare d’indagine sulle banche, a prescindere dall’uso strumentale a fini politici, hanno contribuito a ricaricare un clima di sostanziale sfiducia e distacco dal sistema bancario, che appare ai più viziato e distorto, sempre più lontano dal rigore con cui il sistema imprenditoriale si deve confrontare nei rispettivi mercati.

Nonostante l’attività commerciale del personale bancario prosegua secondo le normali procedure, con i canoni di lenta e sospettosa revisione dei fidi, le piccole imprese si stanno abituando all’idea di un credito difficile se non impossibile e per quanto possibile stanno imparando a vivere senza.

La riforma del Fondo Centrale di Garanzia

Non tutti hanno ancora la consapevolezza che le nuove regole che saranno applicate al Fondo Centrale di Garanzia dal gennaio 2018 chiuderanno altri ponti levatoi sui quali le banche hanno basato la concessione di decine di migliaia di crediti contando sull’automatismo della garanzia statale all’80%. L’accesso alla garanzia sarà meno automatico, meno semplice e meno conveniente per le banche stesse per ridurre requisiti di capitale traslocandoli sulle spalle dello Stato. La garanzia sarà concessa in percentuale rilevante solo alle banche che intendono veramente condividere il rischio di credito verso imprese più vulnerabili e difficili da valutare (vedi tavola rilasciata dal MISE). Improbabile che ci sia forte attrattività per le banche anche nell’assumere una quota di rischio del 20%. In compenso potrebbe ripartire una vera attività di supporto da parte dei Confidi.

FCG rating scale

Meno debito, più capitali e cassa nelle aziende

Il 2017 è l’anno in cui le imprese hanno cominciato a registrare miglioramenti di una certa entità nei fatturati, nei margini e negli utili. Nulla di trascendentale e sempre a macchia di leopardo ma complessivamente un dato in progresso. Gli utili del 2016 (registrati dal rapporto CERVED sulle PMI) e del 2017 contribuiscono ad abbattere ulteriormente il carico di debito che per troppe PMI si è rivelato eccessivo.

La gestione del capitale circolante si è fatta più oculata, le imprese rinunciano sempre più a vendere a clienti rischiosi o con pagamenti eccessivamente lunghi. La cassa è preziosa se non è più disponibile attraverso il credito in banca.

La finanza alternativa non è più un oggetto misterioso

Ma il 2017 è sicuramente anche l’anno in cui molte imprese hanno cominciato a cercare con interesse le alternative che il sistema finanziario offre alle imprese. Piccole cifre rispetto anche ai 50 miliardi volatilizzati nel 2017, ma importanti da un punto di vista qualitativo nella prospettiva di una rivoluzione del sistema bancario e del sistema dei prestiti alle imprese.

Si spiegano così i risultati positivi della finanza alternativa rispetto ai tassi negativi delle banche: il progressivo incremento del ricorso ad emissioni obbligazionarie da parte di PMI, la nascita di soluzioni aggiuntive come gli short-term minibond e l’aumento delle piattaforme digitali che offrono nuove soluzioni alle imprese. Una conferma indiretta che la domanda di credito dalle piccole e medie imprese esiste e supera l’offerta bancaria.

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fonte-Osservatorio MiniBond -Politecnico di Milano, Feb.2017

Il malcontento riversato dagli imprenditori nelle rispettive associazioni ha causato un fenomeno di protesta verso le mancate promesse dei banchieri (oramai palese nelle dichiarazioni e negli scritti di Confindustria) e di ricerca di alternative. Si stanno moltiplicando gli eventi in cui i percorsi alternativi forniti dal fintech e dalla nuova finanza vengono illustrati agli imprenditori e ai consulenti.

Si diffonde la notizia che le centinaia di milioni affluite alle imprese direttamente saltando la complessa intermediazione bancaria sono una realtà e che, a questi tassi di crescita, il fenomeno può diventare davvero rilevante. Ancora più sorprendente per le imprese scoprire che i tempi di risposta della nuova finanza sono ridotti al minimo necessario, che la trasparenza dei costi è nettamente superiore e il servizio è improntato a un grande rispetto del cliente che sconfina molte volte nella consulenza.

Paradossalmente l’accusa di usare in modo automatico algoritmi di valutazione (il rating di Basilea) ricade oggi più sulle banche che sulle società fintech, alcune delle quali sono particolarmente sensibili alla comprensione dei piani futuri oltre che all’analisi dei bilanci passati.

Sull’altro fronte c’è paralisi e disorientamento: le crisi delle banche prima bloccate e fallite poi assorbite da banche maggiori stanno creando in diverse regioni italiane blocchi operativi (il passaggio non è così fluido come si vorrebbe fare credere). Le difficoltà di altre banche (Carige, Creval, Popolare Bari), la rapida ritirata di Unicredit dal portafoglio rischioso e le incertezze di gestione di parte del perimetro Intesa-Veneto Banca-Popolare Vicenza stanno toccando seriamente nel vivo migliaia di rapporti bancari delle PMI. Il tasso di disillusione dei piccoli imprenditori è salito ai massimi livelli e la percezione che il credito sarà d’ora in avanti una questione profondamente diversa è in rapida diffusione.

Mettete insieme questi ingredienti e preparatevi a un 2018 con qualche novità.

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Pubblicato in: credito

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