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5 novembre 2017

Il credito bancario si allontana dalle PMI

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Penso di avere iniziato a lanciare i primi avvisi più di un anno fa su queste pagine: il credito bancario sta diminuendo in modo inesorabile per le piccole imprese a seguito della crisi economica e della crisi delle banche e spesso la riduzione avviene a prescindere dall’effettiva rischiosità. I primi riscontri a questa tendenza erano apparsi su ricerche e pubblicazioni della Banca d’Italia mentre i numeri stagnanti o in leggero calo del credito aggregato alle imprese nascondevano fenomeni divergenti: più credito alle imprese medio-grandi, meno credito alle PMI. Sono anche state date interpretazioni alla fuga del credito dalle PMI che rimangono valide anche nel 2017.

Non dovrebbe sorprendere chi legge Imprese+Finanza il contenuto dell’articolo pubblicato tre giorni fa dal Sole24Ore da Marco Ferrando “Regole e capitale, così il credito si allontana dalle Pmi. Anche quelle sane” in cui sono contenute le stesse conclusioni:

Tanto, troppo credito a poche e grandi imprese che spesso non ne hanno neanche bisogno. Poco, e carissimo, a chi invece non può farne a meno. Se è vero, come ha detto ieri il ministro Padoan all’Angelicum, che «il sistema bancario sta riprendendo a finanziare l’economia», dietro ai flussi in crescita (l’Abi segnala che a settembre i prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti dell’1,4% su base annua) c’è una divaricazione buoni-cattivi sempre più marcata. […]

la conferma di quanto oggi sia manicheo il mercato del credito arriva da un’elaborazione effettuata dal Cerved per Il Sole 24 Ore, incrociando flussi, tassi e rating delle imprese finanziate. Anzitutto, emerge che la crescita degli impieghi per ora ha coinvolto solo le imprese medio-grandi (+0,6% i crediti a marzo 2017 su marzo 2016), mentre per le piccole siamo ancora al profondo rosso: -1,8% a marzo, poco meglio del -2,1% di tutto il 2016. I tassi applicati svelano una realtà ancora più amara (e inefficiente): suddivise le circa 600mila società di capitali non finanziarie italiane per le dieci classi di rating di Cerved, si scopre che oggi una grande impresa “rischiosa” (classi di rating da 6 a 10) ottiene mediamente credito a breve al 3%, esattamente la metà di quello che deve pagare una microimpresa sana. «È un’evidente imperfezione del mercato», osserva il ceo di Cerved group, Marco Nespolo. Un’imperfezione che penalizza le imprese, poco finanziate e a caro prezzo, ma pure le banche,«che faticano a scovare e affidare un asset class molto remunerativa e consistente, visto che stiamo parlando di oltre 260mila aziende».

Il minore interesse delle banche per le PMI è un fenomeno diffuso, anche se alcune banche di piccola dimensione sfuggono alla generalizzazione, perché costrette a lavorare quasi solo con piccole imprese per vincoli territoriali e di bilancio. Ma il loro peso specifico è basso rispetto al totale del credito erogato dal sistema bancario e quindi le statistiche rilevano questa continua riduzione. Come sottolinea anche Ferrando non è la rischiosità delle imprese a giustificare il progressivo distacco delle banche, come solitamente le banche stesse tengono a ricordare. E’ un movimento più vasto in cui entrano aspetti di redditività (in molti casi la bassa redditività unitaria delle piccole imprese non riesce a coprire i costi) e di modello di servizio alle piccole imprese che rimane costoso e inefficiente.

Difficile pensare che il minore interesse delle banche verso le piccole imprese possa essere compensato in breve tempo dalle avances formulate da operatori finanziari che guardano al mercato PMI con una certa avidità, sperando di lucrare commissioni dalla quotazione in Borsa e poi dall’investimento canalizzato sui fondi PIR, ultima moda italiana.  Questi spicchi di nuovo mercato si indirizzano a poche imprese di alta qualità e molto spesso con fatturati che superano la soglia dei 50 milioni che definisce il limite massimo di una PMI. La stragrande maggioranza delle piccole imprese può solo contare ancora sulle banche e su qualche spicchio dell’emergente finanza alternativa che non a caso sta trovando terreno fertile proprio dove le banche stanno abbandonando il campo.

 

immagine del post da Shutterstock©

 

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Pubblicato in: credito

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