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1 novembre 2017

Sogni e amari risvegli nei piani strategici delle banche

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Una delle costanti dall’inizio della crisi finanziaria del 2008 (anche se verrebbe il dubbio di controllare gli anni precedenti) è stata l’incapacità della stragrande maggioranza delle banche nel conseguire gli obiettivi dichiarati al mercato dentro i propri piani strategici e industriali. Diversamente da quanto sarebbe avvenuto nel mercato anglosassone questo non ha quasi mai provocato terremoti al vertice e cacciata di amministratori che non consegnavano le promesse ma l’Italia, si sa, è un paese conservatore. I piani industriali si susseguono, con la classica dotazione ricchissima di ‘slides’ presentate agli investitori, di cambiamenti organizzativi, di promesse di nuove e miracolose strutture e di interventi decisivi sul credito anomalo eccetera eccetera, ma poi i risultati non arrivano.

Prendiamo come esempio eclatante quello della Cassa di Risparmio di Genova o Carige. Prima saldamente nelle mani del presidente Berneschi e della sua squadra di yes-men, poi passata nel 2013 alla gestione Castelbarco-Montani e dal 2016 nelle mani del socio di riferimento Malacalza che sostituisce Castelbarco e Montani con Tesauro e l’AD Bastianini. Tuttavia i risultati in questo lasso di tempo sono disastrosi come mostra l’infografica preparata.

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I ricavi della banca (Margine di Intermediazione) precipitano dal picco del 2012 pari a 1,2 miliardi e si dimezzano ai 615 milioni del 2016 a parità di perimetro più o meno. I ricavi vengono decimati a partire dal 2012 dalle precipitose rettifiche su crediti (una storia simile a quella delle due popolari venete) che in pieno scandalo Berneschi arrivano a toccare il miliardo di euro ma rimangono devastanti anche nel periodo 2014-16. Scompaiono i profitti registrati e sovrastimati in precedenza per  strappare applausi degli azionisti nelle assemblee del periodo 2008-2011 e si passa alle perdite: quasi 1,8 miliardi nell’anno 2013, mezzo miliardo l’anno successivo, 130 milioni e 300 milioni rispettivamente nel 2015 e 2016. Una voragine.

Attenzione ora alla sequenza di Piani industriali e di obiettivi falliti:

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Il primo piano industriale del periodo 2008-2016 è del maggio 2011, gestione Berneschi/La Monica, titolo “Continuare a crescere creando valore” che oggi ha un significato comico. Obiettivo 2014 utile netto 263 milioni, ma tre anni dopo non c’è utile ma una perdita di ben 548 milioni. I ricavi previsti a 1,4 miliardi saranno più o meno la metà!

Nel 2014 in piena crisi arriva un nuovo Piano Industriale firmato dall’AD Montani, stavolta il titolo è “Banca Carige più solida e più semplice“. Fissa obiettivi al 2018 e intermedi al 2016 che sono 952 milioni per i ricavi e 122 milioni per l’utile netto grazie a nuove strategie, modelli organizzativi e tagli dei costi. Ma anche questo piano è largamente disatteso, alla fine del 2016 i ricavi sono ulteriormente scesi a 615 milioni e al posto dell’utile c’è un’altra perdita per 296 milioni.

A giugno 2016 tocca a Bastianini con un nuovo piano strategico (questa volta chiesto dalla BCE e rifatto dopo le osservazioni critiche della BCE). Obiettivi al 2020 e intermedi al 2018. Scordiamoci il 2020,  il 2018 inizia tra pochi mesi e Carige dovrebbe conseguire 763 milioni di ricavi pari a un poco probabile +24% rispetto al 2016 per un misero utile di 70 milioni.

Veniamo ad alcune delle cose contenute nei piani industriali che sappiamo nascere grazie all’assistenza di premiate società di consulenza strategica, le quali staccano parcelle enormi spesso solo per certificare e mettere in bella calligrafia idee obsolete del management.

In una presentazione a Londra del settembre 2010 la banca definisce ‘solido’ il proprio portafoglio impieghi di 23 miliardi di euro, lo stesso portafoglio che due anni dopo richiederà mezzo miliardo di accantonamenti.

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Nel Piano Industriale 2011 di notevole c’è la pagina con le iniziative strategiche che sono una vera e propria lista della spesa: 14 azioni!

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ma anche un’elaborata descrizione di come la banca intende gestire il portafoglio crediti in bonis, lo stesso che dopo 2 anni esploderà di sofferenze e rettifiche

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Immancabile la tavola Powerpoint con la crescita stellare e digitalizzata-globale della banca ligure.

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Nel gennaio 2014 a un’altra presentazione agli investitori una tavola mostra i dolori del portafoglio crediti con rettifiche triplicate rispetto al 2012. Tuttavia offre la speranza che dopo le ispezioni della Banca d’Italia tutto possa ritornare nella normalità.  Dopo pochi mesi invece il bilancio 2013 si chiude con la maxi-rettifica di oltre un miliardo.

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Passiamo al 2014 per vedere il cambio della lista della spesa strategica…

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Si scende da 14 a 6 priorità ma curiosamente si ritrovano ancora titoli velleitari come ‘Evolvere il modello di gestione del credito‘ e ‘Rinnovare il modello organizzativo per aumentare l’efficacia commerciale‘ che era stato già il piatto forte del Piano di Riorganizzazione del 2012 con l’idea della separazione della rete ligure da quella extra-ligure, perché è notorio che le strategie liguri sono tutta un’altra cosa, e un obiettivo di utile 2017 di 330 milioni.

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Insomma rovistando in questi noiosissimi piani industriali delle banche si trova sempre la dimostrazione di progetti e promesse che poi non sono stati efficaci, i primi, e non sono state mantenute, le seconde.

La morale di questa lunga storia è che questi Piani Industriali delle banche, ripetitivi e di maniera, sono totalmente inutili se le regole del gioco sono cambiate. Dal 2008 a oggi nel settore bancario è cambiato molto se non tutto. Non c’è stata solo la crisi, che da sola avrebbe richiesto ben altre risposte strategiche per evitare l’esplosione incontrollata delle sofferenze. Sono cambiate le regole del gioco: le abitudini dei consumatori, anche per quello che riguarda i servizi finanziari, sono cambiate le aspettative di trasparenza e i meccanismi di creazione del valore e dei profitti, l’era digitale ha sovvertito vecchie certezze sui sistemi necessari per fare banca e non ultimo il danno sistematico, pervicace alla fiducia dei clienti causato da banche mal gestite lasciate pascolare in mezzo a banche per bene è stato sottovalutato molto a lungo da tutti, comprese le autorità di vigilanza.

Sarebbe bello trovare grandi novità nei prossimi Powerpoint dei piani strategici senza le quali si continuerà a fallire gli obiettivi uno dopo l’altro.

 

immagine del post concessa da Shutterstock©

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