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29 ottobre 2017

La ripresa è avviata ma le banche sono in ritardo

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I riscontri positivi al consolidamento della ripresa economica si stanno accumulando settimana dopo settimana e sono registrati dai principali centri di ricerca. L’ultimo numero di Congiuntura Flash mensile del Centro Studi Confindustria ne fornisce altri:

La produzione industriale italiana è salita dell’1,2% in agosto, portando a +2,0% la variazione acquisita nel 3° trimestre (+1,4% nel 2°); le attese (saldo a 17,8 in ottobre da 16,2 nel 3°) e gli ordini in volume (+5,7% in luglio-agosto sul 2° trimestre) anticipano ulteriori progressi dell’attività. Le costruzioni crescono dell’1,8% in agosto e l’acquisito nel trimestre è di +1,2% (da – 1,0%). Tali andamenti delineano un’accelerazione del PIL nei mesi estivi, dopo il +0,3% nel 2°, con forti rischi al rialzo rispetto alle recenti stime CSC (+0,45% nel 3° e +1,5% nel 2017).

In agosto l’export italiano è salito, a prezzi costanti, del 4,2% su luglio (quando era sceso dell’1,0%). La variazione acquisita nel 3o trimestre è pari a +1,6% sul 2o (dopo +0,6%). In aumento le vendite italiane in tutte le principali macroaree di destinazione: Eurozona, altri paesi UE e mercati extra-UE. Tra i principali comparti la crescita più alta si registra nei pro-dotti intermedi (+3,3% acquisito nel 3o trimestre); seguono i beni di consumo (+1,7%) e quelli strumentali (+0,3%).  Buone indicazioni per l’ultima parte dell’anno dagli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri: sui massimi dal pre-crisi i giudizi delle imprese in ottobre e in area ampia-mente espansiva la componente PMI (a 56,1 in settembre).

E’ incoraggiante la dinamica degli investimenti, seppure trainata da incentivi fiscali (iper-ammortamento) ma anche da una maggiore presa di consapevolezza dei potenziali benefici nel rinnovo del parco macchine in direzione di Industria 4.0.

Migliorano in settembre le condizioni per investire: il saldo dei giudizi è a 14,7 (da 8,9 in giugno); bene anche le attese a 3 mesi sulle condizioni in cui operano le imprese (saldo a 13,0 da 11,9) e le valutazioni sull’andamento degli investimenti nel 2° semestre (saldo a 15,9 da 8,9 a gennaio), in linea con le previsioni CSC.

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Banche in ritardo ma arriveranno

Alla festa della ripresa manca ancora la partecipazione del sistema bancario che affrontando la coda dei problemi della lunga crisi, dei NPL e dei requisiti di capitale (destinati a inasprirsi con l’introduzione dei criteri IFRS9) non ha ancora ripreso a sostenere le imprese con dosi crescenti di credito, come segnala l’analisi del CSC:

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Il commento del CSC ribadisce dal fronte industriale quanto osservato su queste pagine, che riscontrano da un lato sistematiche dosi di ottimismo ‘verbale’ sulla crescita del credito da parte del sistema bancario (visibili nelle risposte alle Survey della BCE), e dall’altro scarso riscontro nei numeri finali pubblicati dalla Banca d’Italia.
Le condizioni generali del sistema bancario sono in netto miglioramento non soltanto perché il problema delle crisi bancarie ha trovato una soluzione -buona o cattiva ma sempre una soluzione è meglio dell’incertezza- e perché il mercato dei NPL si è avviato. La performance delle imprese è in generale miglioramento, i bilanci 2016 registreranno mediamente progressi anche per le PMI come sarà certificato a breve dall’Osservatorio CERVED. Il parco delle aziende non rischiose e finanziabili senza timore dalle banche dovrebbe espandersi portando maggiore convinzione e coraggio alle delibere delle Direzioni Crediti.

In compenso la discesa dei tassi ha forse finito il suo corso e la graduale inversione della politica monetaria, annunciata alcuni giorni fa dalla BCE, indurrà dalla fine del 2017 le banche ad anticipare la risalita e l’ampliamento degli spread alla clientela imprese, per sostenere maggiormente il loro conto economico. Il calo degli spread ha infatti intaccato pesantemente il margine da interesse in questi anni per tutti gli istituti e il margine medio sui prestiti alla clientela imprese si è abbassato ulteriormente a causa della competizione attuata su un perimetro ristretto di imprese a bassa rischiosità.

Complessivamente il sistema industriale italiano si sta riposizionando su valori di minore leva finanziaria rispetto al passato. Questo è un dato positivo in assoluto per la sostenibilità di quel debito in periodi di calo economico, come ha insegnato purtroppo la scomparsa di molte imprese eccessivamente indebitate nel periodo 2009-2016.  Strada ancora lunga per le micro e piccole imprese che seppure sopravvissute alla Grande Crisi si tengono in vita con rapporti patrimoniali totalmente sbilanciati (oltre 1:10) tra capitale proprio e debito verso terzi (banche, erario e fornitori). I miracoli non si possono fare in poco tempo ma gradualmente; anche loro verranno educate al rispetto di maggiore equilibrio.

La timidezza del credito bancario è invece un fattore di freno per tutte le imprese, soprattutto le piccole come sempre, che devono affrontare aumenti di ordinativi trainati dalle richieste delle imprese maggiori e dalle esportazioni. L’accumulo di profitti e di autofinanziamento ha tempi di formazione troppo lunghi rispetto alle coperture finanziarie necessarie per sostenere un rapido incremento di ordinativi soprattutto in presenza di cicli di lavorazione e di circolante (dall’ordine al pagamento delle merci consegnate) superiori ai 3-4 mesi.

 

immagine del post concessa da Shutterstock©

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Pubblicato in: credito

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