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23 ottobre 2017

Viscontinuità

Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco a Roma in una foto del 10 dicembre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Imperversano le polemiche relative alla nomina del Governatore della Banca d’Italia, che scade a fine mese, avvelenate da obiettivi e argomentazioni avanzati da partiti politici. Difficile distinguere quanto la battaglia politica e istituzionale stia spostando il tiro dall’obiettivo di scegliere il ‘migliore’ governatore possibile, compreso quello uscente, per affrontare altri 6 anni molto complicati. Il sistema finanziario deve digerire la fine della politica monetaria espansiva della BCE, l’uscita di Draghi, la Capital Market Union, il completamento della riforma delle banche italiane (popolari e BCC) il cambio dei modelli di business. Tanta roba, come si usa dire.

Invece ci siamo incagliati in una guerra di mozioni e contromozioni, di dossier da 4.000 pagine, di Commissioni parlamentari d’inchiesta, di appelli provenienti da vecchi fiancheggiatori e attacchi da parlamentari incompetenti e richiami all’autonomia delle istituzioni. La verità sull’operato della vigilanza della Banca d’Italia (non di Ignazio Visco, ma della Banca d’Italia nel suo complesso) potrà forse uscire più limpidamente dalle indagini della magistratura (la più indipendente tra tutti gli organi) ma occorrerà parecchio tempo.

Mi è capitato così di osservare come la questione della nomina del Governatore sia la brutta replica delle crisi bancarie, per come sia stata affrontata con troppo ritardo (esplode a 20 giorni dalla scadenza) e in assenza di un consapevole dibattito (anche a porte chiuse) sui criteri e le finalità di questa nomina. Facile per il populismo innestarsi su questioni malgestite e affrontate in piazza in cerca di colpevoli unici.
Ritardi, scarsa lucidità e incapacità di pianificare cause e effetti futuri confermano una totale mancanza di leadership nel sistema istituzionale anche quando si occupa del sistema finanziario.

In mezzo a questo caos, l’augurio è che il futuro Governatore prosegua un’opera di guida nella riforma degli operatori, del loro profilo strategico, etico e del ricambio di assetti di governo opachi ma anche obsoleti.
Per salvare la parte meno controversa preferisco ricordare di Ignazio Visco il lato -espresso nei suoi discorsi- del saggio Riformatore che ha più volte strigliato i banchieri e la politica con i suoi interventi. Interventi dai quali ho estratto alcune frasi recenti che reputo importanti, dalle più generiche a quelle più specifiche. Questa è la Viscontinuità che ci auguriamo

Il percorso per riportare l’Italia sulla strada della crescita è iniziato, ma deve rafforzarsi. I cambiamenti richiederanno tempo, impegno, sacrifici. Interventi di sostegno alla domanda potranno lenire i costi economici e sociali della transizione, ma le politiche economiche devono avere una veduta lunga, mettere in evidenza i benefici per i cittadini. Il consenso va ricercato con la definizione e la comunicazione di programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà.

Dal canto loro le banche devono utilizzare al meglio gli strumenti già disponibili sul fronte degli accordi stragiudiziali con le imprese per la ristrutturazione dei debiti e per il trasferimento dei beni immobili conferiti in garanzia. … gli intermediari maggiori (oggi definiti “significativi” nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico) devono dotarsi di strategie per migliorare la gestione di tali attivi e di piani operativi contenenti obiettivi ambiziosi, volti a diminuirne l’ammontare in modo progressivo e consistente. Diverse sono le opzioni possibili: la costituzione di unità di gestione separate e specializzate, il ricorso a gestori esterni, la vendita dei portafogli sul mercato.

Le banche italiane sono oggi chiamate al cambiamento per riportare la redditività su livelli adeguati. È con questo spirito che vanno affrontate le sfide poste dallo sviluppo tecnologico e dall’evoluzione nella struttura dei mercati. Gli intermediari devono proseguire con assiduità nella razionalizzazione della rete degli sportelli, nella revisione, anche profonda,delle strutture di governance, nella riduzione dei costi del lavoro, a tutti i livelli. Il diffondersi di canali di finanziamento dell’economia alternativi al credito bancario, basati sull’accesso diretto delle imprese agli investitori e al mercato, può consentire alle stesse banche una diversificazione delle fonti di ricavo. L’industria della banca e della finanza deve ammodernarsi profondamente per vincere la sfida della concorrenza tecnologica. Ci sono stati progressi,ma sono ancora timidi e parziali (Considerazioni Finali del Governatore 31.5.2017)

La nuova segnalazione sulle sofferenze introdotta dalla Banca d’Italia, motivata dalla constatazione di una scarsa disponibilità di dati a livello informatizzato presso le banche, sta fornendo un importante contributo al miglioramento dei criteri di gestione dei crediti deteriorati. …Le prime evidenze emerse dal nuovo flusso segnaletico confermano che la rilevazione ha indotto gli intermediari ad accelerare l’adozione degli interventi volti a migliorare l’organizzazione e la digitalizzazione dei dati. Le inadempienze probabili rappresentano la metà del complesso dei crediti deteriorati; bisogna operare rapidamente per massimizzarne il valore, in particolare con accordi di ristrutturazione volti a riportare le imprese su un sentiero di sostenibilità. La riforma del 2015 ha introdotto strumenti che ampliano considerevolmente i margini di manovra dei creditori finanziari nell’ambito di questi accordi; vanno utilizzati appieno.

L’aumento della solidità patrimoniale delle imprese e la maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento costituiscono un’evoluzione positiva, da lungo tempo auspicata. Se si consoliderà, renderà il sistema finanziario italiano più solido, frazionando i rischi macroeconomici su una più vasta pluralità di investitori. Per molte banche, tuttavia, la tendenza ridurrà le potenzialità di crescita del credito e dei ricavi. La sfida è di valorizzare il patrimonio di informazioni sulle imprese e sul sistema economico per offrire nuovi servizi. È un processo che richiede risorse qualificate e capacità di interazione con gli investitori e con i mercati, evitando al contempo conflitti di interesse.

Appena un terzo degli intermediari italiani ha avviato progetti per sfruttare i big data interni e organizzare le informazioni sulle abitudini e le richieste potenziali della clientela. Il principale ostacolo è costituito dall’insufficiente disponibilità di risorse tecnologiche, umane e finanziarie; andrà superato per garantire la competitività della nostra industria finanziaria e la sua capacità di generare valore per l’economia italiana.

In un orizzonte più ampio lo sviluppo delle tecnologie digitali è destinato ad aumentare la pressione concorrenziale e a comprimere i margini delle banche. Nell’ultimo decennio è fortemente cresciuta la disponibilità di informazioni sui comportamenti economici di famiglie e imprese, nonché la capacità di elaborarle. Nuove imprese, cosiddette Fintech, utilizzando al meglio tali informazioni stanno creando prodotti, processi e modelli di attività innovativi. Esse sono già oggi in grado di offrire servizi di finanziamento, investimento, consulenza finanziaria, pagamento al dettaglio e all’ingrosso in competizione con gli intermediari tradizionali. (intervento all’assemblea degli associati ABI , 12/7/2017)

Dalla crisi siamo usciti, ma il ritorno a una crescita stabile e sostenuta richiede la prosecuzione del lavoro avviato, in maniera da risolvere i problemi strutturali dell’economia italiana, che hanno amplificato la recessione e ritardato la ripresa rispetto al resto dell’area. Non si può far conto solo sulla politica monetaria, il cui obiettivo primario resta quello di garantire condizioni adeguate per la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e non può certo influenzare il potenziale di crescita delle singole economie dell’area.

L’espansione del disavanzo pubblico non può, di per sé, sostenere stabilmente l’attività economica. Del resto dall’avvio dell’Unione monetaria l’Italia ha registrato disavanzi prossimi o superiori al 3 per cento del prodotto per 15 volte. È essenziale avviare con decisione la riduzione del rapporto tra debito e prodotto: finanze pubbliche in ordine, unitamente al consolidarsi della ripresa, sono le condizioni necessarie affinché il graduale ritorno alla normalità delle condizioni monetarie e finanziarie nell’area dell’euro non si traduca nel nostro paese in un aumento del differenziale tra costo del debito e crescita dell’economia. …. Il dibattito in Italia si concentra spesso sui vincoli posti alla politica di bilancio dalle regole europee ma, in realtà, i vincoli più stringenti provengono dall’alto livello del debito pubblico in rapporto a un prodotto che stenta a crescere a un ritmo soddisfacente. La forte esposizione alla volatilità dei mercati e il freno alla crescita che ne derivano non ci consentono di posticipare ulteriormente la riduzione del debito. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato. (Sviluppo dell’economia e stabilità finanziaria: il vincolo del debito pubblico 63° Convegno di Studi Amministrativi, Varenna, 21 settembre 2017)

Oppure si può rileggere parole di Ignazio Visco meno recenti e riprese in questi vecchi post:

il discorso del Re (25/11/2016)
le scomode verità di un Governatore al suo Paese (24/6/15)

 

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Pubblicato in: banche

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