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23 settembre 2017

La strettoia da rimuovere sulla strada di Industria 4.0

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Se avete notato l’argomento del giorno per le imprese è Industria 4.0, compare in moltissimi articoli, alta frequenza nelle riunioni di Confindustria e fortunatamente anche nei programmi del nostro Governo sospinta dai provvedimenti voluti dal ministro Carlo Calenda. Sui social combatto una battaglia personale per evitare l’associazione di un concetto così ampio come Industria 4.0 al solo beneficio fiscale derivante dell’iperammortamento. Ovvio che Assilea, l’associazione delle società di leasing , e persino le nostre banche battano forte su questo legame per piazzare leasing e finanziamenti. Molto meno ovvio che venga fatto da chi ha a cuore i reali destini delle imprese. Industria 4.0 non può essere solo una finestra fiscale, come sta avvenendo in finanza per i PIR, è un modo pervasivo di interpretare l’innovazione all’interno delle imprese che tocca prima di tutto la conoscenza e le persone. Calenda industria 4.0Negli ultimi giorni questa presa di consapevolezza è salita e lo stesso Calenda tre giorni fa ha messo su Twitter il suo pensiero (box a fianco)

Nello stesso momento Francesco Seghezzi esperto in materia di lavoro pubblica un grafico Eurostat che mostra tutto il ritardo dell’Italia sul fronte delle competenze digitali.

Seghezzi competenze digitali

Esiste dunque un serio problema di competenze, di talenti e di formazione per un’Italia di imprese che vuole rincorrere il treno di Industry 4.0 (partito parecchi anni fa in Germania).

Personalmente segnalo due episodi vissuti in diretta. Nel 2015 durante un convegno UCIMU su Industry 4.0 domandai agli industriali sul palco dei relatori se non fossero preoccupati della competizione sul mercato del lavoro da parte di aziende come Google e Amazon nella ricerca di laureati con preparazione su Data Science e Analytics, una competenza sempre più richiesta e trasversale a tutti i settori, molto più della laurea in ingegneria meccatronica. Una competenza in cui le società digitali sono disposte a pagare molto più i giovani laureati di quanto facciano le imprese meccaniche italiane (vedi box con i salari mensili pagati in USA a stagisti dalle principali società della economia digitale).

HIGHEST PAID INTERNSHIP

La domanda venne liquidata abbastanza brutalmente da un medio imprenditore che mi spiegò che in fabbrica servono operai specializzati, altro che Data Analyst, e che quelli erano disponibili.  Circa due mesi dopo nel dicembre 2015  viene pubblicato uno studio di Assolombarda in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca dal titolo emblematico ‘Alla ricerca delle competenze 4.0’. Nello studio la pagina di sintesi parte così:

Le figure professionali rilevanti
Le  figure professionali rilevanti per Industry 4.0 sono riconducibili a tre filoni:
1. professioni inerenti il  trattamento e l’analisi delle informazioni (big data, business intelligence);
2. professioni attinenti alla  progettazione di applicazioni associate ai nuovi media e ai social network;
3. professioni legate all’ automazione dei processi produttivi e logistici.

Ehm…. La ricerca prosegue così:

La Smart Factory, la “fabbrica intelligente”, dovrà controllare e gestire autonomamente i processi produttivi attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti intelligenti e nuovi software per la strutturazione di dati e macchine. Le tecnologie chiave su cui sarà fondata tale rivoluzione tecnologica riguardano diversi ambiti quali la cyber security, i big data, cloud computing, realtà aumentata, robotica, prototipazione rapida, radio frequency identification and tracking, super connessione degli impianti e stampa in 3D. Le nostre imprese dispongono di una forza lavoro adeguata ad affrontare questa rivoluzione?
Un interrogativo non facile, che richiede prima di rispondere ad altre domande:
  quali sono i profili professionali più interessati?
  quali competenze devono avere?
  il nostro sistema formativo è in grado di fornirle?

Le risposte dello studio Assolombarda non erano totalmente incoraggianti sulla disponibilità di risorse adeguate alle competenze richieste.

Sono passati due anni e, durante la visita a una media impresa che offre macchinari Industria 4.0 e IoT per la produzione a centinaia di imprese italiane, girando il capannone dove sono in allestimento le macchine con i sistemi software l’amministratore delegato mi dice testualmente “Se potessimo vendere le nostre macchine insieme ai tecnici, alle persone che le sanno gestire, ne venderemmo molte ma molte di più. Non ci sono competenze sufficienti in Italia.” La stessa preoccupazione del ministro Calenda.

La portata della dichiarazione dell’imprenditore è esposta teoricamente in un paper di McKinsey del settembre 2016 (“The new tech talent you need to succeed in digital”) in cui si trova questa valutazione riferita proprio all’industria meccanica:

Over the next five years, large companies will invest, on average, hundreds of millions of dollars—and some more than a billion dollars—to transform their business to digital. And given that top engineering talent can, for example, be anywhere from three to ten times more productive than average engineers, acquiring top talent can yield double-digit investment savings by accelerating the transformation process by even 20 to 30 percent. Of course, such talent is hard to find. In the next five years, we expect the demand for talent to deliver on new capabilities to significantly outstrip supply: for agile skills, demand could be four times supply; for big-data talent, it could be 50 to 60 percent greater than projected supply.

Letta questa frase (e la visuale era mondiale non italiana…) non ho potuto non pensare alla mia domanda posta 2 anni prima e alla risposta ricevuta. Nello studio si trovano anche altri spunti

And given the rapid pace of change, companies will increasingly need to be able to engage with broader ecosystems encompassing a range of businesses and technologies as well as position themselves to take advantage of emerging artificial intelligence (AI) and the Internet of Things. […]
Next-gen machine-learning engineers. As companies move toward machine learning, they need a new breed of software engineer who knows how to use data, can program in scalable computing environments (e.g., Cloud, Hadoop, et cetera), and understands how to refine the algorithms in their software code. They are fluent in distributed computing techniques, have experience using different machine-learning algorithms and applying them effectively (e.g., choosing the right model, deciding on learning procedures to fit the data, understanding different parameters that affect the learning, et cetera) and understanding the trade-offs with different approaches.

E la conclusione di McKinsey è piuttosto chiara:

While technology isn’t the only element of a successful digital transformation, it’s one of the most important and complex. Getting it right means recognizing what sorts of new IT talent are necessary and changing the way the company goes about hiring it.

Industria 4.0 è prima di tutto un problema di competenze e di persone, poi arrivano i software, le macchine smart e lo stimolo fiscale, utile ma purtroppo non decisivo sulla strada dell’innovazione.

(1a puntata )

Immagine del post da Shutterstock©

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  1. La domanda venne liquidata abbastanza brutalmente da un medio imprenditore che mi spiegò che in fabbrica servono operai specializzati, altro che Data Analyst, e che quelli erano disponibili..
    Il problema e sempre quello :
    le ridotte dimensioni aziendali .
    Probabilmente quell’imprenditore deve risolvere i problemi di oggi e non ha tempo , volontà e forse capacità per affontare i problemi che si porranno fra un anno o piu’.
    Si devonon creare aziende con capitale e risorse in grado di affronate problematiche importanti che il singolo non può aggredire da solo .
    Questo i nostri micro imprenditori, su scala euopea e mondiale , lo devono capire altrimenti siamo out.
    Mia personalissma idea e come tale fallace.
    Saluti

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