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4 settembre 2017

Scorie e lezioni dal lungo incubo del credito

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Se da un lato, come è stato mostrato nei due post precedenti, la stretta sul credito alle imprese non sembra affatto finita, dall’altro il sistema bancario festeggia nel 2017 il calo della piena delle sofferenze.  Queste ultime dopo anni di crescita vorticosa tornano a diminuire non soltanto per effetto delle cessioni (quelle vere più quelle simulate) ma anche per una riduzione del flusso di ingresso netto (vedi grafico ABI-Cerved a fondo pagina). Le banche, i banchieri e bancari ricorderanno a lungo la serie negativa di anni dal 2008 in avanti in cui hanno dovuto registrare una delle peggiori disfatte sul fronte dei crediti deteriorati (forse la peggiore in assoluto) e accantonare in modo macroscopico e continuativo per dare copertura percentuale sufficiente ai crediti non più esigibili.

Alcune serie di numeri raccontano la dimensione del problema e possono ancora stupire. Prendendo i bilanci consolidati delle prime 14 banche italiane (escludendo BNP-BNL e Credit Agricole) si osserva che dal 2011 al 2016 le banche hanno di fatto cancellato 134 miliardi di crediti verso clientela, all’incirca 75% su imprese e 25% su privati e altri:

RETTIFICHE 14 2011-16

La tabella mostra anche altro:

♦ Unicredit ha ‘distrutto’ 48 miliardi di crediti sino alla fine del 2016, contro i 25 miliardi di Intesa. La proporzione rispetto ai crediti verso clientela vantati a fine 2010 è però più vicina: 8,7% contro 6,6%

♦ Insieme Unicredit, Intesa e MPS hanno rottamato crediti (seppure con % molto diverse sul valore nominale) pari a 94 miliardi su 134 ovvero il 70%. Pagano la loro dimensione e per quanto riguarda Unicredit anche un eccesso di aggressività commerciale pre-crisi (da conteggiare anche le follie fatte con Eurofidi) basata più su volumi e quote di mercato che sulla selettività.

♦ Interessante notare (sono i circoletti rossi) come i vertici delle banche abbiano fatto scelte diverse nelle politiche di accantonamento in anni assai diversi. Le maxi pulizie sono state fatte proporzionalmente presto da BPER, Intesa e Carige seguite subito dopo nel 2014 da Banco Popolare e Creval. Popolare Bari ha atteso il 2015 dopo l’arrivo di Tercas, mentre ancora nel 2016 ci sono grandi pulizie di Unicredit, MPS, UBI e delle due tristemente note popolari venete, quest’ultimo uno spurgo più che una pulizia visto l’esito finale.

RETTIFICHE 14 BY YEAR

Se si guarda all’entità annuale delle rettifiche si vede come tra 2011 e 2013 si sia passati a un raddoppio delle rettifiche (esattamente quanto non fatto a Vicenza e Montebelluna) e il ritmo di rettifiche sia calato speranzosamente nel 2015 per poi ripartire lo scorso anno a causa principalmente della svolta imposta dal nuovo CEO a Unicredit e delle banche in crisi. Come andrà il 2017? Tutti gli esperti prevedono molto meglio del 2016.

RETTIFICHE 14 CUMULATIVE

L’accumulo delle rettifiche è considerevole e viene illustrato dal secondo grafico. Si sale da 14 a 134 miliardi (quasi 10x) in 5 anni. Rispetto ai crediti verso clientela presenti a fine 2010 sui libri delle 14 banche e pari a 1.516 miliardi le rettifiche hanno bruciato il 9% di quei prestiti. Come dire che quasi 1 euro prestato su 10 è previsto non rientri più alla base. Le perdite sono previste essere anche superiori se gli accantonamenti non fossero adeguati, ovvero se le cessioni dei crediti deteriorati non generassero abbastanza per coprire la quota non oggetto di rettifiche (mediamente del 44% secondo quanto stimato recentemente da Pwc).

Cosa resterà degli anni dieci?

L’arroccamento del sistema bancario che ha vissuto anni di grandi paure sistemiche (paradossalmente solo dopo avere dipinto per anni un sistema bancario ‘solido’ si sente oggi parlare di cessato allarme sul rischio sistemico, che quindi era un pericolo reale), rende difficile sapere come all’interno sia stato vissuto il periodo terribile sul credito. Per certo sappiamo che l’alibi prescelto nella comunicazione esterna (sfruttato anche dalla Banca d’Italia) è quello di attribuire le colpe alla crisi, ma anche queste tabelle possono fare intuire come la crisi non possa essere stato il solo fattore e come non tutte le banche abbiano avuto la problematica sui crediti in uguale misura. Le cronache anche penali mostrano dosi massicce di crediti erogati malamente con principi che nulla avevano a che fare con la capacità reale di restituirli, dell’immobiliare facile si è detto e ridetto ma un certo regolamento di conti tra chi ha fatto affidamento solo sui rating automatici, chi non li ha usati e chi ha fatto finta di usarli per manipolarli bene dovrebbe essere un confronto probabile di questa lunga storia di credito.

Contrariamente all’imbarazzato silenzio, un dibattito aperto su cosa non abbia funzionato nel sistema dell’intermediazione -quello che deve raccogliere risparmio privato per darlo alle imprese che crescono- sarebbe sano e opportuno, ancora meglio se fosse fatto pubblicamente ben più della solita inutile commissione d’inchiesta parlamentare. Perché sicuramente fornirebbe molti, moltissimi insegnamenti alle banche nella riforma del credito, ma altrettanti alle tante imprese che in questi anni hanno usato male fiducia e credito, a causa dell’abbondanza, della facilità di accesso. Anche a chi oggi soffre per avere concesso garanzie personali senza pensare seriamente alle conseguenze in caso della loro attivazione. Auguriamoci 7 anni di ripresa, di vacche grasse e di profitti per le banche ma qualcosa sicuramente è cambiato nel modo di interpretare la funzione di concessione del credito e auspicabilmente cambieranno metodi e persone.

ABI CERVED MAGGIO 2017

immagine del post da Shutterstock©

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