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28 agosto 2017

Il credito alle imprese non cresce ancora

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Sfruttiamo le ultime giornate di agosto prima che la macchina economica sia completamente riavviata per fare il punto su alcuni argomenti tipici di questo blog, primo fra tutti la quantità di credito bancario disponibile per le imprese.  Lo si è già detto altre volte ma i dati più recenti costringono a ribadire che neppure gli ultimi 18 mesi hanno portato un ritorno vero del credito a tutte le categorie d’imprese. Nonostante gli istituti bancari siano prodighi di affermazioni sulle nuove erogazioni, queste ultime non bastano a compensare le riduzioni e i rientri del vecchio credito perché -come mostra il primo grafico- negli ultimi 18 mesi vi è stata un’ulteriore riduzione del 3,7% pari a circa 30 miliardi.

PRESTITI IMPRESE 2016-17

fonte: Banca d’Italia, Moneta e Banche

L’altra faccia della medaglia del credito sono le sofferenze, crediti con scarsa probabilità di recupero, a cui le banche hanno spesso imputato buona parte della colpa del credit-crunch scatenato dal 2011 in poi e non ancora terminato come appena visto.  Dunque nello stesso periodo le sofferenze sui prestiti concessi alle imprese sono cresciute leggermente fino ad aprile e calate drasticamente negli ultimi due mesi per effetto delle prime maxi-cessioni di Unicredit e di altre banche. Siamo ora a 137 miliardi pari al 18% dei prestiti alle imprese.

sofferenze IMPRESE 2016-17

fonte: Banca d’Italia, Moneta e Banche

Un confronto tra i numeri indice delle due curve di variazione di prestiti e sofferenze mostra come per tutto il 2016 e i primi mesi del 2017 la situazione sia ulteriormente peggiorata con prestiti in calo e sofferenze lorde in crescita.

prestiti e sofferenze 2016-17

fonte: Banca d’Italia, Moneta e Banche

Il sistema e le singole banche

ABI prestiti fermi-Sole,18-05-16

Sole24Ore, 19-5-2016

La lettura di questi dati e grafici è inequivocabile: il credito per le imprese rimane sotto forte pressione a dispetto di tutta la liquidità immessa dalla BCE e di tutte le aspettative, le dichiarazioni d’intenti e di affetto verso le imprese pronunciate dai vertici bancari. Le vendite accelerate di blocchi di sofferenze dovrebbero ridurre la percentuale totale d’incidenza che, ricordiamolo, è pari a 4-5 volte quella delle banche francesi e tedesche.  Dietro i numeri cumulativi ci sono però situazioni differenziate: la maggior parte degli istituti di credito sta ancora combattendo con una carenza di capitale e contro un flusso di perdite su crediti in calo ma ancora consistente. La loro combinazione rende pressoché impossibile aumentare il credito e gli impieghi. Le banche in crisi a partire da MPS, a seguire le due venete, la popolare di Etruria, Banca Marche, le casse romagnole e di Ferrara hanno sicuramente prodotto devastazioni sui numeri dei finanziamenti alle imprese (e non è ancora finita). Anche moltissime BCC hanno dovuto frenare paurosamente. Altre banche (poche per la verità) che non sono afflitte dagli stessi problemi stanno invece provando a rilanciarsi sul mercato del credito, anche offrendo credito agli imprenditori incoraggiati da segnali di fine-crisi. La lettura delle singole semestrali potrà offrire qualche spunto in più per capire che la disponibilità di credito  è oggi più che mai una funzione della qualità della banca, non è più merce indifferenziata e disponibile a tutti.

 

immagine del post da Shutterstock©

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