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9 luglio 2017

Nasce la categoria delle imprese con l’elastico

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Il fulmineo decreto legge 99 del 25/6 con cui il governo sta gestendo la liquidazione ‘ordinata’ delle due banche popolari venete lascia parecchi dubbi e interrogativi a causa della modifica di varie norme della legge fallimentare e del Testo Unico Bancario per la parte che tratta la liquidazione coatta amministrativa (LCA) metodo di gestione dei fallimenti bancari. Lascio volentieri commenti e interpretazioni agli uomini di legge, dopo avere sottolineato come si stia generando il caos tra chi aveva in corso azioni legali legittime contro le due banche e ora non sa se proseguono e contro chi.

Occupandomi prevalentemente di imprese e della loro finanza in queste pagine pongo l’attenzione su un passaggio del decreto che trovo senza precedenti e clamoroso nella gestione tra banche e imprese. Sappiamo che Intesa SanPaolo avrebbe partecipato a una gara pubblica (di cui esistono ancora poche testimonianze certe) e che se la sarebbe aggiudicata offrendo per le spoglie delle 2 banche ben 1€. Tuttavia oltre all’euro sappiamo che la banca otterrà -quando il decreto legge sarà approvato dal parlamento- un pacchetto di condizioni per agevolare l’acquisto. Tra queste si segnalano contributi statali per accompagnare all’uscita dipendenti delle due banche, ma soprattutto dipendenti di Intesa stessa (incomprensibile concessione) e la possibilità molto discrezionale di scegliersi quali crediti verso la clientela portarsi in casa e quali no. Sono rimasti ovviamente fuori le sofferenze (crediti con scarsa probabilità di rimborso, i crediti UTP con ridotta probabilità di rimborso, ma anche i crediti scaduti (da 90 giorni) e i crediti ritenuti ad alto rischio (probabilmente classificati in osservazione e con rating alti) seppure ancora in bonis, già oggetto di un post precedente. Tutti queste posizioni morte o vive passano allo Stato e dallo Stato alla SGA che gestirà il loro recupero, da cui il governo si attende addirittura un profitto.

POPVICENZA CREDITI PER RATING

fonte: elaborazione grafica da bilancio consolidato Banca Popolare Vicenza 2016

L’aspetto più clamoroso è che Intesa SanPaolo riceve dallo Stato (e dai contribuenti) una garanzia fino a 4 miliardi che la copre nel caso alcuni dei 26 miliardi di crediti accettati peggiorino di stato e si trasformino in UTP o sofferenze nel corso di un periodo di 3 anni. Di per sé una profonda anomalia, resa più grave ed evidente dal tentativo ancora più inusitato da parte dello stesso governo di emendare il decreto e estendere il periodo a 4 anni, uno degli emendamenti precipitosamente ritirati sotto il fuoco di sbarramento delle opposizioni. Per capire la portata di questa garanzia occorre solo il buon senso: Intesa accetta oggi tra la propria clientela imprese e famiglie delle due banche, clienti indebitati ma regolari nel pagamento dei loro debiti; tuttavia se da qui al 2020 qualcuno di loro dovesse diventare insolvente o parzialmente insolvente Intesa può rispedirlo allo Stato e alla SGA fino a un totale di 4 miliardi di euro. Sì 4 miliardi avete letto bene.

Il ragionamento logico che porta a ritenere questa clausola un vero e proprio omaggio ingiustificato è quello che segue:

1. Quanto tempo occorre a Intesa per accorgersi che questi clienti-debitori sono messi peggio di quanto deciso e classificato nei sistemi di credito? Sei mesi non bastano? Bene concediamo generosamente 12 mesi, ma 36 o addirittura 48 è fuori luogo.

2. Se questa fascia ‘debole’ di clientela entra nella gestione di Intesa SanPaolo -gestione già assunta con i responsabili annunciati Barrese e Piccini– e da lunedì entra in banca per operare con un sistema decisionale sul credito gestito dalla banca acquirente, chi garantisce lo Stato (e noi contribuenti) che il peggioramento futuro del debitore non sia anche causato proprio dalle decisioni della nuova proprietà, la quale essendo consapevole della garanzia e dell’elastico avrebbe assai poche remore a revocare fidi al primo scricchiolio del debitore. Non è evidente una chiara co-responsabilità e allo stesso tempo di de-responsbiizzazione di Intesa nelle sorti del cliente trascorsi i nostri 12 mesi di acclimatamento?

3. Un aspetto più problematico. Immaginando che una certa parte della clientela naufragata con le due zattere venete già operi anche con le banche del gruppo Intesa, in Veneto ma anche in Lombardia o in Puglia, immaginando che entro 12 mesi i conti (e i fidi) confluiranno in unico rapporto operativo che sommerà le posizioni di due o tre banche, qualcuno mi può gentilmente spiegare come lo Stato o chi per lui potrà distinguere tra 36 mesi se si tratta di crediti targati solo Veneto Banca o Popolare di Vicenza oppure anche di Intesa? Senza spiegazione chiara si può ritenere che Intesa si sia procurata un modo per girare allo Stato una parte dei propri futuri crediti deteriorati per un periodo di 3 anni?

4. Come la devono prendere le “imprese con l’elastico”, le quali dubito siano avvisate dal rispettivo direttore della filiale (quelle che rimarranno eh) di essere tra quelle appese a un destino incerto,  se non si comportano più che bene? Come e quando sapranno che alla prima rata non pagata o sconfinamento prolungato verranno cacciate all’inferno della SGA società di recupero? Su quali certezze possono contare con un fornitore così facilitato a sbarazzarsi di loro?

Conclusioni parziali

1. questa opzione offerta a Intesa e garantita improvvidamente dallo Stato è ingiustificata, distorsiva della concorrenza e impossibile da gestire con trasparenza.
2. se fossi una piccola impresa con affidamenti presso una delle banche fallite e in contemporanea affidata da Intesa farei qualche ragionamento sulla convenienza di tenere o abbandonare questo fornitore. Se questo accadesse la mossa della banca potrebbe parzialmente rivelarsi un boomerang, con la perdita di clientela. Una perdita di cui la banca farà probabilmente spallucce perché non troppo interessata al destino delle PMI fragili, sia che stiano lottando per migliorare o che stiano combattendo con i loro limiti organici.
3. L’operazione banche venete-Intesa crea effettivamente un precedente. Mentre UBI si mangerà le dita per non avere chiesto e ottenuto l’elastico sui credit di Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti, dovesse mai capitare un nuovo problema l’acquirente avrebbe pieno titolo di chiedere e ottenere condizioni simili. Così la categoria delle imprese con l’elastico aumenterà.

 

immagine del post da Shutterstock©

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  1. Lucido come sempre… Ma mi chiedo: è possibile che questi ragionamenti non siano stati presi in considerazione da coloro che hanno messo a punto questo salvataggio? Diceva il buon Giulio Andreotti che a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina…

  2. Forse quei soldini era meglio investirli in tubi oper l’acqua che nell’econimia del tubo finanziaria

  3. Spero che la motivazione della garanzia da 4 miliardi concessa per ben 36 mesi sia effettivamente quella ipotizzata nell’articolo.

    Altra ipotesi è che, dopo gli ultimi aumenti di capitale varati dalla Popolare di Vicenza (2013, 2014 e 2016) e Veneto Banca (2014 e 2016), il passaggio in Atlante e l’attività di “attenta analisi” svolta da Questio Sgr per capire la vera situazione dei crediti deteriorati, ancora non si è certi della situazione reale dei crediti più rischiosi (e aggiungo neanche di quello con meno rischio). Per tale motivo il compratore (Intesa in questo caso) non si è assolutamente fidato e giustamente ha voluto una polizza assicurativa (la garanzia statale) per accollarsi le due banche.
    Tutto ciò avviene in un’area del Paese dove l’economia è più florida e contribuisce in maniera decisiva al PIL nazionale (non oso neanche immaginare la situazione reale del sistema bancario nelle aree più depresse economicamente, senza contare le zone terremotate)

    Nei prossimi mesi capiremo quale sia lo scenario reale, dato che gli operatori specializzati nell’acquisto di NPL vorranno realizzare il loro guadagno in tempi brevi… con la conseguente richiesta di pagamento/rientro da parte dei debitori (aziende e privati).

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