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7 luglio 2017

La cosmetica delle sofferenze: il caso Carige

CARIGE COSMETICS

I miei lettori dovrebbero essere oramai abituati a districarsi tra le sigle NPL, UTP, sofferenze per cercare di capire quanto compare sui giornali riguardo al problema della loro urgente cessione dai bilanci delle banche. Una parte del dibattito si concentra sul valore reale di queste sofferenze, perché il valore delle cessioni può determinare altre potenziali perdite in capo alle banche (quelle rimaste in piedi e quelle traballanti). Ricordate che un anno fa l’ingresso rumoroso del fondo Atlante prometteva di ripristinare equità nel mercato delle sofferenze strappandolo ai ‘fondi avvoltoio’ interessati a comprare al vergognoso prezzo del 20%, o anche meno, del valore originario del credito. Oggi sappiamo che lo stesso fondo Atlante acquisterà le sofferenze di MPS pagando solo il 20,5% e già questo potrebbe mettere fine a una stucchevole polemica su avvoltoi e agnelli. Polemica che invece continua nella misura in cui nell’operazione di liquefazione ordinata delle due popolari venete il Governo prevede di spostare 17 miliardi lordi di NPL delle due banche in un veicolo pubblico (SGA) e di recuperare più del 50% in un tempo non definito.

Le sofferenze escono dalle banche ma non calano

Una prima constatazione sull’argomento sofferenze: è nell’aria e sui media un senso di appagamento collettivo perché le sofferenze bancarie stanno calando. In realtà le sofferenze (cioè prestiti non rimborsati) continuano a crescere in assoluto, ma si stanno solo spostando dai bilanci delle banche ai bilanci di chi le acquista. L’effetto sui debitori delle sofferenze non cambia, anzi si può immaginare che chiunque acquisti sofferenze dalle banche abbia da subito una certa urgenza di recuperare quell’extra oltre al 20% pagato portando a rendimento il suo investimento. Tradotto dal punto di vista dei debitori morosi un’accelerazione dei processi di recupero e di impossessamento degli immobili messi a garanzia (in USA si chiama repossession) i cui effetti sociali sono ancora tutti da capire.

Carige, ovvero come abbellire gli NPL

Veniamo invece alla seconda annotazione della giornata, sempre sul tema quanto valgono le sofferenze. Chi segue questo mercato di crediti rottamati avrà notato la celebrazione della fresca operazione di cessione di sofferenze da parte di Carige per €950 milioni attraverso il meccanismo di cartolarizzazione, vale a dire emissione di obbligazioni che hanno un certo rating (investment grade) perché il veicolo che acquista da Carige ed emette i titoli acquisisce sofferenze insieme alle garanzie. Veicolo denominato Brisca Securitization probabilmente dal nome del gioco della briscola, anche se le sofferenze non sono un bel gioco… Sui titoli con rating viene successivamente aggiunta la garanzia dell’onnipresente stato italiano (la cosiddetta GACS) per poterli collocare meglio in pancia a investitori istituzionali.

Bene, CARIGE e i fan dei prezzi alti festeggiano un valore di cessione pari al 33% per questo lotto. Ma se si entra nel portafoglio ceduto si può capire il perché di un valore così alto e diverso.

Punto 1 – Carige ha ceduto solo il 30% delle sofferenze che ha in pancia, che sono 3,3 miliardi.

CARIGE SOFFERENZE

Punto 2. Il valore medio di libro delle sofferenze Carige è 37%, avendo già accantonato il 63% come mostra la prossima tavola estratta dalle presentazioni della banca. Quindi la perdita sarebbe limitata al 4% di 950 milioni, molto contenuta per i magrissimi conti della banca che ha appena lanciato un aumento di capitale.

CARIGE NPL 31-12-16

Punto 3. Quali sofferenze ha venduto Carige dal suo mucchio? Qui ci viene in aiuto l’agenzia di rating Moody’s che ha assegnato il rating A3 a €267,4 milioni di ABS Notes emesse e B3 ai 30,5 mil. di qualità inferiore. Dal comunicato stampa di Moody’s apprendiamo che il portafoglio di sofferenze cedute è composto dal 77,2% di crediti garantiti e solo il 22,8% da crediti privi di garanzie. Non solo: il 60% del 77,2%- quindi il 51% totale- è garantito da abitazioni residenziali, non da capannoni o magazzini. Pertanto siamo in presenza di un portafoglio della migliore qualità che per definizione vale ben più di quel 20% offerto in media.

Moody's Carige ABS

Punto 4. Si tratta davvero di un portafoglio di sofferenze pregiate per fare un prezzo civetta? Assai probabile perché giudicando dalle statistiche offerte dal ricco studio appena pubblicato da Pwc la distribuzione delle sofferenze italiote è più orientata su crediti a imprese che a famiglie e immobili residenziali, come mostra il prossimo grafico: solo il 48% delle sofferenze bancarie sono garantite e solo il 22% di quelle garantite sono di privati. Nel caso di Carige sono invece il 50% più del doppio della media.

NPL SECURED PWC 2017

Questo perché in media il 73% delle sofferenze delle banche italiane è formato da prestiti a imprese e solo il 17% da mutui e prestiti a privati.

NPL BREAKDOWN PWC 2017

Ammettiamo che negli immobili residenziali inclusi nell’operazione Carige siano finite anche le abitazioni di debitori-imprese che hanno rilasciato fideiussioni personali, ma dalle pagine di elenco dei crediti ceduti e cartolarizzati si vede chiaramente la prevalenza di mutui ipotecari.

Punto 5. Se CARIGE ha piazzato in prima battuta al 33% la ‘crema’ delle sue sofferenze, quanto valgono gli altri 2,4 miliardi che deve ancora vendere? Perché se come si può pensare valgono il 20% o meno la perdita su quel lotto più scadente sarebbe del 17% pari alla bellezza di €410 milioni, poco meno dell’aumento di capitale appena annunciato.

Quel 33,8% di prezzo d’acquisto prospettato da Atlante un anno fa (vedi tavola della presentazione) per il suo intervento sul mercato difficilmente si realizzerà per il resto del portafoglio di Carige,

Atlante NPL pricing

Nota finale: non ho esaminato la prima operazione di cartolarizzazione con GACS effettuata da Banca Popolare di Bari al prezzo del 30%, ma potrei scommettere che le costruzione del portafoglio ceduto sia stata del tutto simile.

 

Immagine del post da Shutterstock©

 

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Pubblicato in: NPL
  1. non mi sembra che il pacchetto crediti ceduto fosse così allettante
    tenuto conto dei costi e tempi dell’esecuzione, della (presumibile) qualità degli immobili costituiti in garanzia e soprattutto del drammatico crollo dei prezzi spuntati in asta dagli immobili di qualità medio bassa, non credo che il margine per gli acquirenti sia così ampio

    • è difficilissimo giudicare cosa sia contenuto nel pacchetto ceduto per la cartolarizzazione. E’ solo certo che la quota ‘secured’ da garanzie reali in questo ‘lotto’ è molto alta e che le percentuali di recupero sui crediti garantiti sono molto più elevate rispetto ai finanziamenti chirografari. Il recupero su secured è stimato in 50% in qualche anno (ci sono anche studi e curve di recupero di Banca d’Italia) perciò il margine tra 50% (preso come indicatore medio rozzo) e 33% si assottiglia in funzione di tante variabili (tempo, costi legali, costi di service, costo della GACS…) e giustamente come Lei dice dalla qualità dell’immobile in garanzia.

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