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27 giugno 2017

I miliardi sperduti delle imprese indesiderate

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L’epilogo totalmente drammatico del romanzo popolare bancario veneto è deflagrato nel weekend con una soluzione che non ha precedenti nel panorama italiano e persino in quello internazionale. Il fallimento delle due banche pilotato e sussidiato dallo Stato a spese del contribuente, l’intervento di Intesa -che ha dettato al Governo condizioni, modifiche a numerose leggi e al Testo Unico Bancario- hanno suscitato e susciteranno per settimane un vespaio di polemiche. Da un lato le istituzioni italiane che avendo fatto passare lo sfregio alla BRRD e il costo sui contribuenti, oggi si prodigano nel valorizzare (insieme a molti giornali) il risultato ottenuto e/o ottenibile (oggi si parla addirittura di Stato che guadagnerà). Dall’altro soprattutto la stampa estera che legge l’operazione italiana come un attentato alla Banking Union, sgradito ai politici tedeschi e contrario alla finalità di non scaricare più il costo dei fallimenti bancari sui contribuenti.  Nel mezzo pochi commentatori equilibrati e competenti che come il prof.Erzegovesi si sono prodigati nel soffiare via la nebbia faziosa e azzardare calcoli comprensibili, oppure come Fabrizio Goria giornalista emigrato a Washington che chiosa sulle ‘lezioni che l’Italia non imparerà mai’.

Il titolare di questo blog umilmente rileva che le cose sono finite molto male come previsto qui per i tanti che si sono avvicendati sul luogo del delitto (azionisti, Atlante e i suoi sottoscrittori, top management ecc…) mentre altri sono ancora impuniti (in primis Gianni Zonin). La fine annunciata mesi fa (non auspicata) è dovuta al fatto che le banche nella loro versione popolare-del-territorio non erano più recuperabili già un anno fa se non altro per la perdita della fiducia dei clienti-azionisti. Sono state smembrate e deglutite da Intesa San Paolo. Di Popolare Vicenza e Veneto Banca d’ora in poi si leggerà sui libri.

In questo caos bancario che forse riserverà ancora qualche sussulto, l’occhio esperto di Imprese e Finanza rileva due aspetti ancora poco chiariti e fonte di pericolo per imprenditori:

1) gli oltre 20 miliardi di crediti deteriorati lordi che vengono isolati da Intesa con destinazione SGA (una Bad Bank posseduta dallo Stato) avevano ricevuto nelle due banche rettifiche (accantonamenti) nell’ordine del 45%. Per differenza un valore contabile del 55% infinitamente superiore al 21% che Atlante2 pagherà a breve per la stessa merce a MPS. Differenza esorbitante che rende scettici quando il MEF (su suggerimento delle statistiche di Banca d’Italia sui recuperi) ci spiega di potere recuperare più dei 9,5 miliardi di valore netto in un arco di tempo purtroppo imprecisato per il contribuente che finanzia l’operazione. Non sembra facile visto che i tassi di recupero più recenti sono vicini al 30%. Ma non è solo quello il problema. Nella Popolare Vicenza c’erano a fine 2016 oltre 4,5 miliardi di prestiti incagliati lordi (3,0 netti). Incagliato è un credito in cui il debitore ha difficoltà al pagamento, ma non è fallito o quasi fallito. Chi aiuterà adesso quei debitori (ma quanti sono?) a trovare una soluzione per pagare ed estinguere il debito? La SGA non ha al momento personale che sappia farlo. Da lunedì mattina gli ‘incagliati’ delle due banche non hanno più un interlocutore, il che non è sempre una buona notizia, bensì un enorme problema.

2) Ci sono altri miliardi di prestiti ripudiati da Intesa, perché non deteriorati ma ad alto rischio e altri 4 miliardi che Intesa gestirà con sospetto che possano diventare deteriorati. In quel caso, grazie a una delle garanzie ricevute dallo Stato i prestiti saranno restituiti graziosamente alla SGA da qui al…2020!  Tre anni per avere questo diritto è pura follia, perché dopo anche meno di 12 mesi saranno le scelte creditizie del nuovo padrone a determinare l’esito della partita.

Se prendiamo il bilancio 2016 della Popolare di Vicenza si può intuire che questi crediti siano in parte nelle Classi 5 e 6 (tabella sottostante) e in parte dentro quei 20 miliardi di crediti privi di rating ufficiale.

POP VICENZA DETERIORATI CLASSI RATING

Ora chiunque con un po’ di buon senso e conoscenza delle abitudini bancarie si renderà conto che le imprese piccole e medie che fanno parte del gruppo di ripudiati e di ‘sospetti di deterioramento’ non avranno interlocutori nella SGA e quelli approdati per il rotto della cuffia nella nuova banca non saranno né graditi né accuditi  (tanto se vanno male paga pantalone) perciò il loro futuro si presenta gramo da oggi.

Cosa devono fare le imprese ‘sperdute’

Suggerimento ovvio per questi imprenditori fragili, arrancanti ma ancora assolutamente vivi:
a) mettere in preventivo di fare a meno dei fidi a revoca delle due ex-banche, b) cercare subito alternative con altri istituti, c) aspettarsi diffidenza da quasi tutte le altre banche quando mostreranno la Centrale Rischi e la provenienza sospetta (nessuna banca ama togliere le castagne dal fuoco alle altre).

Azzardo in questo caso che parecchi di loro, se hanno argomenti spendibili (il portafoglio ordini, i buoni clienti, risultati in miglioramento…) possano trovare migliore accoglienza, comprensione e finanza nelle nuovissime iniziative fiorite in Italia per aiutare le piccole imprese con il risparmio preso da circuiti extra-bancari. Cessione delle fatture e prestiti chirografari online potrebbero in parte aiutare diversi imprenditori ‘sperduti’ e abbandonati al loro destino, evitando loro una brutta fine.

 

immagine del post concessa da Shutterstock©

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  1. Buongiorno Fabio,

    Mi chiedevo, perché la SGA non ha personale per gestire gli incagli? Hanno gestito i non performing del banco di Napoli quindi dovrebbero avere le capacità.

    Marco

  2. A me pare che i tedeschi o comunque il nord europa abbia solo insaponato la corda con cui lo stato italia, volutamente piccolo, si impicchera’.
    Salvate le banche , noi cattivi tedeschi non ci opponiamo, poi il debito pubblico esplode e di conseguenza giu’ di manovre correttive.
    E’ semplicemente la fine. Saluti

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