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9 giugno 2017

Bollettino medico bancario: giugno 2017

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Il primo bollettino medico bancario sullo stato della ristrutturazione delle banche malate è stato scritto su queste pagine più di 7 mesi fa. E già le cose si trascinavano da un bel po’. Siamo arrivati tra un referendum e una discussione sulle elezioni anticipate e lo stato dei ricoverati non migliora tantissimo.

MPS: sembra avere ottenuto faticosamente il lasciapassare dalla DG Comp della Commissione Europea, ma non è ancora finita come racconta qualche giorno fa Repubblica. Anche la generosa ricapitalizzazione precauzionale dello Stato prelevabile dal super-fondo di 20 miliardi stanziato dal Governo -che ha preso il posto di aumenti di capitale impossibili- obbliga la banca a sottostare ad altre verifiche e dettagli.

CARIGE: ancora febbre alta a Genova con il principale azionista Malacalza che ha defenestrato oggi nel CdA l’amministratore delegato Bastianini, da lui stesso scelto dopo avere cacciato Montani. Molti i capi d’accusa dell’azionista verso il suo manager tra cui anche quella “di aver realizzato un «budget 2017 deludente negli obiettivi» e «predisposto con notevole ritardo», che ha fatto sì che il gruppo fosse «gestito, da gennaio a maggio 2017, senza budget ricavi e, da aprile a maggio 2017, senza budget costi approvati dagli amministratori» della banca.”.  Da non credere.

POPOLARE VICENZA e VENETO BANCA: sono su qualsiasi giornale. Sinteticamente sarebbero già insolventi se lo Stato non avesse fornito liquidità garantendo oltre 6 miliardi di emissioni obbligazionarie. I clienti sono in fuga o in rivolta, l’azionista unico Atlante alza bandiera bianca di fronte alla prospettiva di mettere un altro miliardo di capitale dopo averne bruciati già 3,5 in un solo anno. Sfibranti negoziazioni con la DG Comp per ottenere pietà, clemenza e improbabili sconti rispetto alle richieste e alle regole della BRRD. E i mesi passano peggiorando la situazione. Le ultime notizie danno per persa la partita dei fondi di private equity; rimane l’opzione di una nuova colletta bancaria a cui il MEF ha invitato ancora le due grandi banche, che avevano scatenato l’inizio della crisi abbandonando i rispettivi consorzi di garanzia per l’aumento di capitale e si erano dovute tassare per dare fondi ad Atlante. Siamo al grottesco bis di un sistema bancario che versa soldi e diventerà per la seconda volta indirettamente proprietario in condominio -ma senza poteri direzionali- di due banche concorrenti perché, come ha dichiarato il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il bail-in in Italia non s’ha da fare (proprio mentre la Spagna ne ha completato uno magistralmente in pochi giorni per il fallito Banco Popular). Siamo alla farsa di sindaci locali, di associazioni degli imprenditori e camere di commercio che implorano il MEF di non fare fallire le due banche che hanno scassato l’economia locale e lo spronano a litigare con l’Europa a muso duro. Tutti risvegli miracolosi dopo anni di felice saccheggio sotto gli occhi compiacenti di chi oggi si accorge improvvisamente della sciagura in arrivo di un’inevitabile risoluzione. Per arrivare anche allo sconcertante episodio dell’AD della banca che confonde la liquidazione coatta della banca con la risoluzione sventolando non troppo ingenuamente lo spettro del rientro dei fidi alle imprese. Che caos.

Non abbiamo sistemato neppure CARIM, CariCesena e CR San Miniato, anche se Credit Agricole si è fatta avanti finalmente dopo avere preso atto che si possono fare affari in Italia comprando quote di mercato in banche da pagare 1€ (visto l’esempio UBI) dopo avere ottenuto una totale ripulitura dalle sofferenze di cui si dovrebbe occupare l’immancabile Atlante. Atlante deve comprare NPL da Monte Paschi, dalle due popolari venete, da Rimini, Cesena e San Miniato… c’è la coda. In più deve pagarle almeno 35% perché se non lo fa il buco si allarga ulteriormente. ‘Atlante vieni qui, no vieni qui, Atlante apri il portafoglio…’.

Poi ci sono banche come la Popolare di Bari che non sono diventate spa, ma hanno svalutato le proprie azioni, che hanno azionisti imbufaliti perché non riescono a vendere le azioni da anni e finalmente hanno trovato solo il coraggio di aprire un mercatino per scambiare azioni. Chissà quando partirà… con calma ora arriva l’estate.

Almeno in questi mesi siamo riusciti a fare deglutire Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti a UBI che ha pagato il famoso euro, ricapitalizzerà per 700 milioni e inizia a fare tagli dei costi. Sul personale ovviamente con la totale avversione del sindacato dei bancari che ha già dissotterrato l’ascia. Nicastro ha sudato sette camicie per fare quadrare tutti i tasselli, banche e NPL e deve ancora accasare definitivamente Carife a BPER che ha appena detto di non essere in arrivo per pagare conti.

Non allarghiamo troppo l’obiettivo alle BCC che sono in piena rissa tra di loro nel derby tra ICCREA e CCB che si strappano banche a colpi di golpe nei consigli di amministrazione come è appena successo a Chianti Banca.

Questo è solo uno spaccato sintetico delle notizie che toccano il nostro antico sistema bancario che mostra rughe e crepe profonde e si sente dire dal presidente uscente della CONSOB Vegas, che se non fa qualcosa di innovativo è destinato addirittura a scomparire. Vegas ha esagerato un tantino, ma le prime file della sala non avranno gradito tanto la profezia.

Non è una bella stagione per il settore bancario italiano ma il problema più grave di questo ospedale resta la lentezza con cui si interviene su qualsiasi problema anche grave. Anni persi, rimandi e esitazioni. Passeranno altri mesi prima di avere tutto nuovamente in ordine.

 

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  1. sarebbe interessante sapere chi possiede i bond subordinati del banco popular e delle banche venete. Perché se a rimetterci in caso di azzeramento è un fondo di investimento è una cosa ma se sono risparmiatori o piccoli imprenditori (costretto casomai a comprarli per ottenere un prestito) allora le conseguenze sono ben diverse.

    • Credo che presto avremo tutte le cifre, perché quantomeno sui titoli subordinati il problema dell’azzeramento sarà impossibile da evitare (semmai si parlerà di rimborsi ai quella parte di privati a cui sono state piazzate con malizia o alterazioni dei profili MIFID).
      Per quanto riguarda i piccoli imprenditori -che hanno quasi sempre la mia comprensione quando hanno zero potere negoziale con le loro banche- posso solo dire di averne sentiti diversi nella scomoda situazione di clienti delle due popolari. Alcuni hanno detto che non potevano sottrarsi alla richiesta, altri invece dicono di averla respinta. La mia impressione è che i primi abbiano sottovalutato le conseguenze possibili ma se avessero rifiutato avrebbero tutelato meglio le loro imprese, come è stato per chi si è sottratto alle lusinghe commerciali delle 2 banche. Ovviamente ogni caso ha la sua storia, ma in generale era possibile rifiutare la richiesta.

  2. Andrea

    Per quanto riguarda il Banco Popular, siamo solo all’inizio (“la batalla de las bandas”, si chima/erà) – ossia, bisogna aspettare un pò di tempo (soprattutto, che i plenipotenziari contabili del Santander, e non solo, mettano i Loro cervelli, oltre che le mani, sui “relativi documenti”).

    Al momento – domenica 12 giugno 2017 -, i maggiori “afectados” del Popular risultano essere, in ordine di perdite “sicure e certe”:

    1- PIMCO (in prima analisi, ossia alcuni mesi fa, sul 17% e in seconda analisi, ossi alcune settimane egiorni fa, sul 26%);

    2- Black Rock (da analisi “ufficiose”, intorno all’8% – 10% circa);

    3- (lo stesso) Banco Santander (in parte, forse spiega anche il motivo per cui Ana Patricia Botín ha spinto fortemente per l’acquisizione), di cui tuttavia non sono note le relative percentuali (neanche ufficiosamente);

    4- alcune Sicav Spagnole (di diritto sia Spagnolo che non – ossia, con sedi in altri Paesi UE e non).

    Saluti.

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