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26 maggio 2017

I coccodrilli del credito veneto

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I lanci di agenzie stampa si susseguono sull’esito della vicenda della Popolare Vicenza e di Veneto Banca, ma a oggi prima del weekend nessuno è in grado di fornire un esito certo. Dalla sponda italiana una cacofonia che comprende comunicati del CdA della banca a Vicenza che confermano “la validità del piano di ristrutturazione, a suo tempo approvato e sottoposto alle competenti Autorità” (piano che non è piaciuto a Bruxelles), prende atto delle dichiarazioni di Padoan (“non ci sarà bail-in”) e invitano a sondare Quaestio-Fondo Atlante che si è già bruciato 3,5 mld per un’eventuale ulteriore ricapitalizzazione (!).  Nel mentre Giuseppe Guzzetti, sponsor di Atlante, che dichiara stop ad altre perdite e Messina, CEO di Intesa, ribadisce di avere speso anche troppo per il non-salvataggio invitando senza molte riverenze il MEF a spendere in fretta parte dei 20 miliardi stanziati per le banche, senza assecondare le richieste di Bruxelles:

“Ma chi lo ha detto che ci vuole un miliardo? Partiamo da questo presupposto: ma chi lo dice? francamente,gia’ si sono persi tanti soldi in queste banche, io questo fatto che ci debbano venire a dire che per garantire un intervento pubblico ci vogliono altri soldi da far perdere ai privati, io francamente non partirei da questo presupposto….” (Fonte Radiocor)

I sindacati sono ovviamente sul piede di guerra prevedendo disastri sui tagli di personale: niente risoluzione e bail-in e niente tagli . Quindi? Come se ne esce? I privati non investono più, le altre banche non vogliono pagare, Atlante non ha soldi, i dipendenti devono essere tutti salvi. Tutti rivolti verso lo Stato, unico indiziato per tenere in piedi la baracca, Stato che il salvataggio lo farebbe di corsa (per ragioni anche politiche pre-elettorali) se non fosse che deve scegliere tra salvare MPS e salvare le due venete. Difficile che a Bruxelles, con l’opposizione ingrugnita di tedeschi e olandesi venga accettata una deviazione così palese delle regole della BRRD approvata da tutti gli stati membri per 3 banche tutte italiane.

Quindi in attesa di una risposta e di un finale, dobbiamo limitarci a valutare con stupore i colpevoli ritardi e la superficialità con cui la questione veneta è stata affrontata da tutti insieme, i troppi errori fatti dai tanti che sono intervenuti o potevano intervenire. Per arrivare a constatare come le lacrime oggi scendano da coccodrilli che si sono serviti in vari modi un pasto abbondante negli anni passati.
In questo blog la questione Popolare Vicenza e Veneto Banca è stata affrontata tante volte negli anni e nei mesi scorsi. In prima battuta per spiegare come nella folle corsa alla crescita dei volumi le due banche non avessero osservato criteri di grande prudenza o lungimiranza nella concessione del credito. Va aggiunto anche quanto spiegato benissimo da Andrea Greco e Franco Vanni nel libro appena pubblicato ‘Banche impopolari‘ quando raccontano come i prezzi praticati in Veneto dalle strutture commerciali di Zonin e Consoli fossero sistematicamente inferiori (a prescindere dal rischio sottoscritto) rispetto ad altre regioni d’Italia e anche rispetto alle altre banche in Veneto. Al punto che nessuno, all’interno del sistema bancario, dell’ABI e della stessa Banca d’Italia, può sostenere di non essere consapevole delle pratiche aggressive e fuori mercato delle due popolari. Con il beneficio di alcuni imprenditori vicinissimi ai vertici delle due banche e con aziende non esattamente brillanti. Perciò primo punto: tutti sapevano e lasciavano fare.

Nel grafico le curve indicizzate degli impieghi di 3 banche regionali e territoriali simili per dimensione: le due venete e la banca italiana più accorta sul credito, CREDEM. Mentre le due venete correvano a fare impieghi anche dopo la crisi del 2008 fino al 2012 (+64% per Veneto Banca e +35% per Popolare Vicenza) Credem si fermava nel 2009, proseguiva a metà del passo (+17%). Quando le due venete hanno iniziato la discesa precipitosa Credem invece ha continuato a crescere -tranne nel 2013- rubando quote di mercato e assistendo al tracollo degli impieghi veneti. Servono altre spiegazioni?

CFR IMPIEGHI POPVI-VB-CREDEM

Ugualmente noto e visibile che a fronte della crescita degli impieghi e delle sofferenze entrambe le banche seguivano una linea di accantonamento sui prestiti deteriorati piuttosto allegra, con accantonamenti decisamente inferiori a quelli stanziati da quasi tutte le altre banche. Anche in questo caso i numeri erano sotto gli occhi di tutti.

Fatto il danno (troppi finanziamenti concessi senza valutazione e quindi troppe sofferenze) la cura adottata -sempre sotto gli occhi di tutti- è stata anche peggiore. In veneto questo si etichetta così: “Xe pèso el tacòn del buso”. Il buso è stato consentire senza freni la raccolta di capitali presso la clientela con metodi fuori da qualsiasi regola, che prevedevano in modo diffuso e massiccio induzioni e ricatti per chi volesse mutui o finanziamenti allo scopo di fare sottoscrivere azioni delle due banche, oltretutto a valutazioni fantasiose (oggetto di perizie su cui si discuterà a lungo). Questa pratica (ora chiamata prestiti baciati) era nota a tutti da anni, commentata con ironia da molti operatori bancari ma è andata avanti senza una sola voce ufficiale che frenasse la follia, fatta eccezione per qualche giornalista che ha ricevuto le telefonate risentite dalla presidenza delle due banche e probabilmente avrà ricevuto qualche richiamo dai rispettivi direttori.

Non è finita. Poiché il buco si faceva piuttosto grosso (in termine di capitale) sempre sotto gli occhi dell’intera comunità finanziaria italiana e delle autorità di vigilanza è stato concesso ad entrambe le banche di emettere nuove azioni e obbligazioni subordinate ancora una volta all’interno del circuito della clientela (a quel punto gli investitori istituzionali avevano già capito e preso le distanze dai rischi) nonostante il profilo di rischio fosse inadatto per i piccoli risparmiatori e le quotazioni fossero nuovamente lontane dal valore e dai multipli mostrati in Borsa da banche quotate e da un ragionevole rapporto rendimento/rischio. I prospetti delle emissioni, regolarmente approvati dalle autorità sono oggi reperti indiziari nei tribunali di chi sta facendo cause alla banca e hanno spinto le strutture delle due banche persino all’alterazione dei profili MIFID della clientela che da normali cassettisti di risparmio familiare sono stati trasformati a loro insaputa in speculatori con conoscenze dei mercati finanziari. Non si neghi che questo sia esattamente ciò che avvenuto e che tutti sapevano. Nelle stanze dove si poteva decidere di fermare il meccanismo si è ingenuamente sperato che il fine (salvare le banche) giustificasse anche quei mezzi (imbrogliare la clientela).

L’ultimo blocco di errori e di responsabilità è quello più recente. Quando i buoi erano già scappati e finiti nelle fauci dei coccodrilli e il vulcano delle maxi-sofferenze e dei mini-accantonamenti era esploso (grazie alle ispezioni della BCE), quando le azioni gonfiate a dismisura si sono sgonfiate con svalutazioni successive e nessun socio riusciva più a venderle si è passati al salvataggio di sistema in extremis al grido le banche italiane non falliscono e il sistema è solido. Così nasce Atlante -finanziato da banche, assicurazioni, Poste Italiane (solo i fondi pensione delle professioni sono riusciti a ribellarsi alla chiamata)- che spende 3,5 miliardi per sottoscrivere aumenti di capitale disperati e rifiutati dai soci e dal mercato. Atlante brucia tutto nel giro di un anno dopo avere cantato vittoria iniziale (“banche messe in sicurezza”) e subito dopo avere scoperto da sola l’orrore dei conti e dei reati nascosti. Atlante nasce nelle stanze del Ministero delle Finanze ma è etichettato formalmente come intervento privato. Nasce anche l’idea di fondere due banche tecnicamente illiquide (quindi insolventi?), commercialmente e societariamente rivali alla morte, ora in agonia e salvate nuovamente da emissioni di titoli garantiti dallo Stato. Nel mentre i clienti protestano e abbandonano la banca spostando i depositi in massa e le imprese (anche piccole) contabilizzano nei bilanci i danni delle azioni totalmente svalutate. Ma si va avanti ancora a tentare l’impossibile dei nostri giorni.  Atlante era stato valutato da molti (anche su queste pagine) un fondo destinato a perdite non ai rendimenti del 6% promessi e le perdite sono ora state cristallizzate dai suoi sottoscrittori. La fusione delle due popolari predicata dai manager che si sono succeduti -con relative buonuscite- appare sempre più come una mossa inutile e forse controproducente viste le condizioni di entrambe, le sovrapposizioni di rete e dei crediti. E intanto le sofferenze continuano a crescere senza presidio: risulta che la gestione attiva delle posizioni in mora o incagliate non sia l’attività in cui le due popolari brillano, mentre da Intesa a Unicredit le posizioni vengono trattate, cedute e ripulite con maggiore velocità.

Nell’ultimo atto i coccodrilli stanno cominciando a piangere lamentando l’incomprensione e l’ostilità della Commissione Europea che non ci permette di salvare con nostri soldi pubblici due banche di territorio (che hanno devastato il territorio) e vuole imporre le direttive sul bail-in scaricando su obbligazionisti subordinati e forse anche senior parte dell’onere del salvataggio, prima che siano i cittadini contribuenti a pagarne il prezzo intero. Se nessun privato (o banca) intende contribuire al salvataggio le regole sono purtroppo precise, ma noi italiani abituati a fare regole e trovare scorciatoie invochiamo eccezioni usando come scudi umani proprio quei risparmiatori mai protetti prima, che sono stati usati per le prime inutili manovre di salvataggio.

Quanto a chi scrive -che sia chiaro non prova alcun sollievo a pensare ai guasti di una risoluzione bancaria come quella già avvenuta per 4 banche- ha documentato nei post precedenti quanto i problemi che hanno condotto le due popolari venete fossero manifesti, quanto il destino di Atlante fosse segnato dalla sua stessa nascita e quanto il tentativo di tenere in vita due marchi e due organizzazioni cerebralmente defunte sia velleitario e inutilmente costoso. Se tutto questo era visibile ad un semplice osservatore esterno, pur con l’occhio allenato a leggere bilanci, c’è da chiedersi per quali ragioni chi aveva informazioni più accurate e riservate abbia agito con tanta superficialità e poca incisività, in primis tutte le banche concorrenti che invece di affrontare la questione in ABI hanno versato oboli a chiamata per sistemare il tetto pericolante del sistema bancario. Oggi fanno i conti e dicono basta ma dicono subito dopo che le due popolari devono essere salvate. Ad ogni costo.

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  1. Nel panorama desolante del sistema bancario italiano e del sistema tout court, è un sollievo poter ascoltare la voce franca e intelligente di Fabio. Da speranza che non tutto sia perduto e che ci siano ancora uomini da cui imparare e da cui poter ripartire. Grazie!

  2. Sono Veneto e non mi sono mai fidato di queste banche….la loro crescita troppo impetuosa mi aveva fatto riflettere
    Sono sempre stato cliente soddisfatto di BNL e delle sue offerte

    https://bnl.it/it/Individui-e-Famiglie/Conti

  3. E adesso che Fondo Atlante ha alzato bandiera bianca, cosa succede?

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