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27 aprile 2017

Banche italiane: un modello poco attraente

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Per questa volta mettiamo di lato le tristi vicende delle banche in crisi (che restano ancora senza una soluzione precisa) o sulle sofferenze (un problema che ogni paese deve risolvere a suo modo a causa delle differenze eccessive) e facciamo un paio di ragionamenti sulla capacità delle banche italiane, quelle ritenute più solide, di competere in uno scenario europeo. Non perché sia in atto un aggressione al mercato italiano (spaventa la sua complessità, tranne per chi come Deutsche Bank, Credit Agricole e BNP è già di casa), ma perché agli occhi degli investitori istituzionali la comparazione sarà sempre inevitabile.  La crisi delle banche italiane non è solo da sofferenze, ma anche da crollo dei ricavi, che ora faticosamente tentano la risalita con l’attenuarsi della crisi. A fatica, perché il modello di business delle banche italiane è strutturalmente più debole perché dipendente dall’intermediazione a famiglie e imprese che in fase di crisi si è contratta, per le pesanti rettifiche e la scarsità di capitale. Il confronto con una banca francese come Societé Generale è emblematico proprio sulla capacità di generare ricavi e il cambiamento avvenuto dal 2013 al 2016, proprio grazie a un modello di business differente.

BANK REVENUES 2013-16

confronto componenti % dei ricavi 2013-2016

La suddivisione percentuale dei ricavi mostra come i ricavi dell’area di trading siano (in proporzione) da 3 a 4 volte più rilevanti per la banca francese rispetto alle due italiane nel 2016. Peggio ancora, finita la festa del carry trade sui BTP acquistati con i fondi a tasso agevolato (LTRO) della BCE, i ricavi si sono persino dimezzati per UBI Banca. La riduzione del margine da denaro (Net Interest Income) è avvenuta anche in Francia per SocGen a causa del calo dei tassi, un po’ meno per UBI che non riesce a sviluppare sufficienti ricavi nel commissionale (Intesa incassa molte commissioni dalla vendita di polizze).

Il calo del margine da interesse è stato molto più pesante in Italia: – 14% per UBI, meno 10% per Intesa in 3 anni, -6% per SocGen,

BANK REVENUES 2013-16 2

Sono i profitti da trading che spingono la banca francese, aumentati nello stesso periodo del 51% contro un calo del 71% per Intesa SanPaolo.

Il punto è che SocGen è una banca diversa, fa retail in Francia dove ricava il 33% dei suoi margini, ma fa anche molto altro in altri paesi, come mostra questo grafico dalla ricerca pubblicata dall’agenzia di rating Scope.

SOCGEN REVENUES 2016

fonte: Scope Ratings

SocGen ha un portafoglio di business equilibrato tra banca tradizionale in Francia e in altri paesi e una componente rilevante di market making, investment banking, advisory e wealth management. In un contesto di ripresa economica stentata le banche italiane che sono rimaste ancorate al banking tradizionale senza sviluppare su larga scala servizi di investment banking per investitori e corporate, fronteggiano maggiori difficoltà nel rialzare il livello dei ricavi. Questo vale a maggior ragione per le piccole e piccolissime banche italiane che non sono neppure in condizione di sostenere investimenti in personale, strutture e risk management per gestire attività di trading e quindi sono condannate a farsi bastare attività di intermediazione, che al netto del costo del rischio e delle strutture fisiche (filiali) rendono troppo poco.

Previsione: tassi alla clientela in risalita

La redditività delle banche italiane dipende moltissimo dalla risalita dei tassi che -quando partirà- indurrà naturalmente l’ampliamento della forbice tra tassi attivi e passivi, ammesso che la raccolta diretta si mantenga sugli attuali livelli e non defluisca su circuiti e prodotti non bancari (fondi non di emanazione bancaria).

Al momento la redditività delle banche italiane dipende troppo dai volumi di impiego -che restano anche in questo primo trimestre 2017 stazionari- e dagli spread che risultano in molti casi ingiustificatamente bassi soprattutto se applicati a quella fetta di clientela imprese verso cui si riversa l’offerta (vedi la tabella di UBI in fondo che mostra spread medi scesi da 3,2% a 2,5% sul breve e ancora più bassi sul medio termine).
Prima o poi la guerra sui prezzi si fermerà e , forse con la scusa della risalita dei tassi ripartirà una silenziosa rincorsa ad allargare gli spread sui finanziamenti.  Nel frattempo le banche italiane stanno alzando dovunque possono le commissioni sui conti correnti, sulle operazioni di pagamento, sulle piccole penali per extra fido perché da qualche parte devono compensare. Commissioni per veri servizi a valore aggiunto (escludendo la vendita di polizze che spesso non è a valore aggiunto per il cliente…) se ne vedono ancora troppo poche, ma sicuramente tutti saranno stimolati a provarci. Perché di alternative se ne vedono poche poche. A meno di chiamarsi SocGen.

UBI Banca 2016 spread

fonte: presentazione risultati 2016- UBI Banca

 

immagine del post da Shutterstock©

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  1. Salve a tutti, articolo molto interessante che fotografa ben degli aspetti della situazione attuale.
    Dalla mia esperienza personale mi sono sempre trovato bene con BNL, una banca che mi ha sempre dato un senso di solidità molto importante, inoltre grazie a questo inserto nel sito sono riuscito a farmi l’idea su temi spigolosi:

    https://bnl.it/it/Footer/Bail-In

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