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12 aprile 2017

ABI e Confindustria, causa di separazione

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Dopo le lamentele di Confartigianato e Confcommercio anche Confindustria ha finalmente preso posizione sulla stitichezza del credito bancario italiano. Con la nota 17-03 del 6 aprile il Centro Studi di Confindustria ha puntato il dito sul sistema bancario che rallenterebbe la ripresa non erogando prestiti a sufficienza. Queste le frasi usate nel rapporto di Ciro Rapacciuolo e Massimo Rodà:

Uno degli elementi che contribuisce a spiegare la lentezza della risalita dell’economia italiana è la carenza di credito. In Italia i prestiti alle imprese si sono ridotti per cinque anni consecutivi, a un ritmo medio del 3,2% all’anno nel periodo 2012-2016 (-15,3% cumulato; Grafico A). E la caduta, a inizio 2017, è proseguita. Nel 2016 sono diminuiti anche i prestiti alle imprese erogati dai primi 4 gruppi bancari italiani: -0,8% (elaborazioni CSC sui bilanci dei singoli istituti), rispetto al -2,2% dell’intero sistema bancario. […]

La brusca riduzione del credito negli ultimi anni ha messo in difficoltà molte imprese, che devono fare i conti con tale restrizione nelle scelte operative. Nella gran parte dei casi, la flessione dello stock di credito, infatti, non è stata dovuta a una minor domanda da parte delle  aziende, visto che l’attività economica è cresciuta; piuttosto, le imprese hanno subito la restrizione del credito, dal lato dell’offerta. […]

CSC credito 2017

fonte: Centro Studi Confindustria – 6-4-2017

Nell’attuale fase, invece, la mancanza di credito per le imprese sta frenando la crescita italiana. Ciò perché essa fa mancare a molte aziende le risorse per nuovi investimenti produttivi, per il magazzino e, in alcuni casi, addirittura per l’attività corrente. Altre imprese, però, disponendo di maggiore autofinanziamento o di possibilità di accesso diretto ai mercati dei capitali, riescono a crescere, aggirando la mancanza di credito bancario.

Stizzita e immediata la replica dell’ABI affidata a una nota vergata lo stesso giorno:

In riferimento a quanto presentato oggi dal Centro Studi Confindustria, il vice direttore generale dell’ABI Gianfranco Torriero rileva che i dati ufficiali di fonte Banca d’Italia segnalano, invece, che i finanziamenti complessivi alle imprese sono cresciuti a fine 2016 dello 0,23% su base annua. La tendenza si è rafforzata a inizio 2017 quando il tasso di crescita ha sfiorato l’1%.

Se si considera il credito erogato alle imprese, corretto per la dinamica della economia, emerge dai dati ufficiali, Bce ed Eurostat, che il supporto delle banche è stato più elevato in Italia rispetto a quanto registrato nella media dei Paesi dell’area dell’euro, e specificatamente della Spagna e della Germania. Solo la Francia presenta un valore maggiore di quello italiano.

L’ABI rileva inoltre, sulla base di dati ufficiali Mediobanca, come nel corso degli ultimi anni, le imprese italiane abbiamo ridotto in misura significa gli investimenti, generando un aumento del surplus di cassa di quasi il 10%.

La nota dell’ABI si guarda bene dal pubblicare grafici e tabelle o dare date e periodi a cui si riferiscono i dati positivi, perché la verità è che il credito è calato brutalmente (120 miliardi) dal picco del 2011 e non cresce neppure in questi primi mesi del 2017. Si tenta di controbattere alle accuse di Confindustria con oscuri confronti europei e generiche definizioni di supporto. Per finire con un calcetto negli stinchi delle imprese colpevoli di non investire abbastanza.

Purtroppo per ABI i dati della Banca d’Italia pubblicati due giorni fa sembrano dare ragione a Confindustria:

In febbraio i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti dello 0,8 per cento su base annua (1,2 per cento in gennaio). I prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,2 per cento (come nel mese precedente), quelli alle società non finanziarie dello 0,1 per cento (0,9 per cento in gennaio).

Bankit prestiti 2017

fonte Banca d’Italia 11-4-2017

La vera ripresa del credito sta avvenendo per ora sui mutui casa, non sulle imprese e il dato di febbraio in arretramento su quello di gennaio dice molto sull’esitazione delle banche nel riaprire le chiuse della diga.

Se tutte le organizzazioni che rappresentano le imprese stanno perdendo la pazienza con le banche, nello stesso momento in cui lo Stato si carica di 10 o 20 miliardi di costi per salvare alcune banche-horror la tensione non può che salire. Fine delle moine tra Confindustria e ABI? Fine delle colpe date alla crisi, alla Germania o ai cavalli che non bevono? Fine della finzione dei plafond miliardari che di anno in anno si susseguono nelle firme con Confindustria ma poi i conti del credito restano sempre in negativo? La base delle aziende di Confindustria ha perso le staffe e chiede una svolta al vertice sull’argomento credito? Sediamoci sulla riva del fiume ad osservare.

 

immagine del post da Shutterstock©

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to “ABI e Confindustria, causa di separazione”
  1. Considerazioni “vista banca”.
    Erogo 1000 euro di credito = assorbimento patrimoniale variabile da 40 a 80
    Ricavi da finanziamento ( primo anno la metà) = 1 anno 10; secondo anno 20; terzo anno 20
    Nella migliore delle ipotesi dopo 3 anni recupero con l’utile il capitale assorbito dal finanziamento.
    E si sa che oggi, grazie alla politica restrittiva sui coefficienti patrimoniali minimi ( SREP effetto di IFRS 9, fair value titoli etc.) il PATRIMONIO spendibile è elemento raro nelle banche .
    Per questo da tempo sostengo che BCE dovrebbe dare al sistema patrimonio e non “falsa liquidità”.
    Inoltre, si consideri che a fronte della criticità di erogazione del credito appare sempre piu’ evidente una altra distonia : l’arretrato erariale che oramai permea tutti i bilanci delle aziende ( altra fonte di finanziamento ). Fenomeno che andrebbe meglio valutato.

    • Lo Stato prende (ritardati pagamenti) e da (ritardati versamenti delle imprese). Ha solo un maggiore tasso di prevedibilità rispetto alle banche…

  2. Ecco ABI che ritorna ad accusare le imprese (soprattutto costruzioni) per i mancati investimenti. Ma è davvero questo l’alibi?
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-18/abi-marzo-si-rafforzano-prestiti-imprese-e-famiglie-14percento-152729.shtml?uuid=AExqw86&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

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