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31 marzo 2017

Non tutte le storie bancarie sono a lieto fine

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Siamo vicini al capitolo finale per la Popolare Vicenza. Il CDA ha appena presentato un bilancio 2016 con perdite per 1,9 miliardi, 4 miliardi bruciati in tre anni. Le perdite 2016 cancellano l’investimento del socio al 99%, il fondo Atlante, il miliardo e mezzo speso per sottoscrivere l’aumento di capitale e successivamente per tenere in piedi la banca con altri 310 milioni. La banca ha perso il 31% dei ricavi, ha perso ingenti masse di depositi e liquidità negli ultimi mesi (8,7 miliardi pari a -14% nel 2016) e ha fatto appello alla BCE e all’emissione di obbligazioni totalmente garantite dallo Stato italiano. L’Offerta di Transazione ai 94.000 soci per frenare le cause massicce ha raggiunto solo il 68,7% rispetto all’obiettivo dell’80% prefissato. I nuovi vertici della Popolare Vicenza hanno ammesso la sconfitta e richiesto l’intervento dello Stato per una ricapitalizzazione precauzionale che eviti il fallimento. La sorte della banca ora è appesa a un filo per sapere se l’Europa concederà l’autorizzazione. Sullo sfondo una squallida battaglia legale tra l’ex-presidente Zonin e l’ex-amministratore delegato Samuele Sorato che si rimpallano l’accusa di avere tradito i clienti ordinando le operazioni di vendita delle azioni e delle obbligazioni all’insaputa uno dell’altro. Mentre tutto il mondo non fatica a pensare che agissero di comune accordo.

Non entriamo nei tecnicismi per sapere a quali condizioni possa essere concessa l’autorizzazione al salvataggio e quali siano le opzioni in campo. Vedremo presto. Però ci possiamo permettere di fare notare le seguenti cose:

♦ l’epilogo dimostra quanto sostenuto qui più volte sull’impossibilità di salvataggio ‘naturale’ della banca con iniezioni di capitale, con il fondo ‘privato’ Atlante messo in piedi in fretta e furia un anno fa, con le ipotesi di fusione con Veneto Banca, con le dichiarazioni ottimistiche dell’AD Iorio e poi del nuovo presidente Mion. Tutte spazzate dalla realtà amara dei conti.
♦ le perdite massicce registrate dalla banca nel 2015 e nel 2016, che continuano nel 2017, dimostrano che gli errori fatti sul credito (prima) e sui mancati accantonamenti (dopo) si pagano presto o tardi e determinano l’affondamento della nave perché nessuna banca con queste caratteristiche può essere risanata in tempi brevi. Peggio ancora se decide di turlupinare i propri clienti aggiungendo il rischio di soccombere in giudizio nei tribunali e pagare danni monumentali.
♦ altra considerazione la sottovalutazione insistita degli organi di vigilanza che per anni hanno assistito a accantonamenti insufficienti (rispetto a quanto già facevano altre banche), a classificazioni benevole del portafoglio rischi e accettato aumenti di capitale collocati fuori dal giudizio del mercato. In troppi hanno sperato che tutto si sarebbe risolto e che i peccati veniali e le benevolenze dei vigilanti fossero sufficienti a coprire i buchi fatti da pessimi manager. Tutti hanno sbagliato valutazione e si ritrovano oggi con una situazione quasi impossibile da recuperare in extremis.
♦ l’insistenza italica nell’evitare risoluzione (bail-in) da parte del sistema bancario continua. Non si cambia piano nemmeno dopo avere pagato già un conto di oltre 8 miliardi per salvare le banche rotte. L’AD di Intesa SanPaolo ha affermato che sulle banche italiane il bail-in non s’ha da fare, però ha anche detto che non metterà un euro di più in Atlante e tantomeno direttamente nella banca di Vicenza. Ergo i soldi deve metterli lo Stato, cioè noi, perché in Italia si è deciso che nessuna banca deve fallire in modo manifesto. Nessuno si ferma a considerare che i fallimenti annunciati non sono più una sorpresa per i cittadini e che i correntisti delle banche non sono più un problema, sanno già cosa fare: spostano i depositi come ci racconta Franco Vanni su Repubblica (Presi 9 miliardi dai conti “Fuga dalla Zonin Bank”)

Girato l’angolo, in corso Palladio, ci sono le filiali Bnl e Credem, una di fronte all’altra. «In questo periodo, per noi concorrenti, portare via clienti alla Vicenza è facile come vendere gelati di fronte alle scuole elementari », dice un giovane private banker in camicia. «Sappiamo che non durerà, quindi ci diamo dentro». Molti dei grandi clienti di Bpvi degli anni belli, dopo il crollo, hanno seguito i loro vecchi gestori, che dalla Popolare si sono trasferiti in altri istituti.

Vogliamo farci del male fino in fondo e sottolineare che la parabola negativa della Popolare di Vicenza era già scritta da diversi anni nei bilanci della banca? Perché le sofferenze che continuano a maturare e sfondare il conto economico della banca sono gli stessi incagli, o inadempienze probabili, contabilizzate male negli anni passati, lasciati a marcire senza interventi di recupero o di buon senso, perché che la Popolare di Vicenza e Veneto Banca non fossero i campioni nazionali nella specialità della concessione dei crediti era visibile anni fa solo leggendo accuratamente i bilanci, come aveva fatto diligentemente il vostro autore nei post del 2011 (Ancora tanti dubbi a Vicenza) e del 2012 (Credito e sofferenze: Popolare Vicenza). Le responsabilità del naufragio della Popolare di Vicenza hanno quindi nomi, cognomi e ruoli ricoperti negli ultimi 10 anni per approvare concessioni di fidi e operazioni azzardate.

La fortuna è cieca, la sfortuna ci vede benissimo ma i guai delle banche che finiranno nel conto delle nostre tasse, credetemi, ce li siamo cercati tutti.

 

Immagine del post da Shutterstock©

 

 

 

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