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25 marzo 2017

In banca tanti UTP da gestire con la testa

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Dalla sua nascita questo blog commenta e puntualizza i fatti e gli effetti che sono sorti a causa della crisi sul sistema imprese e sul sistema banche. Non sono mai mancate in 7 anni le puntate per spiegare quanto poco le banche (e le imprese) riuscissero a fare per frenare la crescita delle sofferenze, nonostante il loro passaggio da crediti ‘buoni’ a crediti in sofferenza avvenga in tempi non brevissimi. Ritorno in argomento sfruttando una recente ricerca di Pwc che fa una sintesi chiara sull’importanza delle posizioni incagliate (UTP) ma non ancora degenerate. Partendo dalla fotografia della loro crescita nel periodo 2008-2016 da 85 a 331 miliardi al tasso galoppante medio del 22% annuo.

Pwc growth NPL

Il centro dell’attenzione è posto anche nello studio Pwc su due punti:
cosa accadrà ai 123 miliardi lordi di UTP che possono essere recuperati o degenerare in sofferenze?
la capacità delle banche di gestire questa massa (concentrata al 92% nelle prime 20 banche) è assai diversa da banca a banca.

Bad Loans e UTP variano in funzione di cessioni e migrazioni da uno stato all’altro. A logica gli UTP dovrebbero spostarsi entro uno o due anni o diventando sofferenze o per ritornare allo stato solvente. Non è mai andata così… Molti UTP sono rimasti tali perché la banca non agiva né voleva/poteva trasformarli in ciò che erano veramente (sofferenze) per evitare di accantonare il 40% in più.  Comunque osservando i flussi del 2014-2015 si notano varie realtà:

Pwc NPL outflows inflows

-il deterioramento degli UTP a sofferenze è stato del 33% nel 2014 e del 22% nel 2015
-il rientro in bonis è stato modesto: 6% e 5% rispettivamente
-meglio i recuperi del 12-13%
ma è chiaro che la sacca di UTP continua ad alimentare le nuove sofferenze e non di poco.
Quindi il sistema bancario o classifica male i crediti oppure non ha grande capacità di gestirli in meglio.

Quanto sono gli UTP sul totale dei NPL per ciascuna banca e cosa significa? Ci viene in aiuto un altro grafico:

Pwc NPL breakdown

Notare come le sacche più rilevanti di UTP in proporzione rispetto al totale NPL siano nelle banche in crisi/difficoltà: Banco Popolare, Popolare Vicenza, Veneto Banca, ma non in MPS e in modo ragionevole in Carige. Preoccupante la percentuale di ICCREA Banca. Comunque se si applica la percentuale del 2015 (22%) agli UTP che passeranno a sofferenza i numeri sono elevati e gli accantonamenti necessari altrettanto. Il grafico elaborato sempre dai dati di Pwc qualche sorpresa la crea:

Tassi migrazione UTP

Le posizioni di BNL, Popolare Vicenza sono preoccupanti perché nel 2015 hanno visto passaggi da UTP a sofferenze nettamente superiori ai recuperi. Maluccio anche MPS (-9%) e UBI (-8%) mentre si conferma la politica più rigorosa (anche se tardiva) di Banco Popolare e BPER a cui va aggiunta a sorpresa anche Carige. Queste percentuali riflettono la capacità di intervenire sulle posizioni critiche e riuscire a riportarle a casa, o riportare il debitore in stato di normalità. E’ esattamente quello che serve e che servirà ancora sui 120 miliardi lordi di UTP. Grande opportunità dice Pwc, grande sforzo di acume e di capacità personali dico io. Anche il grafico successivo indica la situazione grave di BNL, Popolare Vicenza e CariCesena (non a caso tra le banche in corso di salvataggio in extremis).

Pwc UTP to bad loans

Le conclusioni che si possono tirare da questi numeri e grafici sono due:

  • UTP (i vecchi incagli) sono tanti e se non gestiti bene possono creare altri danni nei bilanci bancari. Come si vede dai dati 2015 non tutte le banche hanno saputo intervenire efficacemente, tra chi ha nascosto le cose sotto il tappeto e chi non aveva persone specializzate per intervenire. Altre banche hanno agito per il meglio.
  • la crescita degli NPL ha anche aspetti potenzialmente positivi se la lezione di questo periodo nero sarà stata utile alle imprese per non finire stritolati nei meccanismi dell’insolvenza. E se sarà servita alle banche per rivedere il modo di fare credito e per creare un parco di risorse specializzate nella gestione delle situazioni critiche. Perché ora le persone dedicate al recupero degli UTP sono diventate molte e questa scuola speciale e impegnativa può diventare il nucleo da cui ripartire per non commettere nuovi errori.

Le banche non venderanno gli UTP ai fondi perché su quei crediti hanno accantonato solo il 20-25% e non possono subire altre perdite. Sono costrette a gestirli, questa volta con la testa sulle spalle.

Immagine del post da Shutterstock©

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Pubblicato in: banche, NPL

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