Postato:

12 marzo 2017

E’ ufficiale: meno credito alle piccole imprese

shutterstock_71610913

Nel 2015 i prestiti bancari sono cresciuti per le imprese di maggiore dimensione mentre hanno continuato a contrarsi per quelle più piccole; questo divario si osserva anche per aziende appartenenti allo stesso settore di attività economica o con condizioni di bilancio simili. Stime econometriche confermano che, a parità di numerose caratteristiche di impresa (redditività, liquidità, dinamica del fatturato, spesa per investimenti, settore di attività economica e area geografica), il credito si è ridotto soprattutto per le microimprese e per le aziende più rischiose. La maggiore fragilità finanziaria delle microimprese, dovuta in particolare al più elevato indebitamento, spiega oltre il 70 per cento della differenza nel tasso di variazione dei prestiti con le grandi aziende e circa il 40 di quello con le imprese di piccola e media dimensione.

Questo paragrafo è contenuto in un paper della Banca d’Italia appena pubblicato (“Fragilità finanziaria delle imprese e allocazione del credito” di Emilia Bonaccorsi di Patti e Paolo Finaldi Russo – QEF Febbraio 2017) e rappresenta la conferma ufficiale verificata su un campione di 260.000 imprese società di capitali, di cui 197.620 micro imprese (fino a €2 milioni di fatturato) di quanto è stato ripetutamente spiegato sulle pagine di Imprese+Finanza.

Bankit- credito per dimensione

Lo studio dei ricercatori di Banca d’Italia attribuisce l’allocazione a sfavore delle micro e piccole imprese prevalentemente a fattori di rischio (leverage, o livello d’indebitamento):

Al rischio, soprattutto al leverage, è inoltre riconducibile un’ampia parte delle differenze tra le classi dimensionali: oltre il 70 per cento del divario tra microimprese e grandi aziende e circa il 40 per cento di quello tra microimprese e aziende di piccola e media dimensione.

La ricerca certifica anche la probabilità che una crescente avversione al finanziamento della piccola impresa da parte delle banche sia dettata da fattori diversi dalla pura valutazione del rischio:

I risultati indicano infine che vi è una componente della minor crescita del credito
delle microimprese non spiegata dagli indicatori inclusi nelle regressioni. Ciò potrebbe
riflettere una minore propensione delle banche a finanziare clientela di piccola dimensione a causa della maggiore incidenza dei costi fissi oppure le difficoltà ad adattare i metodi di valutazione del merito di credito basati sull’informazione qualitativa ai rilevanti cambiamenti tecnologici e regolamentari in corso. […]

Potrebbero anche incidere fattori dal lato dei costi, che rendono non adeguatamente remunerativo per le banche l’erogazione e la gestione di fidi di importo contenuto.

Bankit-flussi 2013-15

E conferma con questo grafico che la percentuale di aziende affidate con credito in aumento sia non superiore al 40% e dal 2013 al 2015 sempre inferiore alla percentuale delle imprese con credito in riduzione, dando ragione a chi, come chi scrive qu ritiene che il credito facilmente disponibile sia concentrato esclusivamente su una fascia di imprese medio-grandi considerata di elevata affidabilità.

La sintesi al lavoro dei ricercatori di Banca d’Italia non lascia molti dubbi:

A partire dal 2015 la ripresa dell’economia italiana si è associata a un lieve recupero
del flusso di credito alle imprese. La capacità di accedere a nuovi finanziamenti, l’entità dei
prestiti concessi e le condizioni applicate dagli intermediari sono risultate, tuttavia, molto
differenziate in ragione delle caratteristiche delle aziende beneficiarie. Il credito, in
particolare, è cresciuto per le imprese di maggiore dimensione mentre ha continuato a diminuire per le aziende più piccole; questo divario tra classi dimensionali si osserva anche per le imprese appartenenti allo stesso settore di attività economica o per quelle che presentano condizioni di bilancio simili.

Questi i fatti, poi ci sono le opinioni e –come è già stato fatto– occorre domandarsi se mettere a digiuno le micro e piccole imprese sia una buona soluzione per la nostra crescita economica.

 

Immagine del post da Shutterstock©

 

more

Ti potrebbe interessare anche :


to “E’ ufficiale: meno credito alle piccole imprese”
  1. Le Piccole e Medie Imprese (PMI) sono un elemento chiave dell’economia Europea e contribuiscono in modo significativo alla creazione di posti di lavoro ed alla relativa crescita economica[1].

    Nel 2015, da/ultimi dati disponibili e comparabili, più di 22.3 milioni di PMI nell’Unione Europea costituivano il 99.81% di tutte le Imprese non finanziarie, impiegavano 90 milioni di Persone (66.9% dell’occupazione totale), generavano il 57.8% del valore aggiunto totale[2] e procuravano l’85% dei nuovi posti di lavoro.

    L’Europa, per non parlare/scrivere dell’Italia, deve assolutamente assicurarsi che venga creata una nuova generazione di PMI per compensare le 200.000 Imprese che falliscono ogni anno[3], con l’impatto che ne consegue per 1.7 milioni di Lavoratori.

    Tuttavia, ciò che conta di più per la futura crescita economica Europea ed Italiana, sono le Imprese che vogliono innovare, crescere ed esportare.

    Secondo un’analisi realizzata dalla Banca Mondiale[4], nel 2007 il tasso medio dei prestiti in sofferenza delle PMI nei Mercati dei Paesi Sviluppati era pari al 6.93%, più del doppio di quello dei crediti alle Grandi Imprese (2.54%).

    I prestiti in sofferenza sono aumentati massicciamente durante la crisi in Portogallo, Spagna, Italia ed Irlanda, arrivando a percentuali a doppia cifra – comprese tra il 10% ed il 25%.

    Politiche volte ad incoraggiare le Banche a concedere prestiti alle Imprese più esposte al rischio, in particolare Imprese nella prima fase di sviluppo od in/nelle (varie) crisi e con relative garanzie limitate, potrebbero creare una serie di Banche poco solide, causare una (ulteriore) contrazione del credito e provocare una sempre più crescente instabilità finanziaria[5].

    L’Europa, per non parlare/scrivere dell’Italia, devono concentrarsi principalmente su un buon funzionamento della “transizione del/al finanziamento”, che attualmente è del tutto “frammentaria” (eufemismo – è dire poco).

    Importante, infatti, sapere che nel periodo 2013-2015, per valori e dati ultimi comparabili e disponibili, solo il costo medio per avviare un’Impresa nell’UE ammontava al 4.1% circa del PIL pro capite, mentre negli USA era dell’1.17% circa.

    In generale, quindi, con “quei/questi” valori e dati (comparabili), non si va proprio da nessuna parte – nel medio/lungo termine per di più [altro che la “manfrina” (ossessiva) su cosa pensa e dice Trump (“America First”)].

    l- – – – –

    [1] Definizione di PMI secondo l’Unione Europea – (leggasi/vedasi, da) “Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, L 124 del 20.5.2003” [P. 36]
    http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32003H0361&from=EN

    [2] European Investment Fund (EIF, the), “Annual report 2015 (Supporting smart, sustainable and inclusive economic growth for SMEs)” – May 2, 2016 [P. 7 (or 9/120)]
    http://www.eif.org/news_centre/publications/eif_annual_report_2015.pdf

    – ET –

    European Commission (Internal Market, Industry, Entrepreneurship and SMEs, the), (and) VV.AA, “Annual report on European SMEs 2015/2016: SME recovery continues” – Brussels: November 24, 2016
    http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/21251/attachments/1/translations/en/renditions/native
    l- Infographic: presents the latest data on European SMEs based on the annual report 2015/2016
    http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/21251/attachments/4/translations/en/renditions/native
    l- Insolvencies and SMEs: the role of second chance (Special study accompanying the annual report 2015-2016)
    http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/21251/attachments/5/translations/en/renditions/native

    [3] European Commission, “Bankruptcy and second chances for honest failed Entrepreneurs” – Update: June 19, 2015
    http://ec.europa.eu/growth/tools-databases/newsroom/cf/itemdetail.cfm?item_id=7962&lang=en

    [4] T. Beck, A. Demirgüç-Kunt, M. S. Martinez Pería (World Bank, Development Research Group Finance and Private Sector Team, the), “Bank financing for SMEs around the World: drivers, obstacles, business models and lending practices” – Policy Research Working Paper: No. 4785 – Washington, DC: November 1, 2008
    https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/6315/WPS4785.pdf?sequence=1&isAllowed=y

    [5] T. Aubrey, R. Thillaye, A. Reed (Policy Network, com; (and), Rowman & Littlefield International, the), “Supporting investors and growth firms – A Bottom-up approach to a capital markets union” – June 9, 2015 [Pp. 17-23 (or 26-32/97)]
    http://www.policy-network.net/publications_download.aspx?ID=9181

    [6] The Global Economy (com), The World Bank, “A. USA: cost of starting a business” – (with/and) – “B. Cost of starting a business: country rankings” – Update: March 12, 2017
    A. http://www.theglobaleconomy.com/USA/Cost_of_starting_business/
    B. http://www.theglobaleconomy.com/rankings/Cost_of_starting_business/

    – – – – -l

    Buona lettura e relativo/i approfondimento/i a Tutti.

    Surfer

  2. Le Piccole e Medie Imprese (PMI) sono un elemento chiave dell’economia Europea e contribuiscono in modo significativo alla creazione di posti di lavoro ed alla relativa crescita economica[1].

    Nel 2015, da/ultimi dati disponibili e comparabili, più di 22.3 milioni di PMI nell’Unione Europea costituivano il 99.81% di tutte le Imprese non finanziarie, impiegavano 90 milioni di Persone (66.9% dell’occupazione totale), generavano il 57.8% del valore aggiunto totale[2] e procuravano l’85% dei nuovi posti di lavoro.

    L’Europa, per non parlare/scrivere dell’Italia, deve assolutamente assicurarsi che venga creata una nuova generazione di PMI per compensare le 200.000 Imprese che falliscono ogni anno[3], con l’impatto che ne consegue per 1.7 milioni di Lavoratori.

    Tuttavia, ciò che conta di più per la futura crescita economica Europea ed Italiana, sono le Imprese che vogliono innovare, crescere ed esportare.

    Secondo un’analisi realizzata dalla Banca Mondiale[4], nel 2007 il tasso medio dei prestiti in sofferenza delle PMI nei Mercati dei Paesi Sviluppati era pari al 6.93%, più del doppio di quello dei crediti alle Grandi Imprese (2.54%).

    I prestiti in sofferenza sono aumentati massicciamente durante la crisi in Portogallo, Spagna, Italia ed Irlanda, arrivando a percentuali a doppia cifra – comprese tra il 10% ed il 25%.

    Politiche volte ad incoraggiare le Banche a concedere prestiti alle Imprese più esposte al rischio, in particolare Imprese nella prima fase di sviluppo od in/nelle (varie) crisi e con relative garanzie limitate, potrebbero creare una serie di Banche poco solide, causare una (ulteriore) contrazione del credito e provocare una sempre più crescente instabilità finanziaria[5].

    L’Europa, per non parlare/scrivere dell’Italia, devono concentrarsi principalmente su un buon funzionamento della “transizione del/al finanziamento”, che attualmente è del tutto “frammentaria” (eufemismo – è dire poco).

    Importante, infatti, sapere che nel periodo 2013-2015, per valori e dati ultimi comparabili e disponibili, solo il costo medio per avviare un’Impresa nell’UE ammontava al 4.1% circa del PIL pro capite, mentre negli USA era dell’1.17% circa[6].

    In generale, quindi, con “quei/questi” valori e dati (comparabili), non si va proprio da nessuna parte – nel medio/lungo termine per di più [altro che la “manfrina” (ossessiva) su cosa pensa e dice Trump (“America First”)].

    l- – – – –

    -[1]- Definizione di PMI secondo l’Unione Europea – (leggasi/vedasi, da) “Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, L 124 del 20.5.2003” [P. 36]
    http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32003H0361&from=EN

    -[2]- European Investment Fund (EIF, the), “Annual report 2015 (Supporting smart, sustainable and inclusive economic growth for SMEs)” – May 2, 2016 [P. 7 (or 9/120)]
    http://www.eif.org/news_centre/publications/eif_annual_report_2015.pdf

    – ET –

    European Commission (Internal Market, Industry, Entrepreneurship and SMEs, the), (and) VV.AA, “Annual report on European SMEs 2015/2016: SME recovery continues” – Brussels: November 24, 2016
    http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/21251/attachments/1/translations/en/renditions/native
    l- Infographic: presents the latest data on European SMEs based on the annual report 2015/2016
    http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/21251/attachments/4/translations/en/renditions/native
    l- Insolvencies and SMEs: the role of second chance (Special study accompanying the annual report 2015-2016)
    http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/21251/attachments/5/translations/en/renditions/native

    -[3]- European Commission, “Bankruptcy and second chances for honest failed Entrepreneurs” – Update: June 19, 2015
    http://ec.europa.eu/growth/tools-databases/newsroom/cf/itemdetail.cfm?item_id=7962&lang=en

    -[4]- T. Beck, A. Demirgüç-Kunt, M. S. Martinez Pería (World Bank, Development Research Group Finance and Private Sector Team, the), “Bank financing for SMEs around the World: drivers, obstacles, business models and lending practices” – Policy Research Working Paper: No. 4785 – Washington, DC: November 1, 2008
    https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/6315/WPS4785.pdf?sequence=1&isAllowed=y

    -[5-] T. Aubrey, R. Thillaye, A. Reed (Policy Network, com; (and), Rowman & Littlefield International, the), “Supporting investors and growth firms – A Bottom-up approach to a capital markets union” – June 9, 2015 [Pp. 17-23 (or 26-32/97)]
    http://www.policy-network.net/publications_download.aspx?ID=9181

    -[6]- The Global Economy (com), The World Bank, “A. USA: cost of starting a business” – (with/and) – “B. Cost of starting a business: country rankings” – Update: March 12, 2017
    A. http://www.theglobaleconomy.com/USA/Cost_of_starting_business/
    B. http://www.theglobaleconomy.com/rankings/Cost_of_starting_business/

    – – – – -l

    Buona lettura e relativo/i approfondimento/i a Tutti.

    Surfer

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.