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8 marzo 2017

Fare banca con meno interesse

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La mia personale impressione è che sia stia discutendo troppo sui salvataggi bancari, su come tirare fuori MPS o le due popolari venete dal buco scavato dai rispettivi management, e poco sulla reale sostenibilità dell’attività bancaria. Una visuale fuorviante per chi desidera capire l’effettivo stato di salute e le prospettive del sistema banche italiane. Quindi suggerisco altre analisi, prima fra tutte una sulla crisi di redditività in cui sono più o meno tutte scivolate in questi anni. Se è vero che la funzione chiave delle banche commerciali è l’intermediazione del denaro, se è vero che i modelli di business delle banche italiane sono prevalentemente basati sulla finanza per le famiglie e le imprese, non sulla finanza dei mercati, non sul trading o sull’investment banking, dovremmo domandarci se quest’attività storicamente produttrice del 60-70% dei ricavi sia ancora remunerativa.

Per cercare la risposta a una domanda non troppo ricorrente nelle analisi condotte dai media potrebbe aiutare un semplice confronto sui conti economici delle prime 10 banche alla fine del 2016 rispetto a quelli di 2 anni prima. Il calo del margine da interesse (la differenza tra quanto pagato su raccolta con clientela e obbligazionaria e incassato dalla conseguente attività di prestito a famiglie, PA e imprese) è molto marcato: -17%.

Margine interesse vs raccolta:impieghi 2014-16

Nello stesso periodo le masse di raccolta da clientela e impieghi a clientela sono leggermente aumentate. Quindi in assoluto il calo del margine da interesse non sarebbe un problema di volumi totali. Ma il mix è letale: l’aumento di una raccolta spesso in perdita con i tassi BCE a zero e gli impieghi con minori volumi e spread in continuo calo si sono rivelati un vero tracollo per i bilanci bancari. Le presentazioni delle banche agli analisti minimizzano le serie storiche del margine da interessi, dedicando molto più spazio alla gestione delle sofferenze, alla posizione di liquidità, al capitale. Intanto il margine da interessi cala da almeno 5 anni di fila per quasi tutti. Con più capitale e liquidità ma con margini in netto declino il ROE delle banche non potrà coprire il costo del capitale come oramai noto. Vero che al margine d’interesse contribuisce anche la raccolta con obbligazioni emesse dalle banche, ma proprio queste sono crollate in questi anni e mesi di polemiche sulle obbligazioni bancarie collocate al pubblico. Il grafico pubblicato da Prometeia rende giustizia al concetto di Prodotto bancario e al peso dei margini da obbligazioni nel conto economico.

Prometeia -margini banche

Perdere 5 miliardi su 30 nella linea di business principale è un grosso problema e non sarà una passeggiata di salute recuperarli come prevede lo stesso grafico di Prometeia fino al 2019 (vedi “Banche e tassi a zero: come sostenere la redditività” – 27/10/2016), soprattutto nella componente d’intermediazione con la clientela che è sempre stata il motore principale della redditività.

Preoccupate dal calo di redditività sul denaro (linea di business principale) le banche stanno realizzando solo di recente che anche il grande monopolio dei ricavi legati ai pagamenti (2a linea di business) sta per defluire gradualmente fuori dal conto economico con la nuova Direttiva PSD2 e con la miriade di concorrenti provenienti dal fintech e da disparati settori industriali (telecom, auto..), tutti a pianificare lo sfruttamento della loro affezionata base clienti per attaccare e processare i loro pagamenti al di fuori dei circuiti bancari. Ecco spiegato perché in poche parole si dice sempre più insistentemente che i modelli bancari devono cambiare in fretta.

 

Immagine del post da Shutterstock ©

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Pubblicato in: banche

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