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1 marzo 2017

Tutti assieme appassionatamente sbagliando

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Il successo del maxi-aumento di capitale lanciato da Unicredit per cambiare il proprio destino è una nuova dimostrazione che solo chi ha coraggio di osare può sperare di invertire il declino del sistema bancario nazionale. Unicredit raccogliendo consensi e molto capitale può ora serenamente neutralizzare le perdite derivanti dalla svalutazione più spinta delle sofferenze spesata in bilancio 2016. E guardare con giustificato senso di superiorità le percentuali ridotte degli accantonamenti usate dalle altre banche, che per la distanza dai valori offerti dal mercato NPL bloccano da mesi o anni la cessione.

Aprendo la vista su una prospettiva più ampia e protratta negli anni aspetto sempre qualcuno che voglia osservare quale macroscopico errore ha commesso l’Associazione delle banche dal 2011 a oggi. Anzi quale imperdonabile serie di errori. Cominciando dalla rinuncia sdegnata alla creazione di una Bad Bank sul modello spagnolo (finanziato da tutti i paesi della Comunità Europea, Italia inclusa) con la pretesa che non servisse se non a ‘investitori e società di consulenza ma non a istituti e cittadini’ (cit. G.Sabatini-ABI del 2013). Da allora le sofferenze sono passate da 94 miliardi a oltre 200, al contrario di quanto i vertici delle banche si attendevano.

fonte. Sole24Ore 19 aprile 2013

fonte. Sole24Ore 19 aprile 2013

E’ nella gestione delle banche in crisi che il sistema bancario ha mostrato tutti i possibili limiti di capacità previsionale e di scelta delle soluzioni al problema. E’ oramai noto che la crisi di Carife, Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti era un segreto di Pulcinella per gli addetti ai lavori: bilanci squinternati, operazioni immobiliari senza speranza o fraudolente, commissariamento da parte di Banca d’Italia. Diversi anni passati a provare rimedi senza speranza mentre nel frattempo entrava in vigore la direttiva europea sulle crisi bancarie. Costo finale dell’operazione -sostenuto dal sistema bancario- per ricapitalizzare le 4 banche una prima volta e staccare le sofferenze cedute a REV pari 3,6 miliardi. Ai quali deve essere ora aggiunto un altro miliardo per coprire le perdite che si sono manifestate dalla loro risoluzione e poterle vendere 3 banche su 4 a UBI. Probabile un conto aggiuntivo di 400 milioni per fare la medesima manovra su Carife e offrirla a BPER. Totale 5 miliardi.

Il conto non è finito. Il Fondo Volontario creato dal FITD -sempre a carico del sistema bancario- ha deciso di sostenere la ricapitalizzazione di TERCAS alla fine del 2014 con €200 milioni, contestati dal Commissario Margrethe Vestager nel 2015 come possibile aiuto di stato. Con uno schema simile ma un fondo diverso il sistema bancario si avvia a pagare le ricapitalizzazioni di CariCesena, CARIM e CR San Miniato versando anticipatamente contributi per 700 milioni.  Ai 5,9 miliardi bisogna aggiungere quanto versato da parecchie banche ai fondi Atlante 1 e 2. che per ora sono dovuti intervenire a salvare altre due banche notoriamente in crisi da anni e altrettanto notoriamente lasciate a piede libero con la pretesa che se la potessero cavare da sole. Come si è visto poi missione impossibile. Comunque le banche hanno versato in Atlante 1 altri 2,5 miliardi in gran parte già oggetto di svalutazione ai valori di oggi dopo la sottoscrizione del 99% del capitale di Veneto Banca e Popolare Vicenza. Non è chiara la quota immessa dalle banche in Atlante 2. Il conto è già arrivato a 8,5 miliardi di euro che le banche cosiddette sane hanno dovuto spesare e assorbire nei bilanci 2016, molti dei quali sono finiti in rosso e l’emorragia non è ancora finita, senza contare quanto si sono tassate le BCC con il loro sistema di protezione cooperativa.
A fronte di questo costo sostenuto dalla comunità delle banche:
– non è stata risolta la crisi MPS
– non sono state risolte le crisi di Banca Popolare Vicenza e Veneto Banca
– non si sa ancora come Carige riuscirà a condurre in porto la nuova ricapitalizzazione e il nuovo piano
– lo Stato ha dovuto varare d’urgenza un fondo straordinario da 20 miliardi per ricapitalizzazioni precauzionali delle banche da utilizzare subito per MPS e le due popolari venete
– non sono state evitate le perdite di piccoli obbligazionisti subordinati a Ferrara, Arezzo, Vicenza, Montebelluna ecc…
– ma soprattutto non è stata  evitata una vasta generalizzata crisi di sfiducia del risparmiatore medio verso il sistema bancario -alimentata da numerose inchieste in TV sul risparmio tradito- che era quasi certamente all’origine l’obiettivo dell’ABI quando ha respinto la Bad Bank, quando ha cercato di utilizzare silenziosamente e impropriamente il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, e quando ha voluto costruire la finta soluzione privata del fondo Atlante per posticipare il problema delle sofferenze.

Chi, come il sottoscritto e altri, ha sempre sostenuto che la scelta di spalmare sulla comunità bancaria i costi di decisioni oggettivamente anomale (ai fini della sana concorrenza tra banche) avevano l’effetto di espandere il contagio dalle banche in piena crisi alle banche in salute cagionevole, oggi conti alla mano può valutare che con quegli 8-10 miliardi già bruciati (o quasi) l’intero sistema bancario avrebbe potuto ad esempio aumentare il tasso di copertura delle sofferenze del 4-5% avvicinandosi ai valori reali di mercato.
Se fatti tutti i conti la soluzione-killer del nodo bancario doveva passare solo attraverso il fondo salva-banche varato per ricapitalizzazioni precauzionali dallo Stato, questo maxi-conto pagato dalle altre banche è stato solo un errore di prospettiva della leadership bancaria terrorizzata dall’idea che il popolo dei correntisti potesse scoprire la fallibilità delle banche.
Una contestazione a cui in sede ufficiale si risponde sempre che ha evitato danni peggiori ai clienti delle 6 banche in crisi. Rimane la perplessità di chi vede con sconcerto l’alterazione dei normali meccanismi competitivi tipici di ogni settore privato, ma evidentemente non validi nel settore bancario.

 

Immagine del post da Shutterstock ©

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    “La buona notizia è la decisione di Banca Carige di non svendere le sofferenze, ma di salvaguardare gli interessi dei propri soci trasferendo i crediti deteriorati a una società veicolo tramite una scissione proporzionale.”

    Andrea

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