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8 gennaio 2017

La probabilità delle inadempienze probabili

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Si apre il nuovo anno in cui il sistema bancario entra senza avere risolto i problemi derivanti dai crediti deteriorati che è duplice: la cessione delle sofferenze -a valori non troppo distanti da quelli di carico per non richiamare altri aumenti di capitale (vedi Unicredit e popolari venete)- e la gestione dei crediti classificati come inadempienze probabili, cioè con una forte probabilità di trasformarsi in sofferenze. Questo articolo si sofferma sul secondo problema, perché mentre la soluzione delle cessioni di NPL si è messa in moto anche senza l’intervento di Atlante, la gestione delle inadempienze probabili è il prossimo grave snodo da affrontare con impatti rilevanti sui conti bancari.

Facciamo prima il punto della situazione: in base alle ultime rilevazioni della Banca d’Italia le inadempienze probabili lorde sommano 120,4 miliardi al 3° trimestre 2016, in leggera flessione rispetto al picco di 128,5 un anno prima, in gran parte per la riclassificazione a sofferenze che sono cresciute al netto delle cessioni.

NPE 2010-16 BANKIT

In base a quanto riportato nei bilanci delle principali 14 banche le inadempienze probabili (UTP) sono 101 miliardi, a cui vanno tolte però le componenti estere di Unicredit e Intesa non conteggiate da Banca d’Italia. Sono abbastanza diverse le percentuali di copertura delle UTP adottate dalle 14 banche come si nota dalla tabella e dal grafico seguente. Si va dal 34,8% di Unicredit al 22,1% di BPER. Le banche considerano quindi di recuperare €72,6 MLD SU 101,1.

NPE banche italiane 30.6.16

Cosa accadrebbe se tutte le banche dovessero allineare le rettifiche al migliore della classe (Unicredit) sia sulla base delle rettifiche adottate al 30.6.2016 (34,8%) o addirittura al nuovo livello annunciato da Unicredit (45,8%) è calcolato nella tabella seguente.

UTP extra coperture 2016

Se le altre 13 banche seguissero l’esempio di Unicredit le rettifiche incrementali da adottare sullo stock di UTP al 30.6.16 comporterebbero un impatto di €6,7 miliardi o addirittura 14,8 miliardi al nuovo benchmark fissato da Unicredit.

La seconda parte del ragionamento sulle inadempienze probabili cerca di stimare quale percentuale degli UTP al 30.6 sia destinata a migrare nella categoria sofferenze. I valori possono essere molto diversi in funzione della qualità degli UTP ma soprattutto della capacità di gestire attivamente gli UTP per evitare il loro deterioramento. La dimostrazione è data prendendo i valori segnalati al 30.6.16 da 3 banche diverse, INTESA, BPER e Popolare Vicenza

UTP INGRESSI E USCITE 2016

Le pulizie pregresse e le buone pratiche di gestione di Intesa e BPER limitano il passaggio dello stock di UTP a sofferenza a valori inferiori al 20%, (in passato era mediamente del 30%) mentre la situazione fuori controllo a Vicenza segnala un valore di oltre il 30%. In parallelo le inadempienze probabili sono alimentate da nuovi ingressi e diminuite dai rientri in bonis (5-10%). Per gli ingressi Intesa mostra ancora un flusso contenuto (17%) rispetto a BPER (27%) e a Popolare Vicenza (un 85% causato da riclassificazioni forzate dalla BCE su tutto il portafoglio).

Questo passaggio e i suoi valori sono utili per stimare un secondo impatto sulle rettifiche che le banche italiane dovranno adottare a causa del deterioramento costante dei crediti anomali. I valori sono stimati nell’ultima tabella prendendo come valore medio di migrazione da UTP a sofferenze il 20% dello stock di UTP al 30.6.

nuove rettifiche su NPE 2016

La tabella finale indica che le ulteriori rettifiche derivanti da UTP sono comprese tra i 6,7 e i 14,9 miliardi per l’adeguamento delle percentuali di accantonamento sugli stessi UTP  a cui vanno aggiunti tra 6,4 e 9,5 miliardi per i nuovi passaggi a sofferenza stimati in 20,2 miliardi complessivi (usando la percentuale media del 20%). Quindi un impatto minimo di 13 miliardi e massimo di 24 miliardi usando le percentuali più conservative scelte da Unicredit su UTP e sofferenze.

Ovviamente si tratta di un impatto teorico al momento perché non è affatto garantito che tutte le banche adottino le percentuali di rettifiche scelte da Unicredit proprio allo scopo di rallentare e diluire l’impatto sul conto economico. Dal punto di vista degli analisti è invece plausibile che calcoli simili vengano fatti per stimare l’effettiva qualità dei bilanci delle banche italiane.

Questi calcoli producono riflessioni sull’importanza della differenziazione in atto tra banche con differenti processi di gestione e monitoraggio dei crediti deteriorati e sull’impatto che queste differenze possono causare, ma ancora una volta come detto un anno fa sul fatto che sono le inadempienze probabili la vera sfida gestionale del sistema bancario. Per le sofferenze è solo questione di tempi e di valori di un mercato che si è messo in moto.

 

Immagine del post da Shutterstock ©

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Pubblicato in: banche
  1. Salve,
    complimenti per il blog sempre molto interessante.
    Sull’articolo sulle utp, avevo un dubbio e una considerazione che vorrei condividere.

    Volevo capire, se possibile, come è calcolatala percentuale di passaggi da bonis a utp .
    Il 17,4% di intesa e l’85% di pop vicenza per capirci.
    Non penso si possa trattare delle percentuali di passaggio da bonis a utp a 1 anno delle Banche utilizzate a d esempio.
    Ma non capisco quale siano i parametri utilizzati.

    Inoltre una considerazione. Trovo un pò esagerato, utilizzare la % di svalutazione di Unicredit, la più alta di tutte,come parametro per stimare l’eventuale incremento di dubbi esiti che dovrebbe effettuare il sistema. E ancor di più esagerato il confronto con la prossima % ipotizzata sempre da unicredit, alle porte di una mega ricapitalizzazione,

    Grazie molte per l’attenzione

    • Le percentuali sono calcolate su dati storici contenuti nelle tabelle del credito deteriorato dei bilanci bancari.
      Per ogni categoria sono delineati i flussi in entrata e uscita con definizioni abbastanza chiare.
      Per quanto riguarda la % da utilizzare per svalutare NPL e NPE è tutto opinabile, ma il fatto che la più grande banca abbia deciso di affrontare il problema alzando di molto le coperture è veramente un indicatore importante. Non avrebbe avuto motivo di farlo per pura cosmetica.
      Si può solo argomentare che il portafoglio NPL/NPE di una specifica banca sia meglio di quello di Unicredit, ma chi in passato ha fatto questi ragionamenti poi non è stato in grado di dimostrarlo.

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