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1 dicembre 2016

La ripresa dei piccoli è più faticosa senza finanza

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Mentre le vicende sulle banche in crisi occupano quotidianamente le pagine dei giornali sullo sfondo le nostre piccole e medie imprese combattono una silenziosa battaglia contro una oramai cronica mancanza di liquidità, senza trovare nell’intero sistema bancario una risposta efficace. Una situazione critica da anni che offre una concreta opportunità alla crescita delle piattaforme di finanza alternativa.  Anche i dati recentemente pubblicati nel RAPPORTO CERVED PMI 2016 forniscono indicazioni in tal senso:

CERVED PMI 2016 1

La mini-ripresa economica ha portato alla ripresa dei fatturati delle PMI saliti del 3,1% nel 2015 rispetto a un più magro 1,1% nell’anno precedente. Per le PMI italiane la crescita porta buone notizie sul fronte dei profitti e della redditività sull’investimento, ma finanziariamente crea non pochi problemi se la disponibilità di credito a breve non affianca la crescita del capitale circolante. 

Il motivo risiede nelle caratteristiche tipiche di moltissime piccole imprese strutturalmente compresse tra fornitori di materia prima e clienti entrambi di grande dimensione. Per chi importa materie dal mercato USA o asiatico il problema è spesso quello di sostenere un pagamento anticipato. Per contro la grande impresa impone termini di pagamento quasi sempre tra 90 e 120 giorni, aggravati da ritardi medi di 15-20 giorni che si verificano per l’86% dei pagamenti eseguiti da grandi imprese (fonte dati: CRIBIS).

Il risultato di quest’asimmetria nei tempi di pagamento e d’incasso aggrava il bilancio delle piccole imprese che mostrano una massa di crediti commerciali nettamente superiori in valore percentuale rispetto alle imprese medio-grandi. I due grafici derivati dalla esperienza della piattaforma di invoice-trading Workinvoice su imprese che già operano cedendo crediti mostra la differenza tra il peso dei crediti commerciali per imprese di dimensione diversa. Un maggiore peso che deve essere finanziato o con il ricorso a credito fornito dalla banca o, in assenza di credito bancario, da soluzioni di finanza alternativa.

CREDITI COMM PICCOLE-GRANDI

fonte: elaborazione dati interni Workinvoice

Se i crediti commerciali rappresentano in media il 45% del capitale investito di una piccola impresa, e se il credito concesso da fornitori e da banche non copre questo importo la crescita dell’impresa è inevitabilmente frenata; impossibile acquisire nuovi ordini senza liquidità mentre molte valide fatture rimangono nel cassetto. E’ una delle tipiche lamentele delle imprese che avvicinano la piattaforma per trovare una soluzione.

Che si tratti di un problema generalizzato e di vasta portata è dimostrato ancora una volta dal RAPPORTO CERVED PMI 2016 in una tavola che abbiamo ripreso per completare quest’analisi:

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Dai grafici si osserva come i debiti verso fornitori delle PMI siano aumentati nel 2015 del 1,7% -per la prima volta da 4 anni- mentre i debiti verso banche sono ancora stazionari (+0,3%). Si può dedurre facilmente che i pagamenti ai fornitori -normalmente finanziati da anticipi sui crediti- siano un problema che si aggrava. Se si considera da un lato che tipicamente i crediti commerciali crescono quasi al doppio della velocità dei debiti fornitori e dall’altro che il dato positivo sul credito bancario diventa negativo (-1,6%) per le piccole imprese (fonte Confartigianato Imprese) la forbice tra il fabbisogno per assorbire lunghi crediti commerciali e la copertura bancaria potrebbe essere stimata intorno al 4% dei fatturati sviluppati.

Questa la spiegazione teorica. Nella pratica delle imprese che si avvicinano al marketplace questa concatenazione di fattori rappresenta il principale motivo per trovare negli investitori che acquistano sulla piattaforma una valvola di sfogo per l’azienda.  La gratitudine degli imprenditori, che grazie alla rapida cessione dei crediti trovano in Workinvoice la soluzione per accelerare nuovi acquisti e cogliere la ripresa della domanda e degli ordinativi, è la migliore valutazione del servizio e fornisce nuove motivazioni per proseguire nello sviluppo del progetto Workinvoice.

(l’autore è co-fondatore e Risk Manager di Workinvoice, prima piattaforma italiana per la cessione online di crediti commerciali)

immagine del post da Shutterstock ©

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to “La ripresa dei piccoli è più faticosa senza finanza”
  1. L’articolo fa un cenno molto sfumato alla “finanza alternativa”. Da qui nasce una osservazione.
    Il mondo imprenditoriale continua a rivolgersi al sistema bancario per ottenere liquidità; è invece esitante nei confronti dei mercati finanziari. Qui sono presenti attori specializzati per comparti, inclini a supportare le PMI con ampia gamma di prodotti finanziari, specie nei contesti-comparti di sviluppo.
    La PMI deve quindi guardare con occhio più benevolo verso direzioni alternative per l’ottenimento di liquidità e finanza. Vi è un presupposto: è necessario adottare un linguaggio e delle strumentazioni cognitive alternative a quelle che abitudinariamente la PMI adotta nelle relazioni con il sistema bancario. L’approccio progettuale ne è un fondamentale.

  2. Premessa l’ottima qualità dei contenuti, due osservazioni.
    Proprio il minor ricorso al debito, finanziario in particolare, porta all’incremento del ROE. Il M.O.L., che esprime la gestione caratteristica dell’impresa è in calo e, in assenza di poste straordinarie, in costanza di ammortamenti e a parità di tassazione, l’incremento del ROE è perseguibile solo con minori oneri finanziari.
    Le piattaforme di lending, esclusa quindi workinvoice, hanno criteri a volte ancor più selettivi del sistema bancario basandosi su parametri quantitativi.e statistici. Per lo sviluppo di questi canali serve uno sforzo anche da parte delle PMI per colmare asimmetrie informative e bilanci con indici disallineati, primi fra tutti quelli che evidenziano la sottocapitalizzazione. La crescita va sostenuta sia con maggior credito per il capitale circolante, sia con maggiori mezzi propri dell’imprenditore. Il credito “di relazione” con la conoscenza del Direttore di Banca è terminato, servono numeri a posto e idee chiare.

  3. Ogni strumento che possa aiutare le PMI a finanziarsi è sicuramente oggetto di attenzioni. Da tecnico del settore però una riflessione la pongo. Come mai gli Imprenditori sottocapitalizzano le loro imprese lasciando l’onere al sistema bancario?

    • Uovo o gallina? Se ti viene offerto debito a piene mani perché pensare a mettere capitale. E’ andata così per molti anni, salvo che in pochi hanno fatto i conti con l’inaridirsi dei flussi di cassa.
      Molti imprenditori hanno tenuto basso il capitale perché non erano costretti ad aumentarlo. Da chi? Se chi concede credito è solo il sistema bancario la risposta è ovvia. Non a caso da quando le banche hanno stretto i cordoni il capitale è tornato ad affluire nei bilanci.

    • Una buona parte della risposta è nell’ultimo post…

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