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25 novembre 2016

Il discorso del Re

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La questione della trasparenza e della moralità del sistema bancario si impone di prepotenza anche in Italia dove gli scandali, oramai all’attenzione della magistratura, si sono moltiplicati e anche se non hanno portato alle multe miliardarie applicate a banche anglosassoni. E’ un tema caldo nel momento in cui il salvataggio di MPS, di Popolare Vicenza, di Veneto Banca, di Banca Marche, Popolare Etruria, Carife e CariChieti e le problematiche di Carige, Popolare Bari, Carim e di parecchie BCC incrociano il destino di famiglie di risparmiatori e di piccoli imprenditori coinvolti nell’acquisto di strumenti finanziari non adeguati promossi in modo ancora meno adeguato.

Bene ha fatto quindi il governatore della Banca d’Italia ad affrontare l’argomento in uno dei suoi più recenti interventi pubblici, perché il silenzio del regolatore italiano cominciava a pesare al cospetto di interventi più incisivi avvenuti in altri paesi. Nel discorso ‘Banche, crisi e comportamenti’ pronunciato il 9/11 alla Lezione Giorgio Ambrosoli presso l’Università Bocconi si colgono finalmente i tratti di una condanna senza se e senza ma di una serie di casi che hanno ferito il rapporto delicato tra risparmio, banche e clientela a causa della manipolazione attuata dal management di alcune banche.

Visco inizia così:

Vi è la diffusa percezione che le banche e gli operatori finanziari siano più vulnerabili delle imprese non finanziarie all’affermarsi di comportamenti scorretti che talvolta, soprattutto nei periodi di crisi, possono sconfinare nell’illecito. […]
In tempi di crisi, quando le risorse generate dall’attività corrente si riducono e i rischi aumentano, le tensioni divengono più acute e gli incentivi a perseguire interessi particolari, anche in modo illecito, diventano più difficili da contrastare. Per questi motivi, e in quanto l’attività delle banche ha dirette conseguenze in termini di stabilità finanziaria del sistema nel suo complesso, essa è soggetta a un regime di vigilanza stringente.  I danni arrecati dai comportamenti scorretti degli amministratori e dei dirigenti delle banche (come di quelli delle altre imprese) riguardano in primo luogo gli azionisti, i creditori e i clienti. La dimensione sistemica è però specifica delle banche; essa deriva dalle interconnessioni che ogni intermediario ha con gli altri operatori finanziari, dai costi che vengono inflitti ai fondi alimentati dal settore, quali ad esempio i fondi di assicurazione dei depositi, e, soprattutto, dall’erosione della fiducia nell’industria bancaria nel suo complesso che da questi comportamenti può derivare.

In Italia, con l’acuirsi della crisi economica, la situazione di alcune banche, non solo di piccola dimensione, si è fortemente deteriorata; all’impatto della recessione si sono aggiunte le conseguenze di gestioni azzardate e prassi operative non conformi ai principi regolamentari, amplificate a volte da una governance inadeguata che ha di fatto consentito una spiccata autoreferenzialità dei manager. In più casi i comportamenti hanno anche assunto rilevanza penale.

Poco più in là Visco entra anche nel merito delle alterazioni sul processo del credito:

Alla radice delle anomalie nei processi di erogazione del credito si possono identificare alcuni tratti comuni, in particolare per aziende della fascia medio-piccola, tra i quali il tentativo di raggiungere in breve tempo obiettivi reddituali troppo ambiziosi e una crescita imprudente dei volumi del credito, con l’offerta di finanziamenti a segmenti di clientela precedentemente non servita o a grandi prenditori. Sono così cresciuti i rischi dovuti alla concentrazione delle esposizioni, per singolo cliente o per settore di attività economica, in particolare nel comparto immobiliareNei casi più gravi la gestione delle grandi esposizioni è risultata appannaggio personale dei vertici aziendali; non è stata, quindi, adeguatamente bilanciata dai contrappesi e dalle dialettiche interne di controllo che devono normalmente caratterizzare la funzionalità organizzativa delle banche. Tali casi, portati alla luce dall’attività ispettiva della Banca d’Italia e prontamente comunicati, nel doveroso riserbo, all’autorità giudiziaria, hanno evidenziato un circolo vizioso di commistione di interessi tra esponenti bancari e clienti finanziati, spesso celato attraverso il ricorso a società di comodo.

L’inaridirsi di fonti di reddito tradizionali quali quelle rivenienti dalla forbice fra i tassi ha spinto talora gli intermediari ad adottare aggressive pratiche in cui l’offerta e la distribuzione di alcuni prodotti abbinati a quelli tipici bancari sono risultate poco attente alle reali esigenze finanziarie della clientela. Si fa riferimento, ad esempio, alla vendita di polizze assicurative congiuntamente all’erogazione di finanziamenti, caratterizzate da esclusioni, limitazioni e carenze tali da ridurre significativamente l’ambito delle garanzie, ovvero sottoscritte in assenza dei requisiti soggettivi cui è subordinata la garanzia.

E sui finanziamenti concessi per l’acquisto di azioni delle banche popolari non quotate:

Per quanto riguarda la raccolta, a fronte dei significativi interventi di ricapitalizzazione chiesti dalla Vigilanza, talune banche, piuttosto che ricercare il supporto di investitori professionali, hanno trovato più agevole collocare quote di capitale presso la clientela al dettaglio. Nel caso di alcune banche popolari, finanziamenti ai clienti sono stati erogati in coincidenza con l’acquisto da parte loro di quote di capitale dell’intermediario, talvolta con l’impegno di quest’ultimo al riacquisto delle stesse quote a prezzi predeterminati. I finanziamenti accordati in occasione dell’acquisto di azioni da parte della clientela sono legittimi se autorizzati dall’assemblea straordinaria secondo le norme del codice civile; in questo caso, tuttavia, le regole prudenziali stabiliscono che le azioni non possono essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza. […]

Comportamenti elusivi sono stati talvolta adottati nel collocamento presso la clientela al dettaglio di strumenti di debito “subordinati”, emessi per soddisfare parte dei requisiti patrimoniali. I rischi connessi con l’investimento in questi strumenti sono emersi con evidenza in connessione con il ruolo che negli ultimi anni essi hanno assunto nelle valutazioni della Commissione europea sugli aiuti di stato (relative al cosiddetto burden sharing) e nella direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie (BRRD, in particolare con riferimento al bail-in dei creditori).

Dopo avere ricordati i punti salienti (e i limiti) dell’attività di vigilanza e prevenzione svolta dalla Banca d’Italia, Visco si sofferma sulle distorsioni dei sistemi incentivanti:

In particolare, le regole sulle politiche di remunerazione sono una delle leve che maggiormente orientano le scelte all’interno delle banche. Le disposizioni della Banca d’Italia stabiliscono in modo specifico che questi sistemi non devono contenere elementi tali da favorire comportamenti scorretti. Gli schemi di incentivazione che le banche adottano per le reti distributive non possono basarsi soltanto su obiettivi commerciali ma devono ispirarsi a criteri di correttezza nelle relazioni con la clientela, contenimento dei rischi legali e reputazionali, rispetto delle disposizioni di auto-disciplina. È espressamente stabilito che “…l’ammontare complessivo di remunerazione variabile (bonus pool) si basa su risultati effettivi e duraturi e tiene conto anche di obiettivi qualitativi”. Per rendere efficaci questi principi, le norme richiedono che i meccanismi di correzione ex-post (ossia le cosiddette clausole di “malus e claw-back”) riguardino anche la remunerazione variabile di soggetti che abbiano determinato o concorso a determinare “comportamenti fraudolenti o di colpa grave a danno della banca”.

In prospettiva Visco indica la strada da seguire e l’obiettivo finale:

Intermediari e clienti sono chiamati ad adeguarsi ai rapidi cambiamenti di assetti, regole e strumenti di vigilanza e a innovazioni tecnologiche che associano all’ampiamento dei servizi finanziari e delle loro modalità di fruizione anche nuovi rischi. Le banche devono acquisire maggiore consapevolezza dei rischi legali e reputazionali di comportamenti scorretti, anche se non formalmente illeciti; dei benefici, nel medio e lungo periodo, di un’adesione convinta alla normativa e alla correttezza sostanziale. […]

Nell’esercizio di ogni attività d’impresa, la spinta degli incentivi economici deve necessariamente accompagnarsi al rispetto dei principi etici. Ciò è particolarmente rilevante in un comparto come quello dell’intermediazione finanziaria, in cui norme e contratti non possono che essere incompleti, l’attività trae origine dal risparmio di famiglie e imprese – che deve essere adeguatamente tutelato – e la possibilità di conseguire mutui benefici si basa sulla fiducia tra intermediario e cliente e sulla correttezza e trasparenza della relazione d’affari. Non si tratta, però, di un generico impegno morale; per ogni paese, il rispetto delle regole e dei principi etici è indice essenziale del suo grado di sviluppo, nell’accezione più ampia e nobile del termine.

Come è normale che sia non si trovano nomi e cognomi nel discorso del Re, ma è abbastanza facile associarne qualcuno ai comportamenti scorretti stigmatizzati nelle frasi di Visco.  Visco non può dire che il sistema bancario, nella strenua difesa di una posizione corporativa non ha saputo trovare i meccanismi per sanzionare ed espellere i vertici di banche scorrette, invece tramite la stessa associazione di categoria li ha nascosti protetti, elevati a cariche di rappresentanza facendo così credere che le banche siano tutte uguali e tutte scorrette. Questo grave errore di commistione viene pagato oggi da quella parte di banche corrette verso la propria clientela con due monete pesanti: la prima è la generale perdita di fiducia da parte di risparmiatori e imprese che richiederà tempo per essere ripristinata, la seconda è il costo reale sui bilanci delle banche del salvataggio di banche che sono state tollerate nel gregge, pur sapendo dei loro comportamenti scorretti.  Servirà da lezione per il futuro.

Per chi è abituato a leggere di tanto in tanto le pagine di questo blog è facile riconoscere nel discorso ‘diplomatico’ ma non troppo del governatore una serie di comportamenti sbagliati che sono stati descritti e spiegati in vari articoli, tanto per dimostrare che non si tratta di novità, di esplosione improvvisa di un sommerso sconosciuto, bensì di una serie di errori che non sono stati percepiti nella loro gravità e negli effetti negativi che potevano produrre.

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