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4 novembre 2016

Un mercato ‘sottovoce’ alla Popolare di Bari

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Sembra che la stampa si sia accorta che bolle qualcosa di anomalo alla Popolare di Bari, dopo gli articoli di Vittorio Malagutti su L’Espresso. Della banca mi ero occupato in giugno con un post che esaminava l’andamento non brillante dei bilanci pubblicati. Anche la trasmissione Focus Economia su Radio 24 sta trattando la vicenda in questi giorni e ieri ha fatto parlare il condirettore della banca, membro della famiglia Jacobini che la gestisce da più di 50 anni, il quale ha tentato di rasserenare i propri azionisti assicurando che la situazione è sotto controllo e respingendo il paragone con le due popolari venete: «situazioni ahimè molto complicate – ha detto Jacobini- situazione ben diversa di Popolare di Bari… nonostante il ‘panic selling‘» parlando anche di «primi risultati positivi dalla semestrale». Semestrale di cui non si hanno ancora notizie perché la banca si è scordata di pubblicarla tra i documenti e i bilanci sul sito istituzionale.  Durante l’intervista ripetute citazioni di Jacobini orgoglioso dell’operazione di cartolarizzazione di NPL recentemente conclusa e considerata la prima ad avere utilizzato la garanzia pubblica (GACS). Piuttosto evasivo, invece, sulla domanda relativa alle proteste per la mancata vendita di azioni della banca; nella risposta ha evitato di citare i numeri veri del mercatino di vendita gestito dalla banca stessa limitandosi a un «le azioni vengono tradate a 7,50′  …difficile fornire questi dati…».  Forse il condirettore desiderava allinearsi allo spot pubblicitario che va in onda in questi giorni parlando ‘sottovoce’ delle imprese della banca:

Invece non è poi così difficile fornire i dati alla radio, se chiunque può consultare il sito della banca per scoprire i numeri e alcuni fatti curiosi, illustrati nel grafico che segue:

azioni Popolare Bari

I numeri delle operazioni concluse nelle aste prima settimanali, poi quindicinali e di recente mensili sono curiosi, come aveva avuto modo di osservare lo stesso Malagutti. Da gennaio a al 18 marzo i controvalori scambiati sul mercatino a €9,53 sono stati tra 150.000 e 870.000€ per ogni asta. Poi improvvisamente una fiammata e il 18 marzo il mercato scambia ben 20 milioni di euro prima di chiudere per due mesi.  Casualmente poco dopo in aprile il titolo viene svalutato volontariamente dalla banca e scende a €7,50. Le aste successive da maggio al 30 settembre trattano quantitativi modestissimi che non superano i 100.000. Curiosamente nel momento in cui salgono le polemiche contro la banca al 31 ottobre l’asta tratta 5 milioni di euro. Se lo schema di marzo si ripetesse si potrebbe temere una prossima svalutazione dell’azione, peraltro attesa nella prossima trasformazione in spa.  Se, come sostiene la banca, l’offerta di vendita supera nettamente la richiesta d’acquisto le due onde anomale si spiegano poco o si spiegano con un misterioso compratore che ha scelto di sottoscrivere un quantitativo importante. In questo periodo non si hanno notizie di indagini o quesiti rivolti dalle autorità di vigilanza sui quantitativi di azioni scambiate. Sulla rete invece abbondano le proteste degli azionisti che non riescono a vendere azioni collocate con una metodologia che non sembra lontanissima da quanto avvenuto in Veneto, proteste riprese anche in alcuni video su YouTube.

Il grafico e le parole della dirigenza della banca fanno da contraltare a quanto viene scritto da diversi giornali e blog sul numero di azionisti in rivolta perché la loro richiesta di vendita delle azioni non viene accolta da molti mesi dalla banca. Così comincia il nuovo articolo di Malagutti sull’Espresso:

“I risparmi di una vita bloccati in banca. Migliaia di famiglie che non possono attingere al loro tesoretto in titoli. E allora domande, suppliche, ricorsi, esposti in tribunale. Va avanti così da mesi, ormai: da una parte un esercito di piccoli azionisti delusi e inferociti. Dall’altra i vertici della Popolare di Bari, il più grande istituto di credito del Sud, oltre 70 mila soci e, da mezzo secolo, una dinastia al comando: Marco Jacobini, il presidente, entrato in consiglio nel lontano 1978, insieme ai suoi due figli, Gianluca, condirettore generale, e Luigi, vicedirettore generale. Ma dietro questa storia di risparmio tradito con i soci della popolare di Bari che non riescono a vendere le azioni c’è molto di più.”

Gli azionisti possono contare sulle rassicurazioni di Gianluca Jacobini? E’ giusto che un dirigente difenda i progetti e l’immagine della banca che rappresenta. Un po’ meno che vada alla radio per raccontare solo la parte comoda della verità senza portarsi un solo numero a supporto.
Piuttosto che sottovoce, meglio il silenzio se proprio non si desidera scegliere la trasparenza.

immagine del post da Shutterstock ©

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Pubblicato in: banche

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