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1 novembre 2016

Il new normal del credito

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Banche sempre sugli scudi anche questa settimana per l’andamento dei titoli azionari, per le complicate operazioni di salvataggio a Siena e in Veneto, per la cessione delle sofferenze. Questo è il portato di 7 anni di crisi finanziaria ed economica, la ripresa rimane molto lenta ma si può pensare finalmente che il peggio per il sistema bancario sia dietro le spalle e che si possa tornare a una situazione pre-crisi di normalità nel rapporto tra banche e credito alle imprese?

Osservando le serie storiche dei crediti problematici cresciuti dal 2010 dalla cifra di 115 a 300 miliardi lordi si possono nutrire speranze di una normalizzazione del flusso di crediti deteriorati, non senza notare come la crescita violenta dei Non Performing Loans (NPL) italiane abbia avuto un andamento nettamente peggiore in Italia rispetto agli altri paesi, Grecia e Irlanda escluse (vedi grafico).

BAD BANK

Secondo quanto pubblicato nel Bollettino Statistico della Banca d’Italia la crescita di sofferenze e inadempienze probabili si è arrestata finalmente negli ultimi 2 trimestri dopo essere lievitata da 115 a 320 miliardi di euro. Non è escluso che parte del rallentamento sia dovuto anche alle cessioni di NPL effettuate sul mercato da diverse banche.

NPE 2010-16

I tassi di crescita anno su anno delle sofferenze e delle inadempienze che hanno toccato livelli stabili del 20-30% tra il 2012 e il 2015 si stanno riportando in zona zero o negativa, una riprova che le classificazioni dei crediti da bonis a deteriorato, spesso promosse dalla BCE per recuperare posizioni dimenticate negli anni precedenti, hanno fatto emergere la quasi totalità delle posizioni critiche. Da qui in poi i nuovi flussi dovrebbero essere entro valori fisiologici per il credito e una maggiore attenzione al portafoglio deteriorato porterà a maggiori recuperi in bonis da un lato e a cessioni di NPL dall’altro.

tasso crescita NPE 2010-16

Se il costo del credito rientra su livelli quasi normali il sistema bancario dovrebbe dedicare maggiore attenzione al nuovo credito da erogare, in particolare verso le imprese perché il mercato dei mutui casa si sta gradualmente riprendendo. La liquidità alle banche in buona salute non manca grazie alle iniezioni fornite dalla BCE, i tassi infatti stanno scendendo in modo pericoloso per le banche stesse.

Tuttavia il nuovo credito sarà molto diverso rispetto a quello erogato pre-crisi e nello scellerato periodo 2010-11. Sarà un credito ancora molto selettivo e purtroppo improntato alla ricerca di garanzie personali e reali (con i nuovi contratti previsti delle modifiche legislative come pegno mobiliare e patto marciano) e di garanzie statali dal nuovo sistema del Fondo Centrale di Garanzia per tutelare in futuro le ragioni di credito della banca e ridurre il consumo di capitale di vigilanza.
Un credito assai poco amichevole verso le piccole imprese in particolare quando sono gravate da debiti fiscali e sorrette da margini troppo sottili. Un credito votato a scegliere e proporsi alle imprese nella fascia di fatturato 30-300 milioni tra quelle con migliori prospettive di crescita, di investimenti, di export grazie alla loro stabilità patrimoniale che ha evitato crisi di liquidità negli anni più duri della crisi.

L’area di esclusione dal credito bancario, che viene sottostimata in modo importante da molte statistiche, è destinata a un leggero ma non decisivo miglioramento come saldo tra imprese che stanno migliorando e ritornando nell’area di gradimento delle banche e imprese che continueranno a patire la cronica carenza di liquidità del sistema italiano scivolando nella zona dell’emarginazione.

 

 

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Pubblicato in: credito

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