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26 ottobre 2016

L’insostenibile pesantezza di fare banca

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Nel tentativo di portare ai lettori di Imprese+Finanza spunti e ragionamenti che si distanziano da quanto di buono o cattivo potete trovare sui giornali finanziari mi astengo per ora dal commentare la situazione complessiva del Monte dei Paschi, oggi appesa a 3 soluzioni (aumento di capitale, cessione di 27 miliardi di sofferenze, piano industriale) in una sequenza che è stata ripetutamente cambiata nell’ordine.

Vorrei solo e brevemente fare osservare cosa significhi fare banca nell’anno 2016 e presentarsi a potenziali azionisti, attività che in carenza cronica di capitale sembra più critica di quella di presentarsi ai clienti.  Prendo spunto dalla fresca lettura del piano industriale di MPS presentato ieri mattina dal nuovo CEO Morelli con la copertina ‘A new starting point’ un nuovo punto di partenza. E’ un documento di 78 pagine orizzontali (tavole o slides) di cui 12 allegati. Ho provato molto semplicemente a leggere e a pesare i contenuti importanti in numero di pagine. La grafica che segue spiega cosa ho trovato:

 

Piano MPS 2016-19

Dunque 1/3 delle spiegazioni date dal management per il futuro sostenibile della banca di Siena è legato ai problemi della valutazione e gestione dei crediti, in particolare quelli difficili che si sono già trasformati in sofferenze o quelli (unlikely to pay) che, senza interventi tempestivi e coraggiosi, rischiano di alimentare un nuovo flusso di NPL da vendere con Atlante o con i fondi specializzati.

Solo metà dello spazio dedicato al credito è stato dedicato alla ripresa dei ricavi verso la clientela, privati o imprese, e alla nascita di una vera banca digitale nel piano industriale MPS. Questo perché la priorità odierna per quasi tutte le banche è il credito e la riduzione dei costi (sportelli, personale, processi inutili). A leggere i piani industriali utili e dividendi arriveranno, se arriveranno, molto più dalla potatura che non dalla semina e dalla coltivazione.

Questa è la realtà delle banche italiane, che hanno sotto-investito per troppo tempo sulla cultura intelligente del credito, sull’uso dei dati per fare bene credito favorendo la distribuzione massiccia di prodotti finanziari e una certa quale superficialità nell’intermediazione creditizia.
Il piano di MPS e di altre banche problematiche è sostenibile? Difficile dirlo a priori, perché dipende enormemente dalla capacità di realizzare sul campo gli obiettivi ben descritti nella tavole. Questa capacità e velocità di esecuzione farà la differenza. Resta l’impressione netta che fare banca sia diventato un lavoro molto difficile, soprattutto se le maglie della vigilanza BCE e Banca d’Italia si sono strette e sono diventate più rigorose sulla gestione corrente e prospettica del rischio di credito.

 

immagine del post da Shutterstock ©

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Pubblicato in: credito

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