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17 settembre 2016

Nodi e snodi degli NPL bancari italiani

NPL Meeting 2016

Il meeting annuale tra gli operatori delle sofferenze bancarie (NPL), organizzato da Banca Ifis  in modo impeccabile nella cornice particolare del porto di Venezia, aiuta a comprendere meglio uno degli snodi più complicati dell’attuale quadro politico-economico: l’incrocio tra i destini del governo, quelli della crisi MPS e di altre banche e dei loro risparmiatori azionisti e obbligazionisti a rischio.

Grazie alla presenza dei principali operatori specializzati esteri, fondi che acquistano NPL (Non Performing Loans) e NPE (Non Performing Exposures) e al confronto con alcune delle principali banche italiane che hanno generato buona parte dei 330 miliardi di crediti deteriorati si può tracciare un quadro tecnico ma più approfondito per un tema inflazionato di titoli e giudizi frettolosi.

il mercato è fatto da chi può investire

Primo punto di sintesi dal meeting: esiste ancora una notevole distanza tra i prezzi che gli operatori specializzati sono disponibili a pagare per acquistare le varie classi e tipologie di NPL dalle banche italiane e ciò che le banche ritengono essere il loro valore intrinseco dopo avere dedotto gli accantonamenti (valore netto al 35%-40%)
Questa distanza non si è ancora ridotta a sufficienza, nonostante le misure legislative adottate dal governo sulle procedure giudiziali di recupero e per creare le GACS. Le operazioni di compravendita si muovono con il contagocce, la prima GACS emessa per un’operazione della Popolare di Bari ha ricevuto apprezzamenti e critiche, ma lo strumento è stato giudicato da tutti complesso.

Punto secondo: i principali operatori (i fondi Cerberus, Anacap, Blackstone, Lindorff…) hanno spiegato con educata fermezza di avere abbondante liquidità per acquistare anche gli enormi volumi di NPL italiani, ma di essere pronti ad usarla solo a valutazioni ragionevoli, tenendo conto dei lunghi e imprevedibili tempi di recupero italiani e dei crediti sottostanti. Diversamente hanno molti altri paesi in cui operare con maggiore facilità, garantendo ritorni a doppia cifra ai loro investitori.

Punto terzo: sono le banche italiane che hanno fretta di vendere sofferenze per rispondere alle richieste pressanti della BCE, ma non hanno il capitale sufficiente per sopportare altre perdite. I fondi stanno pazientemente aspettando che il mercato italiano arrivi alla stessa conclusione.  Intesa, che non ha problemi di capitale, sta chiaramente valutando se gestire il recupero internamente in tempi tali da vedere la ripresa dei valori immobiliari, Unicredit che di capitale ne ha meno si sta attrezzando per vendere in modo professionale e massimizzare il risultato.

Punto quarto: ascoltati a Venezia gli operatori in NPL non sembrano quegli speculatori-avvoltoi che vogliono fare un raid in Italia a spese delle nostre banche, come vengono dipinti sulla stampa nazionale. Sono investitori professionali specializzati in questo tipo di investimenti, lo fanno da anni con cifre importanti in molti paesi, con persone, metodologie e tecnologie consolidate per farlo in modo accurato. Il mercato sono loro, il prezzo lo stabiliscono loro e non per capriccio, come ha affermato il fund manager Davide Serra e lo stesso Bossi di Banca Ifis.

Punto quinto: uno dei problemi principali, che frena l’acquisto degli NPL italiani  unanimemente riconosciuto è la confusione nei dati dei singoli crediti che vengono forniti dalle banche, la mancanza di documenti e di standardizzazione nella loro classificazione (con o senza garanzie, verso privati o imprese…). Perché scopriamo oggi che nonostante il lievitare degli NPL quasi tutte le banche italiane non si sono mai preoccupate sino al 2016 (!) di migliorare il loro sistema di classificazione, dirottando personale sotto impiegato in attività necessarie per poi offrire portafogli trasparenti e segmentati di sofferenze. Segmentati perché i fondi sono specializzati in tipologie diverse e non esiste un prezzo medio di mercato per gli NPL. Esistono prezzi diversi per ogni tipologia.

Punto sesto e ultimo: è in atto un tentativo di sparigliare le carte del mercato NPL, offrendo a investitori compiacenti rendimenti sotto mercato (6-8%) inserendo un compratore italiano, il fondo Atlante, che per bocca di Petrignani suggerisce in modo criptico che “il prezzo potrebbe essere diverso dal valore…”. Diverso il caso di Banca IFIS che continua a comprare piccole e medie tranche di NPL a prezzi di mercato. Atlante 2 è visto dai fondi esteri con rispetto più per gli effetti di accelerazione che produrrà nel riordino delle farraginose procedure bancarie, che per la capacità reale di assorbimento, a malapena sufficienti per i numeri di MPS. A maggior ragione se si considera la grande cautela di assicurazioni e fondi pensione nell’avventurarsi dietro ad Atlante 2 in un mercato così atipico che richiede persone e competenze come spiegato nell’intervento di Cattolica Assicurazioni.

Sullo sfondo di questo complesso intreccio si allineano gli interessi di società che svolgono compiti amministrativi essenziali al funzionamento del mercato (i servicers) ma compaiono anche nuovi attori. Sono le piattaforme tecnologiche digitali, prevalentemente dagli USA, che in scia ai fondi possono entrare nel mercato italiano per facilitare lo smaltimento del monte sofferenze in modo strutturato, standardizzato e con aste di piccole tranche omogenee. Anche in questo caso ci si potrebbe chiedere come mai nel Paese delle Sofferenze nessun operatore abbia pensato in questi anni all’opportunità di creare piattaforme nazionali, ma questa è una storia ricorrente in tutti gli altri mercati anche non finanziari, dove il nostro gap digitale continua a crescere.

In conclusione, lo snodo politico-economico che attanaglia l’attuale governo, abbracciato del tutto alla crisi MPS, non sembra avere trovato ancora una soluzione autarchica sufficiente (Atlante più investitori italiani) a causa del breve tempo necessario a sgravare tante banche dal peso delle sofferenze. I tempi della maxi-cessione di NPL da MPS sono già slittati rispetto alla scadenza di luglio annunciata dal management del fondo Atlante e slitteranno ulteriormente.

Ultimo spazio per un commento a margine ma molto lucido di Roberto Nicastro, oggi presidente delle 4 Good Banks in vendita, che ha sottolineato come i mancati pagamenti verso le banche vadano sommati ai mancati pagamenti verso lo Stato (170 miliardi) e tra imprese (altri 60 miliardi) a riprova che nel nostro paese la prassi del mancato rispetto dei debiti sia eccessivamente diffusa e tollerata dal sistema giudiziario. Spunto molto amaro per  denunciare il danno procurato alla crescita del paese dai troppi debitori inadempienti con eccessiva facilità e chiamare tutte le istituzioni a un sforzo collettivo di moralizzazione.

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  1. Analisi molto accurata, che conferma che attualmente gli NPL sono interessanti… solamente a prezzi inferiori alla attuale valorizzazione media derivante dai bilanci delle banche italiane. Il mercato ha sempre ragione!

    E’ evidente infatti che Atlante (nelle sue varie versioni) non è riuscito a spostare l’attuale potere di contrattazione dal compratore (i vari fondi specializzati in tale settore) al venditore (come voleva il settore bancario). Siamo ancora in attesa della grande operazione che doveva fare lo scorso luglio…

    Ciò vuol dire che il nostro mercato azionario non ha ancora raggiunto un minimo importante… in un momento in cui la BCE mostra sempre più il limite degli effetti positivi delle sue politiche espansive nei mercati periferici.

    Se la prossima settimana assistiamo ad una delusione del mercato per quanto deciso da parte della BOJ e della FED (molto probabile), è chiaro che il recente aumento dello spread e quindi del rischio della periferia, diventerà un nuovo trend che andrà ancora di più ad aggravare la situazione delle banche italiane a causa della perdita di valorizzazione dei titoli di stato che hanno in pancia.

    Se poi vogliamo fare le pulci ed analizzare se “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, ovvero analizzare l’offerta di conto corrente proposta delle nuove “neosalvate” banche, diventa ancor più evidente quanto difficilmente riusciranno a fare utili in questo contesto di mercato, date le condizioni poco concorrenziali dei prodotti che offrono, soprattutto senza un taglio netto dei costi ed innovazione del loro modello di vendita (meno sportelli e dipendenti in primis). Lo dimostra anche un’analisi indipendente di una nota associazione di consumatori (pag .14):
    https://www.altroconsumo.it/finanza/20160718/1183-Attach_s5347904.pdf
    Anzi, considerando che, per attirare clienti, offrono tassi creditori sui conti di deposito molto superiori al resto del mercato, diventa facile prevedere che nel giro di qualche trimestre… avranno le stesse problematiche del passato, che si pensavano definitivamente risolte! Nuovi aumenti di capitale nei prossimi anni? Assurdo!

    Insomma ci troviamo di fronte ad una evidente stasi dovuta alla differenza di aspettative (prezzo) fra compratore e venditore di NPL, dove è facile capire chi avrà la meglio, specie se la “trade war” fra le sponde dell’atlantico (caso Apple e DB) è soltanto all’inizio.
    C’è addirittura il rischio che i compratori abbassino le loro offerte… man mano che il tempo passa e la situazione si aggrava, con l’uscita delle nuove statistiche sugli NPL (bollettino Banca d’Italia).

    Peccato che questa mancanza di lungimiranza e capacità di rinnovamento del sistema bancario italiano andrà sempre più a penalizzare le piccole imprese e singoli imprenditori con nuove idee che hanno bisogno di capitali per metterli in atto… rischiando di generare un aumento del pessimismo sulle aspettative future di questo Paese (sono già evidenziate nei più recenti sondaggi).
    A quel punto difficile che retoriche positive di qualsiasi governo… potranno invertire la rotta, neanche tramite interventi effettivi… visto che non ci saranno i soldi per finanziarli se non ricorrendo ad un aumento della tassazione, aggravando la problematica.

    Speriamo soltanto che i nuovi canali alternativi di finanziamento delle imprese (piattaforme P2P, ma anche operatori specializzati come Tamburi) abbiano sempre maggiore diffusione… andandosi pian piano a sostituire a quella parte “vetusta” del sistema bancario italiano, con buona pace dei bancari che vi operano (che perderanno il loro posto e privilegi).

    In sintesi auguriamoci una buona selezione in puro stile darwiniano! La più rapida possibile… in modo che si possa ripartire rapidamente e le aziende valide abbiano i capitali necessari per farlo!

    Antonio

  2. NPL in ita sono frutto della folle #imu di monti che in matematica finanziaria svaluta gli immobili italiani di oltre 2000 miliardi
    https://gianluigidalbrun.wordpress.com/2013/04/20/vi-spiego-perche-limu-sugli-immobili-e-una-pazzia/

  3. A completamento del commento di ieri, oggi esce Fitch sul tema delineando molto bene le necessità di pulizia per la maggior parte delle banche italiane:
    https://www.fitchratings.com/site/pr/1011866
    Provo a incorporare il grafico nel commento (chiedo scusa in anticipo se non funziona):

    Fitch: #ECB's NPL guidance reinforces need for #Italy's banks to act. https://t.co/NtVPMoePDV pic.twitter.com/zhQsLAxZ2D— Holger Zschaepitz (@Schuldensuehner) 19 settembre 2016

    Antonio

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