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12 settembre 2016

La fine della banca per tutto e per tutti?

FILE - In this Apri; 30, 2009 file photo, a sign for Citibank is shown at Citigroup headquarters in New York. For the 200,000 people with Citigroup credit cards who had their names, account numbers and email addresses stolen by hackers, the breach is mostly a nuisance. (AP Photo/Mark Lennihan, file)

Come fa una società a perdere 69 milioni di clienti? Chiedetelo a Citigroup Inc.

Inizia così un articolo bloomberg.com scritto da Yalman Onaran che ha tratto importanti spunti dalla profonda modifica intervenuta in alcune delle principali banche globali.  La parte più interessante dell’articolo è tradotta di seguito:

“Una volta, circa dieci anni fa, la banca di New York aveva un impero globale nel business retail che si estendeva da Tokyo a Tegucigalpa. Offriva servizi bancari ai privati in 50 paesi, coprendo metà dei territori del pianeta, e serviva 268 milioni di persone.

Poi la crisi finanziaria, miliardi di perdite da titoli complessi collegati ai mutui di bassa qualità e il salvataggio da parte del governo che ha bloccato i piani. Da allora la banca ha chiuso o venduto le attività in più del 50% dei paesi nei quali aveva una presenza, compreso Guatemala, Egitto e Giappone.  Ha ridotto il numero di filiali in USA per oltre 2/3 ed è uscita dai prestiti subprime, i prestiti agli studenti e le polizze vita. In questo cambiamento ha abbandonato circa il 25% della propria clientela e più del 40% dei propri dipendenti.

<Le banche stanno comprendendo che fornire ogni prodotto o servizio o ogni cliente  in ogni paese era totalmente sbagliato,> dice Vikram Pandit, che ha guidato Citigroup dal 2007 al 2012 ed era solito lodare ciò che chiamava la globalità della banca <Così stanno smontando e vendendo attività. Non siamo ancora vicini alla fine del processo.>

Citicorp territory 2005-15

La trasformazione di Citigroup, e cambiamenti simili a HSBC e altre banche globali, non si limita a tagliare i costi. Significa cercare maggiori profitti focalizzandosi sui clienti più ricchi, quelli che posseggono grandi patrimoni (High-Net-Worth-Individuals) le grandi imprese e gli investitori istituzionali.

Citigroup afferma di essere più snella e più solida oggi. Ma nell’andare a servire quel tipo di clienti, la banca ha aumentato la quota di attività nel trading, un business che l’ha aiutata a finire nei guai in passato. Ha raddoppiato l’ammontare di contratti derivati dall’inizio della crisi a $56 trilioni. La banca, che era solita fare la maggior parte dei propri utili nel consumer banking ora genera la maggior parte da corporate e investment banking.

Citicorp customers

HSBC customer

HSBC, che aveva un’estensione globale nel retail banking persino superiore a quella di Citigroup e si faceva pubblicità come la ‘banca locale del mondo’, si è anch’essa ritirata abbandonando o prevedendo di abbandonare la clientela retail in più di metà dei paesi in cui operava, lasciando circa 80 milioni di clienti.  La quota di profitti da retail banking è scesa del 50% compensata dalla crescita del commercial lending e dell’investment banking.

“Siamo usciti da business dove non pensiamo di avere successo e siamo usciti da business dove non vediamo il modo di ottenere il tipo di ritorni che pensiamo sia appropriato” ha detto il CFO di Citigroup John Gerspach a dicembre.

Citi-HSBC business mix

HSBC ha usato quello che chiama ‘i 6 filtri’ per stabilire se abbandonare certe aree geografiche o attività. Tra i 6 filtri c’è la redditività, l’efficienza e il rischio di criminalità finanziaria. I portavoce delle due banche si sono rifiutati di fornire altre spiegazioni.

Anche altre banche globali stanno ripensando i loro modelli. Barclays sta pensando di cedere le attività in Africa e ha fermato il trading azionario in Asia. Royal Bank of Scotland, una volta la più grande banca nei prestiti, ha abbandonato quasi tutte le attività estere ritirandosi nel mercato di casa in UK e sta uscendo dalla maggior parte delle attività nel capital market.  Deutsche Bank vuole vendere una banca retail acquistata nel 2010 e sta tagliando l’operatività nel trading dei bond.

Mentre i giganti globali si ritirano dal business retail, il vuoto è stato riempito da banche locali nei paesi in via di sviluppo e da istituzioni non bancarie in quelli sviluppati. La banca egiziana CIB ha triplicato i suoi asset, Akbank in Turchia li ha raddoppiati. In USA i prestiti auto e agli studenti concessi da società specializzate sono molto cresciuti.

Una delle ragioni per cui Citigroup e altre banche stanno abbandonando clienti e chiudendo filiali è rappresentata dai tassi d’interesse vicini allo zero che hanno reso il banking tradizionale molto meno attraente, a giudizio di Cannon della KBW (Keefe, Bruyette & Woods).  Quando i tassi erano al 5 o 6% la differenza tra quanto le banche potevano caricare su un prestito e quanto pagato ai depositanti copriva facilmente il costo di servizio di un conto corrente. Ora la matematica non funziona più. <Prendere a prestito fondi attraverso i depositi in filiale genera perdite nell’attuale situazione. L’internet banking è meno costoso.>

Persino Goldman Sachs Group, il simbolo della finanza sofisticata, una banca che operava solo con la crema dei più ricchi clienti e più grandi investitori istituzionali, ha visto l’attrazione dell’internet banking. Ha cominciato a offrire conti online quest’anno alla clientela retail per solo 1$. E’ un modo di raccogliere fondi a buon mercato senza incorrere nelle spese di costruire un impero bancario come quelli che avevano Citigroup e HSBC.  Quei giorni sembrano passati per sempre.

<Quella di essere una banca per tutti dovunque non è mai stata un’idea intelligente, ma non è stata criticata come tale fino all’emergere della crisi> dice Stuart Plasser un senior director a S&P Global Ratings. <Prima della crisi, quando Citi poteva operare con solo l’1,5% di patrimonio tangibile, il costo non importava e pensavano di potere fare qualsiasi cosa>

Il contenuto dell’articolo di Bloomberg solleva temi che sono in buona parte applicabili anche al mercato italiano, dominato da banche commerciali di ogni ordine e dimensione, che offrono servizi a tutti i segmenti di clientela ma che stanno soffrendo una crisi di ricavi -causata anche dai tassi zero conseguenti alla politica monetaria della BCE.  Il rapporto tra grandi e piccole banche nella scelta della clientela ideale sarà al centro delle prossime scelte strategiche. Per le prime 10 banche italiane invece si pone anche l’interrogativo di se e come espandere le attività e i ricavi nelle aree del trading e dell’investment banking, alla ricerca di nuove fonti di profitto, soprattutto pensando all’arrivo della Capital Market Union.

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