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27 agosto 2016

4 ex-banche in cerca di nuovo padrone

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Qualcosa dovrebbe insegnare alla finanza e alla stampa finanziaria italiana la storia delle 4 banche regionali fallite e sottoposte al meccanismo di risoluzione con bail-in. Ma non ne siamo certi perché è frequente, quando si scrive di banche, il tentativo di confondere la verità ai lettori in molti modi e per molti scopi.

Capitolo 1: le 4 banche sono fallite per episodi di mala gestio da parte dei vertici di Carife, Banca Marche, CariChieti e Banca Etruria, tutti più o meno commissariati, sanzionati, oggetto di indagini della magistratura.  E’ pensabile che proprio questo tipo di management avesse competenze e attenzioni per curare bene la gestione ordinaria della banca, mentre si occupava di affari personali? Diamo quindi per scontato che si tratti di 4 banche piene di problemi e gravate da errori gestionali, che magicamente non si risolvono con la ricapitalizzazione a novembre 2015 e la nomina di Roberto Nicastro a presidente di tutte le 4 banche.

Capitolo 2: le 4 good banks (ci vuole un bel coraggio a chiamarle così) vengono ricapitalizzate per 1,8 miliardi dalle altre banche (!) e attraverso un prestito ponte, cedono l’intero blocco delle sofferenze a una Bad Bank al valore di 17,6% del valore facciale del credito e ripartono con la prospettiva… di essere vendute entro il 30.6.2016: sette mesi di gestione ponte. Governo e Nicastro si cullano con l’idea di allestire un’asta al rialzo perché si presentano in decine a vedere i conti delle 4 banche. Purtroppo si ritirano tutti o quasi. Il termine del 30.6 per la vendita imposto dalla Commissione EU viene prorogato al 30.9. Nel frattempo succede che i crediti mantenuti nelle good banks dopo la separazione dalle sofferenze, non sono così esigibili come si pensava e maturano in pochi mesi un altro cumulo di sofferenze, sempre perché la gestione di queste banche è lontano dall’essere impeccabile.

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Capitolo 3: le proposte impegnative per acquistare le 4 good banks sono solo 2, arrivano da fondi USA e non superano la somma di €400 milioni, che se fosse accettata costringerebbe il sistema bancario che aveva garantito 1,8 miliardi di recap a svalutare la partecipazione nel Fondo di 1,4 mld, perdita secca sui conti 2016 già non floridissimi. Chiaro fallimento dell’operazione di salvataggio e rivendita. Forse tempi troppo stretti. La scadenza per la cessione è stata spostata dalla EU al 30.9

Capitolo 4: in fretta e furia l’asta con le 2 offerte viene dichiarata chiusa (non so con quali motivazioni formali…) e viene riaperta nuova asta (!) con scadenza 31.8 per le manifestazioni d’interesse e 30.9 per la vendita. All’asta sempre magicamente si presentano le banche italiane che dobbiamo notare come si fossero astenute dal partecipare alla prima asta. Così oggi la stampa narra entusiasticamente dell’interesse della Popolare Bari per CariChieti (non ci sorprende…) e della BPER verso Banca Marche e Banca Etruria, mentre qualcuno continua ad attribuire a UBI l’interesse per l’orfanella Carife che l’AD Massiah ha più volte smentito.  I prezzi? Magicamente di poco superiori a quelli offerti dagli ‘speculatori-avvoltoi’ esteri: si parla di 300-400 milioni per Banca Marche e Banca Etruria che rappresentano le due entità maggiori, rispetto a Carife e Carichieti, come si vede in questa vecchia infografica che confronta i depositi da clientela.

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Stranamente nessun giornale chiosa sulle ragioni del ritorno di fiamma nell’interesse delle banche italiane: come mai non hanno fatto offerte al primo giro e ora si ripresentano? Avranno ricevuto qualche sollecitazione nostrana?  Stranamente nessuno nota che il valore presunto di 1,8 miliardi si è trasformato in massimo 500-600 milioni, perché all’idea di acquistare quote di mercato tutti sorridono, ma se pensano a filiali e persone in eccesso, riconversioni organizzative e informatiche, scontri sindacali e modello di business oramai superato allora i sorrisi si spengono e il prezzo nella busta scende vertiginosamente.  E nessuno dice che proprio le offerte di Apollo e dell’altro fondo oggi consentono agli offerenti di fare solo moderati rilanci e pagare poco ciò che il sistema bancario (con il concorso di MEF e Banca d’Italia) aveva valutato molto di più 8 mesi fa.

Ecco da questa storia si potrebbero trarre molte lezioni interessanti su quanto poco valgano le banche scassate e riverniciate in fretta (vale anche per Pop.Vicenza e Veneto Banca) e forse anche sul perché quelle ‘sane’ valgano sempre meno in Borsa soprattutto se operano sul mercato italiano, soprattutto se devono continuamente fare rincorsa ad adeguare le basse rettifiche su tanti crediti concessi con troppe leggerezze, soprattutto se fanno fatica a fare aumenti di capitale veri (rispetto a quelli finti fatti dalle due popolari venete e da diverse altre banche). Qualcuno, tra coloro che vogliono ancora fare informazione buona finanziaria e non propaganda stucchevole e nazionalista, dovrebbe pure spiegarci come mai 4 banche valutate a novembre 2015 per 1,8 miliardi, pur essendo state ripulite dalle loro sofferenze (notate come si tratti di operazione simile a quella di MPS e prospettata da Atlante per Popolare Vicenza e Veneto Banca), oggi alla prova del mercato valgano molto ma molto meno.

Immagine del post da Shutterstock ©

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to “4 ex-banche in cerca di nuovo padrone”
  1. possibili risposte
    1. hanno scoperto qualcosa che prima non sapevano
    2. il business bancario sta rapidamente cambiando e gli sportelli bancari non valgono come una volta (un anno fa)
    3. da novembre 2015 ci sono stati il bail in, il casino delle subordinate, il crollo delle azioni bancarie in tutta europa ed in particolare in italia, la revisione al ribasso della crescita mondiale e italiana. Se si hanno dubbi sulla redditivita’ di unicredit o intesa perche’ andare ad investire in piccole banche fallite

  2. Sicuramente il premier avrà fatto qualche promessa alle nuove banche offerenti. Non ci vuole molto a capirlo, altrimenti avrebbero fatto un offerta alla prima asta.
    Sul prezzo posso dire che conosco da vicino la situazione di bancaetruria e vi dico che siamo molto lontani dal concetto di pulizia di bilancio che ci aspetteremmo da una banca ex commissariamento. La banca è ancora piena di sofferenze non classificate!

    • Ipotesi e sospetti con alto tasso di probabilità. Le sofferenze nascoste o dissimulate da incagli sono un problema abbastanza diffuso.

  3. …e la stella…..?, stella chi?….a dimenticavo la stella Banca d’Italia….”tace”

  4. La fiducia !!!!

    Le banche vivono di fiducia.. se tu freghi i soldi agli obbligazionisti di una banca, quelli poi se ne andranno, e nessuno vorrà investire in quella banca, dato che oltre a avere perso tonnellate di clienti dovranno fare fronte a tonnellate di cause legali dei clienti fregati.

    Per questo una banca ripulita a danno degli investitori vale comunque molto meno di una banca non ripulita.

    La situazione adottata a fine 2015 per le 4 banche è stata semplicemente una decisione suicida.

    Se avessero tutelato tutti gli obbligazionisti allora, oggi quelle banche varrebbero molto di più e non ci sarebbe stato il contagio nelle banche sane quotate su borsaitaliana

    ciao
    Andrea

    • Forse (o anche senza forse) a monte quel tipo di titoli non andava venduto ai piccoli risparmiatori. Lo sapevano tutti, ma tutti hanno pensato che non sarebbe successo mai nulla da doversene pentire. E’ andata male perché incapacità e malafede hanno fatto molte altre cose sbagliate. Sarà ancora più complicato dovere gestire risparmiatori-obbligazionisti di serie B (Banca Etruria) e di serie A (MPS) nelle stesse città, province e regione.

  5. Citazione dall’articolo:
    “e forse anche sul perché quelle ‘sane’ valgano sempre meno in Borsa soprattutto se operano sul mercato italiano…”

    Dimostrazione di tale affermazione è anche la più recente vicenda di Barclays-Mediobanca che riassumo in una riga:
    “Barclays ha corrisposto a CheBanca (Mediobanca) €240,5 milioni per cedere un ramo di azienda in PAREGGIO”
    (ovvero con attività e passività bilanciate… quindi molto meglio della situazione di molte banche citate nell’articolo).

    Domanda: quando un’azienda cede un ramo d’azienda in pareggio ed è disposto a PAGARE per cederlo?
    Quando sa che in futuro non avrà alcuna redditività da tale ramo… anzi nel nostro citato caso sa già che avrà una perdita superiore ai soldi offerti all’acquirente!

    Ciò fa capire chiaramente quanto può valere lo svolgimento di un’attività bancaria in Italia (e quanto difficile sia) in questo periodo particolare di interventismo della BCE e situazione di fiducia generale.

    Mi dispiace per Penati… che è una persona molto seria… ma avrà un compito veramente difficile! L’idea non era male… ma il problema è che non ci sono ancora norme “applicate” per far perdere il vizio al lupo. Quindi sarà difficilissimo ripristinare la fiducia nel sistema bancario.

    Antonio

    • in effetti la transazione Barclays-CheBanca! segna una pietra miliare nei paradigmi bancari in cui le filiali si pagavano con multipli della raccolta o delle masse. Frutto di valutazioni sbagliate -sempre certificate da qualche stimato consulente però- ma anche di uno sviluppo tumultuoso della tecnologia che in pochi anni ha rivoluzionato il concetto di distanza dal cliente, lo stesso per cui sono state aperte e mantenute migliaia di filiali e sportelli postali, ora inutili e costosi.

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