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20 luglio 2016

L’economia aspetta, le banche sono occupate

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Ci stiamo occupando giornalmente della situazione delle banche, della tutela del risparmio (quello violentato dalle banche stesse, ma protetto da un articolo della costituzione che piace all’ABI), del salvataggio delle banche in crisi con o senza aiuti pubblici. Le banche, invece, non sembra siano ancora decise ad occuparsi dell’economia reale. Dai dati più recenti, sempre artisticamente elaborati dall’Associazione Bancaria Italiana nell’Outlook mensile abbiamo saputo oggi che il credito continua a non crescere, che le sofferenze continuano a crescere, siano lorde o nette e soprattutto che gli italiani risparmiatori hanno spostato i loro risparmi quando hanno potuto. Calo delle obbligazioni bancarie e aumento dei depositi. Le prime scese del 28% in due anni, i depositi saliti fino a 1.321 miliardi; nonostante i fallimenti di 4 banche, la clamorosa distruzione del capitale delle due popolari venete gli italiani lasciano i soldi nelle banche, smentendo nei fatti la tesi di una corsa ai bancomat e agli sportelli che viene ventilata artatamente da chi vorrebbe ora soldi pubblici per salvare le banche (o solo MPS), sventolando lo spauracchio di una quasi certa crisi di sfiducia del risparmioso popolo italiano. Forse gli italiani hanno capito poco di finanza e la fiducia l’hanno persa ma non del tutto, però devono avere capito che quelle obbligazioni offerte allo sportello come il massimo della sicurezza non sono poi così sicure e che invece i depositi fino a 100.000€ sono protetti, ma per sicurezza è meglio spostarli sulle banche veramente sicure.

Per il resto cambia poco: i prestiti totali a famiglie e imprese sono fermi bloccati e i mutui casa, nonostante le mitiche erogazioni dichiarate per mesi a tassi galoppanti di crescita del 90%, non lasciano grande traccia se poi il totale è cresciuto nell’ultimo anno solo dell’1,5%.

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Aspettiamo che le nostre banche si risveglino dal lungo sonno e dalle loro paure, con o senza aiuti di stato, con o senza i miliardi presi abbondantemente dalla BCE.

Immagine del post da Shutterstock

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Pubblicato in: banche, credito

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