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8 giugno 2016

Giove, Penati e il popolo delle rane

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“Un tempo delle rane che erravano libere nelle grandi paludi chiesero con grande clamore a Giove un re per reprimere con la forza i dissoluti costumi. Il padre degli dei rise e diede alle rane un travicello, che cadde nello stagno con grande rumore. Mentre le rane, sbigottite dal timore, si nascosero nel fango, una in silenzio tirò fuori dallo stagno la testa, esplorò attentamente il legno e fece venire tutte. Le rane lasciarono il timore e colpirono l`inutile travicello con ogni insulto, poi mandarono alcune di loro a chiedere a Giove un altro re. Allora un orribile serpente acquatico, che fece una grande strage di rane fu mandato da Giove. Invano le misere rane correvano per tutta la palude per evitare la morte con la fuga: poi mandarono di nascosto Mercurio a Giove per aiutare le sfortunate. Ma il re degli dei punì la stoltezza delle rane con parole dure: “Poiché non avete voluto sopportare il vostro bene, ora tollerate il vostro male“.

La favola di Esopo si adatta perfettamente agli ultimi episodi che attanagliano il sistema bancario. Il re travicello impersonato dal dr. Boccuzzi direttore generale del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi avrebbe dovuto, secondo i piani del popolo delle rane della palude, sistemare i problemi di alcune rane mezze fallite (Tercas, Banca Marche, Banca Etruria…) a colpetti di aumenti di capitale nascosti nelle pieghe del Fondo.  Ma il travicello non ci riesce, viene fermato nonostante il gracidare dalla Commissione Europea e le 4 rane mezze morte vengono messe in risoluzione e trasformate in banche-ponte a spese del popolo delle rane (3,6 miliardi). Il popolo delle rane intanto è preoccupato perché sa che altri due rospi veneti sono in condizioni critiche ma non ha idee su come fare e non può più permettersi panico nello stagno. Così si rivolge a Giove per avere una soluzione. Giove, il prof. Giuseppe Guzzetti, saggio ma spazientito, decide di fare ricorso ad Atlante e manda nello stagno Alessandro Penati azionista-manager di Quaestio SGR che viene incaricato di salvare i due rospi e tranquillizzare le altre rane. Solo che Penati non è re travicello e comincia a menare fendenti proprio contro il popolo delle rane.  Basta sentire le sue esternazioni senza pietà al Festival dell’Economia a Trento, come riportato dai giornalisti che lo hanno ascoltato (@lucapagni):

“in Italia la recessione sulle Pmi e’ stata più devastante di quanto si pensi e le banche non hanno reagito”

“in Europa e in Italia per sette anni sulle banche si è fatto finto di nulla e i risultati si vedono”

“le banche hanno dato credito sulla base di garanzie personali e non sul cash flow delle imprese. E’ un vanto?”

“Atlante è l’unico azionista di una banca che non ha dietro nessuno”

“in questo momento comprare crediti a sconto o comprare banche è esattamente la stessa cosa”

“”Devo creare mercato per 80 miliardi di sofferenze +40 di crediti che entreranno in sofferenza”

“fondo Atlante non vuole gestire ma nominare cda degno di questo nome ristrutturare, andarsene il prima possibile”

“rimando alla centinaia di articoli che ho scritto negli ultimi anni. Non vi ricordate Popolare Lodi, Intra, Capitalia, Bipop? Non vedo nulla di nuovo. È ovvio che c’è ha responsabilità della vigilanza. Ma avete sentito per caso qualcuno pronunciare la parola colpa all’indirizzo di Confindustria? Qualche colpa anche gli imprenditori ce l’hanno, erano tutti dentro a queste banche. E l’Abi, i sindacati, quando le banche compravano sportelli”

“avete mai visto una banca che manda a casa un amministratore delegato, ma poi non ne ha nessun’altro per sostituirlo? Mi sembra che sarebbe da prendere gli azionisti e mandarli tutti a casa. Loro e forse una prima linea del management che ha responsabilità”

“ho rimproverato Monti per non aver fatto la bad Bank, per non aver la Troika in casa, ma ora e’ troppo tardi”

“spero di non prendere Veneto Banca, già ho pagato troppo la Vicenza…”

E non le ha mandate a dire nemmeno ai grandi investitori in Atlante:

“Noi non abbiamo obbligo dalla Bce di gestione e controllo della banca, siamo lì per nominare un consiglio di amministrazione al quale dare obiettivi per fare la ristrutturazione e trovare un partner prima possibile”. Fine: il ruolo di Atlante non è gestire ma individuare un cda indipendente, veramente indipendente (“non delle teste di legno” precisa Penati) “che faccia il suo mestiere. Io non costituisco un cda ombra”.

Le rane sono ammutolite e spaventate, con l’eccezione di Carlo Messina, unico che più o meno ha ribattuto a Penati sottolineando che dopo avere messo 800 milioni in Atlante ha il sacrosanto diritto di scegliere chi vuole mettere nel comitato investimenti del Fondo.

Le citazioni del Penati-pensiero sono, per chi legge questo blog, le stesse tesi sostenute per anni da chi scrive: gravi colpe delle banche nella concessione del credito, errore altrettanto grave nel non fare per tempo la Bad Bank, errori di ABI e Confindustria, necessità di ristrutturare profondamente Popolare Vicenza e Veneto Banca, ricambio manageriale. Ma Penati è un professore con 4,3 miliardi in mano che servono a salvare il sistema e quindi se alza la voce verrà ascoltato dal popolo delle rane più di un blogger.

Nel frattempo la speranza di Penati di non doversi occupare anche di mettere le mani addosso a Veneto Banca è tramontata. La pubblicazione del prospetto per la quotazione -un documento da Guinness dei primati di 1.141 pagine fitte di problemi e rischi, tra cui il più evidente il mancato rispetto dei limiti minimi di liquidità- spiega perché nessun investitore istituzionale comprerà azioni di una banca in stato comatoso, con miliardi di depositi defluiti e decine di imputazioni da parte di Consob e Banca d’Italia e persino coinvolta nello scandalo Panama Papers. Atlante sottoscriverà anche l’aumento di capitale di Veneto Banca, diventandone padrone (Penati al minimo ha preteso il 50,1% per essere sicuro di non avere soci locali che lo possano condizionare).

Lo stagno è ora sotto un regime di paura ma è finalmente silenzioso e Giove può riposare per qualche settimana.

 

immagine del post da Shutterstock ©

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  1. bell’articolo e ottima la metafora,
    grazie

  2. Bello… Purtroppo .

  3. Chi sa di banche o ci ha lavorato non può che ssere d’accordo con Bolognini, soprattutto quando dice che chi gestisce qualche milardo e magari ha alle spalle qualche decennio di analisi veritiere e indipendenti ha più ascolto di quelli che le stesse analisi hanno fatto, ma senza avere i miliardi di Atlante.
    Ciò detto, mi piacerebbe sapere da Penati, quando parla di individuare CdA competenti e indipendenti, come pensa di fare; affidandosi alle solite note società di H.H. che sul business dei CdA e della governance indipendente hanno costruito buona parte della loro recente fortuna, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti ?
    Forse si potrebbe ricordare a Penati, tanto per continuare nelle citazioni, quello che fece il bravo Eliot Ness quando dovette scegliere la squadra che incastrò Al Capone . Fuori dai soliti giri c’è ancora gente brava e determinata; basterebbe farla lavorare. Vogliamo provarci o il riposo di Giove è solo l’inizio dell’eterno riposio del sistema delle nostre banche ?

    P.S. Su come si faccia poi a lasciare la più grande banca italiana ( rectius: quella con i problemi più grandi) senza guida per i prossimi due mesi è davvero qualcosa che personalmente trovo incredibile !

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