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21 maggio 2016

Ancora fermo il credito alle imprese

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Di tanto in tanto occorre fare un punto fermo usando i numeri, perché altrimenti si capisce poco dalle tante dichiarazioni che arrivano sul fronte tra banche e imprese. I numeri dicono che il credito totale alle imprese non soltanto non cresce, ma continua a calare. Per la precisione si passa da 810 miliardi (gennaio 2015) a 788 miliardi (marzo 2016) secondo i dati della Banca d’Italia, un calo del 2,7% in 15 mesi che porta il calo totale dal picco del 2011 al 13,8% del totale dei crediti concessi alle imprese.

impieghi imprese 2011-16

Le principali banche invece hanno preso a sfornare regolarmente dati sulle nuove erogazioni che parrebbero crescere a doppia cifra. Di questa corsa ai prestiti si trovano scarsi segnali nei bilanci trimestrali, con l’eccezione di Intesa SanPaolo i cui impieghi sono effettivamente tornati a crescere.  Le tavole che seguono mostrano per alcune banche che non c’è crescita nel credito alla clientela, ma che c’è una tendenza a fare nuove erogazioni di finanziamenti a medio termine, per sfruttare i generosi fondi messi a disposizione dalla BCE a tasso zero.

Unicredit

La tavola di Unicredit mostra crescite trimestrali sulle nuove erogazioni:

Unicredit impieghi Q1 2016

Banco Popolare

la tavola estratta dalla trimestrale del Banco Popolare mostra crediti a tutte le fasce di imprese in leggero calo, ma parla anche in questo caso di nuove erogazioni per €2 miliardi, di cui 1,4 a PMI.

BANCO POPOLARE IMPIEGHI Q1 16

UBI Banca

Leggero aumento dei crediti alla clientela per UBI Banca, la quale dedica un’intera tavola per farci sapere che le nuove erogazioni a medio-termine superano del 26% i rimborsi (unica banca che fornisce questo dato). Peccato che poi il dato assoluto riveli che da settembre 2015 l’aumento totale è di 600 milioni su un totale di 36 miliardi di credito alle imprese.

UBI BANCA NEW LOAN Q1 16UBI BANCA IMPIEGHI Q1 16

BPER

La piccola carrellata si chiude con BPER, la popolare dell’Emilia Romagna che invece ha fatto la scelta di spingere sul credito ai privati, probabilmente mutui casa, come si vede da questa tavola  in cui a fianco di una misera crescita dello 0,4% in un anno, si dichiarano crescite del 37,7% sui nuovi prestiti prevalentemente nel comparto retail (addirittura +89%).

BPER IMPIEGHI Q1 16

Come sempre con le percentuali parziali si può fare apparire il mondo molto migliore di quello che è. La realtà è una sola: il sistema bancario non sta ancora pensando o non è nelle condizioni di rimpiazzare i 126 miliardi che sono scomparsi dal credito alle imprese, il calo prosegue anche se in misura ridotta. In compenso si sta accapigliando su pochi buoni clienti per offrire denaro a 5 anni a margini ridottissimi.  Che questa sia una politica commerciale e creditizia intelligente è tutto da dimostrare. Occorreranno 2 o 3 anni per sapere se questo credito è andato veramente a imprese solide e tornerà a casa, di certo nel frattempo il conto economico continua a piangere. Le piccole imprese che al conto economico contribuiscono per la loro parte  non sembrano essere più molto interessanti, anche quando sono ‘del territorio’.

Per quanto riguarda la propensione dichiarata dalle banche a concedere credito è da notare come sia proprio il fenomeno della concorrenza tra banche a determinare buona parte dell’allentamento dei criteri di concessione in Italia, Francia e Olanda come indicato dal grafico pubblicato dalla BCE nel suo Bank Lending Survey.

BLS Q1 2016

 

immagine da Shutterstock ©

 

 

 

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