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23 aprile 2016

Autopsia di una banca uccisa dai silenzi

BPVI

Gli avvenimenti e le notizie sulla crisi della Popolare di Vicenza si susseguono. La lettura del prospetto informativo (715 pagine) per l’aumento di capitale in corso, che dovrebbe condurre una delle istituzioni creditizie in crisi dal torbido alla trasparenza del mercato borsistico, rivela ulteriori particolari a testimoniare che la banca è stata distrutta al punto di non avere più liquidità a fine 2015, costretta a ricorrere a operazioni straordinarie d’emergenza e costosissime e alla benevolenza dei prestiti di sorelle banche concorrenti per fare quadrare i conti di cassa a fine giornata. I conti dicono che sono andati in fumo quasi 6 miliardi di risparmi investiti in azioni  valutate troppo a €62,5 ma ora è certo che valgono pochi centesimi. E la cura gestionale per rimetterla in piedi costerà ancora molto.

C’è un punto che va prelevato dalla storia della Popolare Vicenza (non molto diversa da quella della Veneto Banca): la distruzione di questa banca è avvenuta a causa di comportamenti gestionalmente disinvolti del vertice ma non è tutto qui. Alla distruzione -avvenuta in un periodo forse superiore a cinque anni- hanno contribuito anche diffusa incapacità manageriale all’interno della banca e silenzi assordanti dentro e fuori la banca stessa. Sì perché a differenza di quanto è successo a Banca Marche, a Carife, a Banca Etruria, nella Popolare di Vicenza non sono state poche avventate operazioni decise da un ristretto vertice a devastare il patrimonio. A Vicenza il patrimonio se lo sono mangiati in anni di decisioni sbagliate condivise da un numero rilevante di dipendenti e di controllori.

La distruzione del patrimonio (prima) e della liquidità (poi) è l’effetto di queste componenti: a) ingenti sofferenze su crediti prima nascoste poi inevitabilmente emerse nelle ispezioni BCE, b) operazioni finanziarie al limite del lecito, c) avviamenti (acquisizioni) eccessivi da svalutare che hanno portato nella seconda fase (2014 in poi) a d) rifiutare le richieste di rimborso di azioni con pretesti assurdi e e)collocare sotto il naso dei vigilanti nuove obbligazioni e azioni sulle spalle di 110.000 azionisti, molti dei quali ignari, con un sistema induttivo-coercitivo (il fido solo se compri azioni, il mutuo solo se diventi socio) che è stato scoperto dalla BCE esplodendo nel 2015. Un miliardo di capitale raccolto con finanziamenti paralleli e quindi contestato, cause per molte centinaia di milioni aperte da risparmiatori.

Tutto questo film è avvenuto in diversi anni con il concorso di un elevato numero di persone dentro la banca, perfettamente a conoscenza dei trucchi messi in atto ma silenziosissimi. Dipendenti di vario livello e anzianità, a conoscenza o persino firmatari di prestiti deliberati alle società dei consiglieri in conflitto d’interesse e con leggerezza valutativa, interi uffici crediti in grado di sapere che la situazione dei prestiti deteriorati era valutata in modo incorretto e priva di accantonamenti adeguati ai tassi di recupero, processi gestionali e contabili non all’altezza dei requisiti minimi, ispettori mansueti anche su operazioni d’investimento in fondi esteri con rischi elevatissimi e ingiustificati. Possiamo parlare come minimo di centinaia di persone che sapevano e tacevano, a cui vanno aggiunti controllori esterni (sindaci, revisori, autorità di vigilanza) che hanno visto benissimo e lasciato correre. Fino a quando lo schema Ponzi con i poveri clienti e azionisti non è esploso per l’intervento della vigilanza BCE.

L’autopsia sul cadavere della vecchia Popolare Vicenza porta alla luce un devastante concorso di colpe e silenzi che risulta tanto difficile attribuire solo all’ispirazione prima arrogante poi maldestra del presidente Zonin e di due o tre stretti colonnelli. E’ un esercito di persone che sapeva e taceva, di dipendenti con una dose di esperienza finanziaria sopra alla media che piazzava obbligazioni e azioni ai malcapitati clienti, sapendo ciò che stava facendo e non sempre con una pistola alla tempia.

Se c’è una lezione da imparare in questa storia incredibile e amara è che un istituto di credito deve vivere e crescere da qui in poi contando su valori di trasparenza e moralità , su contrappesi che consentano a qualsiasi dipendente di opporsi a pratiche gestionalmente e forse legalmente inadeguate. Una cultura che va profondamente cambiata perché non basta riverniciare le insegne, proporre un nuovo piano industriale, lanciare slogan come ‘Semplicemente Banca’ se poi dentro le persone sono le stesse o hanno la stessa propensione a fare passare comportamenti sbagliati con compiacenza o un’alzata di spalle. Difficile commentare la posizione di chi doveva vigilare e si è spesso limitato a sperare che tutto si sistemasse con il tempo e la paglia. Ci ha provato e ha sbagliato.  Il prospetto dell’emissione azionaria e obbligazionaria del 2014 rivela facilmente che la banca e la vigilanza stavano tollerando rapporti di copertura dei crediti deteriorati imbarazzanti (vedi tabella) rispetto alle altre banche e nonostante ciò si consentiva di raccogliere capitali tra il pubblico a una nave con ampie falle visibili.

Pop Vicenza NPL

Adesso tentare di difendersi con tante interviste e giustificazioni serve a molto poco, perché è troppo chiaro a tutti quanto è costato il silenzio. Il minimo che si possa fare è cambiare registro e un po’ di persone.

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Pubblicato in: banche
  1. Analisi chiara che mette in luce che oltre ai vertici e alla vigilanza anche i comportamenti di alcuni/molti dipendenti hanno agevolato la distruzione di massa del capitale. A questo punto non è solo il capitale finanziario ad essere azzerato ma anche il capitale umano ed etico.

  2. Ho come la vaga sensazione che se la BCE non fosse venuta a mettere il naso nelle nostre banche il sistema bancario italiano sarebbe ancora il piu’ solido al mondo. Se poi andassero anche a prezzare i derivati di Deutsche bank …..
    Rovinarsi il fegato con questi dettagli sulle nefandezze compiutte dai nostri banchieri non so quanto sia utile. Nessun dirigente di banca/trader e’ finito dietro le sbarre a seguito del collasso del 2007 e mai ci finira’: loro sono il potere ed il potere fa quello che vuole, e’ sempre stato cosi’. Noi non possiamo fare altro che cercare di riparare le falle della barca ogni volta che lor signori le producono. Chi legge questo blog sa quali sono le soluzioni. Il problema e’ che chi decide ha gia’ deciso: il “pieno bail in” per l’italia (Feld) e di usare i risparmi degli italiani per ridurre il debito pubblico (Monti). Riuscire a far cambiare idea a questi signori non sara’ facile, Atlante fara’ guadagnare tempo, ma poi? Ci consoleremo nel vedere il presto nullatenente Zonin in un’aula di tribunale per un processo che durera’ 10 anni?

  3. Considerazioni che, ancorchè chiare, reputo benevole per una vicenda banditesca.
    Nel corso di questi ultimi quattro, cinque anni una associazione a delinquere, una banda di malfattori, una commistione mafiosa di politici ed istituzioni con imprenditori e notabili di “diffusa incapacità manageriale” ma di opposta abilità furfantesca hanno, con viltà inaudita, approffittato di decine di migliaia di onesti risparmiatori, di onesti artigiani-commercianti e buoni imprenditori; hanno a loro, rette persone rapinato (…non alla banca…) centinaia di miglia di euro, han rubato sudati risparmi di persone che l’ unico errore che han commesso è quello d’aver dato fiducia ad ipocriti che gliela chiedevano. Non dimentichiamo che derubati non sono stati solo i clienti soci-azionisti ma danni patrimoniali li han patiti anche i clienti non-azionisti…fra tutti tantissimi obbligazionisti che nella necessità o nella paura del default han dismesso i bond sopportando tuna tagliola del 10,15% ed anche più del valore…. .
    Forse con l’adc (voglio pensare che la ricapitalizzazione del miliardoemezzo si concretizzi, ma ma ma) siamo all’epilogo di questa disgraziata storia, ma non sono certo che possa essere la fine del danno patrimoniale innescato; altri adc si renderanno necessari per ripagare un buco ormai colossale e rimediare a sperperi ed inefficenze sotto gli occhi di tutti . Ed ancora la percezione del rischio elevato di tenere i risparmi in deposito e/o investiti in questa banca. continuerà a pesare per mesi e mesi sia sui clienti che ovviamente sulla banca stessa.
    Nulla purtroppo si recupererà dal gruppone degli indagati (e chissà fra quanti anni anche condannati), nulla da Consob da Bankitalia e nulla pure dal mondo della politica (che nulla ha visto nulla ha detto nulla ha fatto lungo tutti questi quattro anni salvo agitarsi solo dopo l’ispezione della BCE).
    E non è purtroppo finita …..ormai nessuno più si vergogna, anzi, di rubare e di approffitare…. come dar torto al dr Davigo !

  4. Analisi più che corretta.
    Ci tengo però ad aggiungere che la realtà della Vicenza è molto più simile di quanto lei immagini a quella di Etruria, per esempio, visto che la conosco molto bene. Non sono state poche decisioni sbagliate (che comunque hanno pesato), quanto piuttosto anni di management inconsistente nella migliore delle ipotesi, se non addirittura assolutamente incapace di gestire un’azienda qualsiasi. E per management non intendo soltanto i 4 o 5 dirigenti più pesanti, ma anche quella folta schiera di Yes Man di infimo livello della quale loro stessi si sono contornati per gestire meglio il potere.
    Buona giornata

  5. Complimenti per questa analisi chiara e precisa, anche perché ben poco si legge nella stampa di regime. E’ apparso chiaro ai non sprovveduti che la gestione della banca era si in mano a Zonin ma con un ferreo patto sindacale con i dipendenti (tutti) che ben conoscevano la situazione: Però erano a rischio posti di lavoro, lauti stipendi, ricche prebende. Speriamo che più di qualcuno paghi personalmente per questo scempio.

    • normalmente pagano di più i dipendenti meno colpevoli. La ristrutturazione della banca è in arrivo e non farà prigionieri

  6. Banca Popolare di Vicenza: tutto sembra svolgersi secondo un rituale assurdo, in pratica i “vecchi” azionisti hanno subito un furto “legalizzato” dal sistema Italia con la benedizione del governo romano.
    Facciamo presente che fino a ieri la banca era proprietà degli azionisti con i seguenti conti pur se in presenza del disastro compiuto dalla dirigenza Zonin: (dati da fonti attendibili interne):
    “Il 23% (recupero stimato) di 4,5 miliardi (le sofferenze stimate) è 1 miliardo. Questo, sommato al patrimonio residuo di 550 milioni ed al valore degli asset Prestinuova e quote Arca (1,1 miliardi circa) dà un totale stimato pari a 2,6 miliardi di valore residuo degli asset della Popolare di Vicenza. Questo significherebbe un valore di patrimonio di circa € 18 ad azione. Anche togliendo 500 milioni da restituire a clienti finanziati per acquisto azioni proprie ed altri 500 per presunte perdite future resta un valore di patrimonio (contiamo a zero l’avviamento che pure vi è) di 11/12 euro ad azione. “
    Chi ha deciso il valore di 0,10 centesimi per azione? Cos’è il fondo Atlante e chi lo gestisce che ora diventa azionista con il 99,33% ?
    Speriamo che i Giudici intervengano per ridare una seppur minima dignità ai tanti azionisti storici che si sono visti in ogni caso rapinare con la benedizione delle istituzioni italiane quel poco (ma anche sufficiente) che era rimasto della banca. Con il Monte dei Paschi altra storia, miliardi donati dal governo..

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