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13 aprile 2016

Atlante, Guzzetti, il dito e la luna

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Il sistema salva-banche è stato varato e prende la forma di un fondo FIA gestito da una SGR italiana (o forse lussemburghese) grazie alla regia energetica del presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti: presente nella partecipazione alla società di gestione (Questio), nel probabile investimento diretto da parte della Fondazione, nella partecipazione diretta nella Cdp e in una delle banche (Intesa SanPaolo) che più di altre verserà denaro fresco per sottoscrivere quote del fondo.  L’operazione Fondo Atlante ha una valenza immediata per rimuovere il rischio di fallimento degli aumenti di capitale più imminenti e critici (Popolare Vicenza, Veneto Banca, Carige) che avrebbe comportato la risoluzione delle due popolari venete secondo le regole proposte dalla Commissione Europea e approvate dal parlamento italiano.

Dimenticando il tecnicismo pignolo che dice che qualsiasi fondo di nuova costituzione per raccogliere denaro anche da investitori istituzionali necessita di prospetti e autorizzazioni, i quali normalmente richiedono tempo, più di quanto occorre per fornire una rapida valvola di sicurezza (backstop) all’aumento della Popolare Vicenza, l’operazione Atlante ha suscitato come previsto accoglienza fredda all’estero e nella prima giornata di contrattazione in Borsa nella quale i titoli bancari delle grandi banche sono scivolati ancora.  Se si guarda al futuro prossimo la soluzione di sistema era l’unico modo per togliere l’intero sistema bancario da una situazione estremamente pericolosa e va valutata positivamente se non altro per la rapidità d’esecuzione e determinazione. Esattamente quanto era mancato in passato nella lunga agonia delle 4 banche fallite oppure nell’intervento tardivo e poco efficace di garanzia pubblica (GACS) per favorire lo smaltimento delle sofferenze.

Ma se si guarda oltre il dito verso la luna ci sono alcuni dubbi sulla legittimità dell’operazione e sugli effetti che potrebbe indurre. Ne segnalo alcuni che a me sono parsi evidenti.

Intrecci pericolosi

Il primo riguarda le banche che apporteranno mezzi liquidi in Atlante, fondo che nasce con due obiettivi d’investimento: a) sottoscrivere quote inoptate di aumenti di capitale di banche concorrenti b) acquistare le tranche junior (più rischiose) di operazioni di cartolarizzazione di sofferenze.
1a domanda: in quale settore aziende private corrono al soccorso cieco di concorrenti diretti invece di approfittare dei loro errori o fallimenti per conquistare quote di mercato? Risposta: nel settore bancario le interconnessioni tra istituti creano un rischio sistemico e giustificano anche terapie di gruppo. Controrisposta: il rischio sistemico è esattamente quello che la Direttiva BRRD vuole eliminare stabilendo una metodologia precisa di gestione delle crisi, che con questa operazione l’Italia vuole aggirare dopo avere chiesto invano una moratoria sulla sua applicazione.

Incomprensibile per il piccolo azionista

2a domanda: come deve interpretare un piccolo azionista di Intesa SanPaolo o di UBI Banca il fatto che centinaia di milioni vengano investiti in quote di un fondo con queste finalità e con prospettive di realizzo (dalla vendita delle azioni di banche o di tranche illiquide di obbligazioni) del tutto impossibili da prospettare oggi e quindi aleatorie? Invece di andare a supportare il core business o investimenti con profilo di minore rischio e maggiore probabilità di reddito. La risposta è sin troppo ovvia: l’azionista non capisce, non gradisce ma subisce in silenzio. Potrebbe vendere le azioni se lo desidera ma certo non interrogare il CEO sulla logica di mercato dell’operazione.

La difficile gestione dei conflitti d’interesse

Terzo interrogativo: qualora il fondo detenuto in larga misura da banche diventi proprietario di quote rilevanti di Popolare Vicenza, Veneto Banca o CARIM (ipotesi realistica) come saranno gestiti i conflitti d’interesse lungo il filo che dovrà condurre i gestori del Fondo Atlante ad esprimere i nuovi amministratori della banca testè salvata, pardon acquistata, e da risanare? La situazione di Banche controllate da un Fondo in cui hanno investito altre banche richiede un complesso sistema di muri di protezione dal conflitto d’interesse che sarà comunque difficile realizzare sul piano della sostanza anche salvando la forma. A maggior ragione quando lo stesso fondo controllante interverrà in pieno conflitto come azionista del venditore e acquirente di sofferenze creando turbative, prezzi e precedenti che influenzano le banche che partecipano al fondo stesso. Una commistione difficile da governare.

il ritorno del moral hazard

Ultimo dubbio privo di risposta. Stabilito un precedente -con il concorso pubblico di MEF, Banca d’Italia, ABI e Fondazioni bancarie- cosa succederà nel caso in cui tra 6 o 12 mesi un’altra banca dovesse trovarsi nelle condizioni delle due popolari venete, cioè in crisi e con scarse probabilità di eseguire una ricapitalizzazione? Evidente che gli azionisti e amministratori di quella banca si attenderebbero dal Fondo Atlante uguale benevolenza nei loro confronti (con quali criteri negare una nuova operazione?) e che il mercato finanziario avrebbe motivo di aspettarsi un’analoga sequenza di eventi che protegge azionisti e obbligazionisti. Ecco facilmente spiegato come l’operazione Atlante possa facilmente reintrodurre dalla porta di servizio ciò che le autorità di Bruxelles avevano cacciato dalla porta principale introducendo il metodo del bail-in. Ecco anche perché al di là del tentativo di verniciare come ‘totalmente privata’ un’operazione gestita in prima persona da un primo ministro e da un ministro delle finanze, qualche serio dubbio alla Commissione Europea su questo schema tutto italiano possa venire, magari tra qualche settimana ricreando la situazione che si è già vista nel caso TERCAS.

L’impressione, sperando di sbagliarsi, è che nella fretta di trovare e mettere un tappo alla falla non ci sia stato tempo sufficiente per pensare ai problemi che sorgeranno, rimandandoli a quando sorgeranno.

 

 

 

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to “Atlante, Guzzetti, il dito e la luna”
  1. Domanda da ignorante.
    Ma l’antitrust sara’ d’accordo che si creino tutti questi intrecci?
    Saluti

    • Non saprei, ma penso che l’Antitrust sia l’ultimo a preoccuparsi. Prima ci saranno analisi da parte della Commissione Europea per fare in modo che i conflitti d’interesse siano adeguatamente gestiti con la massima separatezza possibile.
      L’Antitrust bancario interverrebbe solo nel caso in cui una banca, acquisendo il controllo di Popolare Vicenza o Veneto Banca o altra banca e sommando la presenza fisica (sportelli) in determinate zone rilevasse un eccesso di concentrazione che condurrebbe alla richiesta di rientrare nei limiti, cedendo una quota di quelli sportelli.
      Se invece ci attendiamo dall’Antitrust un intervento sullo schema di Atlante ci sono sufficienti ragioni formali per non fare proprio nulla.

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