Postato:

30 marzo 2016

La spirale pericolosa del sistema bancario

shutterstock_255902452

Diventa ogni giorno più difficile commentare l’evoluzione del nostro sistema finanziario indissolubilmente legato alle sorti del sistema bancario, il quale ha ottenuto e difeso strenuamente una condizione di monopolio virtuale a scapito dei circuiti alternativi (borsa e obbligazioni) nel finanziamento dell’economia. Il punto è che la potentissima lobby delle banche che ha voluto l’uniformità, anche in presenza di sostanziali differenze quantitative e qualitative tra singoli istituti di credito, ora sta per pagare il prezzo della mancata meritocrazia nella categoria.

E’ così che va interpretato il rischio di un’implosione collettiva causata dal danno di banche mal gestite e assai poco trasparenti (per usare un aggettivo delicato) ma che oggi rischia di trascinare nel naufragio tutti insieme, buoni e cattivi attori del credito. I nodi stanno venendo al pettine e forse sono troppi per essere isolati e neutralizzati, soprattutto ora che le prassi di vigilanza passate nella giurisdizione dell’Europa non consentono più pratiche dilatorie nazionali come in passato.

I fatti sono noti, ma poiché stanno deflagrando uno dopo l’altro in una sequenza concatenata la situazione preoccupa. Vediamo i più noti e recenti.

La crisi e il fallimento di 4 banche regionali non è finita con un decreto-blitz che ha creato 4 banche-fantasma (le banche ponte) e una maxi bad-bank. Prima di tutto le 4 banche ponte dovevano essere messe all’asta e vendute entro il 30/4 (non ristrutturate, ma cedute) e si comprende al 30 marzo come sia impossibile rispettare la scadenza (si parla di richieste di proroga) così come le preannunciate offerte di acquisto senza ancora un nome e un prezzo definito. Inoltre il precipitoso distacco delle sofferenze delle 4 banche fallite ha stabilito un prezzo di riferimento del 17,6% che sta creando problemi a tutte le banche. Alle grandi banche che preferiscono gestirsi in casa i propri NPL pur di evitare sanguinose minusvalenze, alle banche più deboli come CARIGE e MPS costrette a fronteggiare offerte su prezzi similari dai fondi esteri con un ulteriore grave effetto su bilanci stracarichi di NPL a prezzi di carico molto maggiori. Colpisce in questo balletto di cifre come proprio un recente paper della Banca d’Italia abbia valutato le percentuali di recupero delle sofferenze tra il 30% e il 40% mentre quelle di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti siano state cedute a molto meno (pur tenendo conto dei tempi di recupero). Non si saprà mai quanto la scelta del 17,6% sia stata imposta dalla EU oppure dalla volontà di rimborsare a rate con future plusvalenze il sistema bancario che ha pagato il conto salato del salvataggio.  In ogni modo quel prezzo è un precedente che consente al fondo USA Apollo di offrire 650 milioni per 3,5 miliardi di sofferenze Carige mettendo in grave difficoltà l’operazione di recupero autonoma e alimentando ipotesi di un intervento dello Stato per salvare MPS.

Su questo primo grosso problema (o errore) si sovrappone la crisi altrettanto grave della Popolare Vicenza e di Veneto Banca, risolvibile (forse) con una quotazione in Borsa a prezzi che, anche espropriando i vecchi azionisti in modo quasi totale, potrebbero non garantire il successo dell’IPO.  In tempi non sospetti avevo sollevato qualche perplessità sulla tenuta del consorzio di garanzia di Unicredit (per Pop Vicenza) e di Intesa (per Veneto Banca) soprattutto per l’enorme incertezza determinata dalle cause legali e dalle indagini penali in corso, entrambi validi motivi legali per evadere dall’obbligo di garanzia assunto mesi fa. Puntualmente questa possibilità si sta verificando e sulle pagine dei giornali italiani si discute della richiesta di aiuto alla Cdp, mentre il Financial Times valuta addirittura un impatto negativo sul capitale di Unicredit. Ovvio che il possibile fallimento delle due operazioni di quotazione, l’impatto sui garanti o una nuova battaglia con la EU per portare aiuti di Stato in soccorso dei malati illustri sarebbero devastanti per l’intero sistema bancario.

In questo ginepraio la decisione dell’assemblea della Popolare di Vicenza contro l’azione di responsabilità verso il precedente management non è solo sconcertante è un’altra tegola sul collocamento se la banca dovesse rinunciare anche a rivalersi su chi ha causato forti e ingiustificate perdite di bilancio. Tenuto presente che l’azione di responsabilità è praticamente certa per Banca Marche (87 milioni solo per la società di leasing), per Carife (309 milioni), per Banca Etruria (si ipotizzano 300 milioni) e Carichieti (208 milioni) a Vicenza un manipolo di soci della nuova spa ha fatto spallucce rinunciando a risarcimenti possibili e lasciando forti dubbi sulla reale volontà di fare luce sul dissesto.

Per finire (ma ci sarebbe altro) la contestata riforma delle BCC e il primo atto delle auspicate fusioni tra popolari in cui non è andato tutto liscio tra BPM, Banco Popolare e BCE. Abbastanza da spaventare UBI Banca, BPER, Creval e Popolare Sondrio rispetto all’idea di convolare a nozze in piena libertà mantenendo bizantine forme di governance, elevato numero di poltrone nel consiglio (come stigmatizzato dal Financial Times oggi con toni aspri). In secondo piano si stagliano problemi anche nella controversia Hypo Alpe Adria, nella dissanguata Sparkasse altoatesina e perdite sparse che spuntano in casse di risparmio minori come i 68 milioni di rosso a San Miniato che ha svalutato solo nel 2015 100 milioni di crediti.

Cattive notizie per le imprese

Le imprese dovrebbero preoccuparsi e molto di questo aggravamento delle condizioni del sistema bancario. Avrebbe dovuto essere l’anno della ripartenza del credito ma cresce la probabilità che quasi tutto il sistema bancario sia ‘distratto’ da altri problemi, dalle grandi banche alle BCC e, con la logica del ‘si salvi chi può’, il supporto finanziario alle piccole imprese passi in secondo piano. Segnali in questa direzione sono rilevati molto frequentemente nell’interazione quotidiana tra imprese e filiali bancarie. Ma a questo punto la posta in gioco è molto più elevata: un’implosione a catena di Carige, MPS, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Unicredit e persino Intesa rappresenta un rischio elevato per il Paese. Purtroppo le esitazioni del Governo, della Banca d’Italia e dell’ABI nel confrontarsi con la autorità europee non depongono a favore di una soluzione veloce e brillante. Nè le manovre del saggio navigatore Guzzetti e delle fondazioni bancarie saranno sufficienti questa volta.

more

Ti potrebbe interessare anche :


  1. Giusta l’analisi sulle banche. Ma d’altro canto a questo livello di tassi e con l’incapacità di farsi pagare i servizi, cosa si può pretendere? Per il mercato, e quindi il rapporto banche imprese : le banche sono consapevoli che devono (vogliono) erogare credito , ma il cavallo in assenza di nuova produzione ( ancora è solo esistente per export) , ( a giustificazione la crisi dei paesi mondiali di produzione) non beve o fa fatica a bere nonostante i tassi.. Lo vogliamo comprendere che il cul de Sac che la BCE impone in termini di remunerazione è’ insostenibile per il sistema bancario a fronte di una qualità del credito ancora incerta?

    • Non mi sono mai spiegato veramente la ragione per cui la banca italiana ha questa ‘incapacità di farsi pagare i servizi’, ma soprattutto quanto poca ricerca e determinazione vi sia stata nell’identificare i servizi che potevano essere erogati entro il raggio di competenze possedute o sviluppabili. Incontestabilmente la rete bancaria era e rimane il migliore canale distributivo verso le piccole e medie imprese e verso i privati, eppure non ha mai sfruttato questa sua posizione.

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.