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12 marzo 2016

Le docce di Draghi e il coraggio delle banche

Non prendete a scatola chiusa i commenti frettolosi che state leggendo sulla stampa dopo la decisione non unanime della BCE di abbassare i tassi di rifinanziamento e di offrire alle banche una nuova potente iniezione di liquidità con quattro operazioni speciali (TLTRO II). Se quasi tutti i commentatori vedono in questa combinazione uno stimolo immediato alla concessione di credito all’economia reale e soprattutto alle imprese, molto del risultato dipenderà dal coraggio delle banche nel modificare un atteggiamento sin qui totalmente prudenziale. Basti come esempio pensare alle prime operazioni TLTRO offerte alle banche dalla BCE che dovevano rilanciare i prestiti alle imprese. La propensione a concedere credito sarà anche aumentata a parole (indagini BLS) in Italia ma nei numeri non si è visto ancora nulla: il credito alle imprese è inchiodato al livello di circa 800 miliardi e non cresce.

In sintesi la manovra BCE immetterà nel circuito bancario europeo altri mezzi per un totale stimato fino a 2.200 miliardi, alle banche vengono offerte quattro finestre temporali per richiedere fondi a 4 anni a tasso vicini o addirittura sotto lo zero. Le richieste possono arrivare per ciascuna banca anche al 30% degli attivi impiegati in prestiti alla clientela. Tanta roba.  Ma se la prima ondata di liquidità non ha funzionato per le imprese, soprattutto piccole, perché dovrebbe farlo questa seconda?

Per rispondere prima è necessario comprendere cosa è successo a seguito della crisi finanziaria e del credit-crunch bancario. Una sequenza illustrata nella figura successiva.

grafici credito 2011-16

In ciascun grafico le curve mostrano la distribuzione dei volumi di credito per differenti classi di rischio misurate dal rating, a sinistra le classi migliori a destra le peggiori.
Sino al 2011 il credito, come noto, è stato erogato generosamente dalle banche italiane alla gran parte delle imprese (area verde).
A partire dal 2011 le banche hanno cominciato a reagire all’aumento vorticoso di incagli e sofferenze e nello stesso tempo i cattivi risultati delle imprese hanno traslato il loro profilo di rischio verso destra. Le politiche di concessione del credito sono diventate più rigorose e il risultato della traslazione e del peggioramento dei bilanci delle imprese è stata la marcata riduzione dell’area verde di concessione. Il noto credit-crunch.
La riduzione è stata ancora più violenta per le piccole imprese, a cui è destinato circa il 20-25% del credito totale (box in basso a destra). L’area rossa è diventata molto più ampia e questo spiega il costante calo del credito alle piccole imprese che si sta ancora registrando. Si vede benissimo questo effetto prendendo la tavola 27 della presentazione dei risultati 2015 di UBI Banca che mostra come gli impieghi alle grandi imprese siano cresciuti nel 2015 del 9,8% in un anno mentre quelli alle piccole imprese siano scesi ancora del 2,7%.

UBI Impieghi 2015

La liquidità gratuita offerta dalla BCE potrebbe cambiare qualcosa però. Uno dei motivi per cui le banche non prestano molto alle imprese è che il margine (spread) spesso non copre il costo, un costo formato dalla somma del costo del rischio, dai costi del servizio e dal costo della raccolta. Abbassando il costo della raccolta a zero il margine dovrebbe ampliarsi e consentire a una maggiore fetta di imprese di ricevere credito.  Nel caso di MPS la tabella sempre presa dai risultati 2015 e il grafico aggiunto da chi scrive mostrano di cosa stiamo parlando:

MPS spread 2015

Le banche oggi raccolgono denaro in perdita, circa 80-90 bp nel caso di MPS che paga poco ai correntisti e molto agli obbligazionisti. Lo spread ai clienti nel frattempo si è abbassato per la discesa dei tassi passando da 281 a 256 bp (ovvero 2,56%).  Se MPS non dovesse più pagare la raccolta obbligazionaria prendendo sempre denari a costo zero dalla BCE il suo margine complessivo aumenterebbe da 250 a 330 bp.

Da notare come l’abbassamento dei tassi alla clientela appare nei numeri molto inferiore a quello dichiarato da molte altre statistiche: solo mezzo punto percentuale sui prestiti a breve e 1/8 di punto sui prestiti a medio termine. Insieme al calo degli impieghi non si può dire che la BCE abbia contribuito molto a rilanciare i finanziamenti all’economia reale con la sua prima manovra TLTRO. Ha aiutato soprattutto le banche ad acquistare titoli di Stato lucrando il differenziale di tasso e a riacquistare obbligazioni proprie a sconto. All’economia reale sono arrivate briciole.

L’effetto del secondo diluvio di liquidità potrà arrivare alle imprese solo se le banche adotteranno una politica di concessione meno timorosa, come cerca di spiegare il prossimo grafico.

effetto TLTRO II

Qualora per effetto dell’azzeramento del costo della raccolta le banche trovino convenienza ad espandere l’area verde verso destra aumenterà ma questo avverrà soprattutto per le grandi e medie imprese. Certamente occorre che i risultati delle imprese migliorino (con i bilanci 2015 disponibili tra pochi mesi) e che le banche si tolgano di dosso il terrore dei rating. Non è scontato, non lo è per tutte le banche.

Ancora meno certo che le banche vogliano espandere l’area verde per le piccole imprese prendendo rischi più alti e meno controllabili (il presidio sulle piccole imprese è tuttora pessimo). Da qui il bel punto di domanda inserito nel grafico.

Quello che è sicuro è che se le banche non prendono coraggio di uscire dalla tana e andare a selezionare le imprese nella zona di maggiore rischio non riusciranno a procurarsi margini interessanti e volumi maggiori. Nell’area verde di sicurezza i nomi di imprese che cercano altro debito sono pochi e sono noti, tutte le banche stanno offrendo denaro alle stesse imprese e gli spread sono crollati. I margini interessanti sono invece reperibili dove c’è ancora rischio e dove conta l’abilità della banca nel selezionare imprese con lungimiranza.

Per le piccole imprese resta anche l’aiuto che arriverà alle banche dal Fondo Centrale di Garanzia, dopo la riforma del sistema di concessione che è in arrivo e che potrebbe rivelarsi una cattiva sorpresa per le banche: meno garanzie dove c’è poco rischio, percentuali di garanzia più alte dove invece occorre rischiare anche per la banca.

 

Immagine del post da Shutterstock

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Pubblicato in: credito

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