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1 marzo 2016

I grandi traslochi del credito

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Se dovessi sintetizzare in una frase come si sta evolvendo la situazione del credito per le imprese in questi primi mesi dell’anno direi che le manovre delle banche appaiono sempre più come un massiccio diffuso trasloco. Trasloco verso approdi più sicuri. Non che le banche non abbiano diritto a fare le proprie scelte caute, dopo avere subito la crescita del credito deteriorato da  50 mld a circa 330, di cui il 70% verso imprese. Con poco capitale a disposizione, con una BCE in formato poliziotto che continua a fare test e imporre pulizie di bilancio le alternative erano poche.  Semmai non si comprende perché il linguaggio delle banche rimanga oscuro e non spieghi alla clientela cosa sta succedendo.

Trasloco verso i rating migliori

Poiché solo il 46% delle imprese sono in una situazione che analisi indipendenti giudicano pienamente solvibile (si veda il grafico Cerved) e la loro condizione implica un maggiore consumo di capitale in base ai modelli di rating di Basilea, il nuovo credito viene erogato quasi esclusivamente a imprese con un rating molto buono.  Se volete una prova basta prendere la presentazione della banca leader nella gestione del credito, Credem, che fa un punto di orgoglio davanti agli analisti nell’avere erogato solo ai migliori rating.  Ovviamente questo atteggiamento è adottato più o meno da tutte le banche.

CERVED SCORE PMICREDEM IMPIEGHI CORPORATE 2015

Trasloco verso imprese medio-grandi

Non è un mistero che più ridotte sono le dimensioni d’impresa e più elevato è il rischio di un mancato rimborso. Le micro e piccole imprese hanno margini ridotti e sotto pressione, hanno una dotazione di capitale risicata e pagano oneri finanziari che divorano i pochi margini. Quindi le banche hanno scelto di spostare il credito verso imprese di maggiore dimensione e poiché quelle grandi sono solo poche migliaia stanno puntando il mirino su una pattuglia più ampia di medie imprese. Guardate ad esempio cosa scrive il capo della ricerca di Intesa:

medie imprese De Felice

Infatti le associazioni delle piccole imprese producono a raffica ricerche e analisi che mostrano come il credito alle imprese artigiane sia calato più di quello delle imprese medio-grandi e non si domandano perché.

Non solo questo. Le operazioni di credito di filiera lanciate per prima da Banco Popolare, seguito da Intesa e ora copiate da Unicredit, Cariparma e BNL vendute come aiuto alle piccole imprese mirano ancora una volta più che altro a traslocare il rischio dalla piccola impresa che produce alla grande impresa capo-filiera che deve pagare le fatture. Si utilizzano factoring e cessione del credito per allontanarsi il più possibile dal rischio della piccola impresa che altrimenti sarebbe eccessivo e costoso.

Trasloco verso le garanzie

Non è più un mistero -e lo dicono gli stessi tecnici del MISE- che la copertura statale fornita dal Fondo Centrale di Garanzia sia stata utilizzata e abusata dalle banche per coprire anche rischi che le banche avrebbero potuto e dovuto assumere senza garanzia. Così evidente che il MISE lavora a una riforma dei criteri di concessione delle garanzie che possano indirizzare l’intervento statale a imprese sane industrialmente ma sgradite finanziariamente alle banche. Per evitare che il denaro pubblico vada a sollevare solo le pene delle banche e le loro carenze di capitale.

BAIONE MISE FCG

Il passaggio al modello di rating interno, se accompagnato, come nelle intenzioni del Ministero, dalla fissazione di una soglia massima di PD per l’accesso alla garanzia indicativamente intorno al 9-10%, determinerebbe un sostanziale ampliamento della platea di imprese potenziali beneficiarie della garanzia del Fondo. La predetta soglia si attesterebbe, inoltre, su un livello più alto rispetto ai valori di PD comunemente accettati dalle banche, al fine di sostenere imprese che sono al limite (o appena al di sotto) della ordinaria bancabilità ma che sono comunque sane e che, grazie alla garanzia pubblica, possono accedere al credito bancario

CREDITO E FCG

Trasloco verso banche con capitale

Si dice poco ma si pratica molto in periferia. Le quote di mercato occupate dalle banche in crisi nelle Marche (Banca Marche), in Toscana (Banca Etruria), in Emilia (Carife) in Abruzzo (TERCAS e Carichieti) e soprattutto in Veneto (Veneto Banca e Popolare Vicenza) sono sotto attacco chirurgico da parte delle banche in salute, con operazioni di marketing e promozionali (plafond) mirate a staccare le migliori imprese da banche storiche oggi ingessate dai loro problemi.

Trasloco verso la trasparenza

BANCOPASS

Ultima novità rispetto al passato la proliferazione di protocolli di dialogo tra banche e imprese messi a punto dai corpi intermedi (si veda il Bancopass di Confindustria Lombardia o il Credit pass di Confartigianato Imprese Varese) oppure offerti (a pagamento) da una crescente folla di consulenti e professionisti che vantano la formula magica per presentarsi in banca e ottenere credito. Una formula che tanto magica non è perché alla fine contiene solo i documenti base per presentarsi in banca (bilanci, centrale rischi, valutazioni del MCC-Fondo Centrale di Garanzia…) e ora il mitico business plan che le imprese ancora non hanno imparato a farsi in casa. Le banche assecondano e firmano tutti questi ‘nuovi’ protocolli un po’ perché male non fanno, un po’ perché così risparmiano il tempo di chiedere e mettere in ordine le carte e un po’ perché mica perdono il diritto di negare il credito con vaghe motivazioni.  Fare la fatica di presentarsi con un piano finanziario a 5 anni e sentirsi dire che fino al deposito del bilancio ufficiale 2015 (quindi a maggio-giugno 2016) non si può avere un grammo di credito è discretamente deprimente per un imprenditore, ma accade quasi sempre.  I Telepass del credito fanno comunque bene: educano gli imprenditori a smettere di portare bilanci insipidi, educano i professionisti più svegli a cambiare l’idea di servizio alle imprese ma sono ancora più fumo che arrosto quando si tratta di avere credito e non si appartiene alle categorie del trasloco che ho indicato sopra.
La sintesi?  Un 40% buono di imprese escluse o emarginate dal credito (sono soprattutto le piccole), una lotta a coltello tra banche per accaparrarsi le imprese migliori che ha fatto precipitare i prezzi e i margini, un credito che si muove ma complessivamente non cresce perché il trasloco è a somma quasi zero. E questo dovrebbe spiegare molte cose a chi pone domande e non trova risposte sui giornali.

Banco Popolare spread

 

immagine del post da Shutterstock

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Pubblicato in: credito

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