Postato:

24 febbraio 2016

Piccole imprese e professionisti: la trasparenza tradita

shutterstock_94662856

Per mestiere mi trovo a leggere bilanci di piccole e medie imprese ogni giorno e giudicare la qualità di questi documenti. Sono sconcertato non tanto dallo squilibrio tra il patrimonio (capitale sociale e riserve) e i debiti della tipica piccola impresa italiano a cui ho fatto l’abitudine, ma dalla povertà di documenti pubblici che sono il biglietto da visita di un’impresa e la chiave per avere credito dalle banche e dai fornitori.

In un paese in cui avere credito bancario è come passare dalla cruna dell’ago, in cui avere non avere più credito dai fornitori può determinare anche il blocco della produzione e la morte cerebrale dell’impresa il bilancio e la nota integrativa dovrebbero essere improntati alla  massima trasparenza.  Nient’affatto, i bilanci preparati da molte PMI -o più probabilmente dai professionisti-sacerdoti della contabilità e della fiscalità- sono privi d’informazioni significative sulla società (potrebbe produrre cioccolato o billette d’acciaio e non si capisce), si limitano al minimo sindacale d’informazione e francamente sono illeggibili per la loro mancanza di dettagli e di trasparenza nella nota integrativa. Non mi riferisco tanto a due parole sull’attività svolta, sull’andamento dei mercati in cui l’impresa opera e le prospettive, un set informativo tanto utile quanto invisibile nei bilanci depositati.  Addirittura da molti bilanci che passano sulla mia scrivania sono scomparsi dettagli fondamentali quali la composizione per categoria dei crediti e dei debiti, tutti ammucchiati in un’unica voce che mescola i debiti verso fornitori, a quelli verso le banche o il fisco o i soci stessi.  Senza queste informazioni è virtualmente impossibile e inutile dare un giudizio sullo stato di salute finanziaria di un’impresa, bilanci inservibili per chi deve prendere decisioni di credito sia essa una banca, o un’assicurazione sul credito o un fornitore avveduto.  Nel mucchio di bilanci piatti ogni tanto ne arriva uno diverso, completo e ricco di informazioni, confermando che non esiste obbligo normativo nel produrre bilanci insipidi. Il bilancio nebuloso è una scelta consapevole per fare sapere il meno possibile.

La nebbia nei bilanci è un autogol

Il risultato di questa assurda nebbia informativa è che chi deve decidere, se può, chiede le informazioni mancanti (la banca), perde tempo, aggiunge lavoro inutile e costoso. Se non può chiedere i dettagli (l’assicurazione crediti, il fornitore) semplicemente si fa l’idea che l’impresa non sia trasparente e la classifica nel mucchio delle imprese da dubitare oppure semplicemente la boccia.

Le ragioni di questo peggioramento nella qualità informativa dei bilanci delle PMI nell’anno 2016 sono francamente misteriose. E’ probabile che gli imprenditori come sempre non se ne occupino (i numeri li infastidiscono…) sottovalutando il danno che fanno a se stessi. E’ possibile che i professionisti non abbiano compreso i mutamenti profondi nel settore credito neppure dopo 5 anni di credit crunch. Perché, se la banca oggi pretende non più solo il bilancio ma un ‘business plan’ come condizione per valutare la richiesta di un finanziamento, non si vede il senso di presentarsi con bilanci simili alle cartine mute su cui facevamo esami di geografia.

Spero che si possa evitare nei commenti il luogo comune che ‘tanto tutti i bilanci sono falsi‘ perché è un’assurda generalizzazione. I bilanci non sono affatto tutti uguali e consentono di fare prime valutazioni che poi si rivelano abbastanza corrette.  Tutti i bilanci delle imprese sono più o meno legittimamente ritoccati e abbelliti nel limite della possibilità di interpretazione della norma contabile, tutti i valori del magazzino sono da prendere con un certo beneficio del dubbio e sempre lo saranno, tutti gli utili pre-tasse sono limati se troppo pingui o restaurati se in rosso, ma nascondere poste di bilancio è un’enorme sciocchezza nella prospettiva di un credito che serve e che è difficile da avere.

Dei bilanci falsi non voglio parlare, prima o poi finiscono in un tribunale fallimentare e sono dolori per tutti. Anche per le banche.

 

immagine del post da Shutterstock

more

Ti potrebbe interessare anche :


TAGS: , , , , ,
Pubblicato in: credito
  1. Ciao,
    Complimenti per la chiarezza di esposizione del problema che credo essere molto rilevante per chi è del mestiere . Aggiungo che, da personali esperienze, i bilanci di molte pmi in altri paesi europei sono generalmente più articolati e sottoposti ad obbligatoria revisione legale. Sebbene questo crei un onere maggiore per l’imprenditore (non eccessivo), tale sistema da al documento di bilancio maggiore credibilità e robustezza, cosa che credo aiuti tutto il sistema, compreso quello bancario, che ne fa uso.

    Ciao

  2. PAROLE SANTE! Mai come nella redazione della nota integrativa del bilancio emerge l’inadeguatezza della gran parte dei commercialisti nella gestione dell’azienda.
    Lo scopo è quello di “spendere” meno tempo possibile per guadagnare di più non certo quello di dare un servizio al cliente e agli stakeholders del bilancio.
    Si vedono voci di poca o nessuna importanza con super dettagli e voci di grossa entità nemmeno commentate.Nessun accenno al mercato.
    Il conto economico descritto in modo insufficiente.
    Tutto viene di fatto guidato dal software, che riesce mirabilmente a tirare fuori alcuni prospetti, ma che certo non può inventarsi le cose sostituendosi all’estensore della nota.
    Tale filosofia, la poca trasparenza, che si traduce in maggiori guadagni per il commercialista, ha male educato l’imprenditore che ha così avallato la logica del non dire, del nascondere per non dare informazioni alla banca.
    Mi viene da sorridere quando l’ordine dei commercialisti parla di consulenza del professionista etc. etc. Per la stragrande maggioranza di questi l’azienda è un insieme di numeri: non sanno nemmeno di cosa parlano. Del resto ci hanno mai lavorato?
    E poi si mettono a fare anche i business plan!
    Come disse Totò: MA MI FACCIANO IL PIACERE!

  3. Buongiorno, sono giusto un commercialista, ma scrivo a titolo puramente personale cercando di portare il contributo della “categoria”
    Quello citato nell’articolo è tristemente vero ed è l’altra faccia della medaglia dei bilanci: la mia categoria deve districarsi a fatica tra le esigenze di attori molto diversi e portatori di interessi contrastanti.
    Le piccole imprese (e per tali intendo quelle con fatturato fino a qualche milione di Euro) sovente non sono gestite da “imprenditori”, ma da bravissimi artigiani, tecnici, professionisti e così via. Tutti bravissimi nel loro lavoro, ma tutt’altro che buoni imprenditori. Quindi il bilancio di esercizio viene visto come una “scocciatura necessaria” da parte di quel fissato del commercialista che annualmente vuole pure essere pagato per redigerlo!
    Sorvoliamo su commenti vergognosi tipo “tanto fa tutto il software spingendo un tasto”, perché se bastasse questo allora ognuno se lo potrebbe fare da solo spingendo appunto il suddetto tasto!
    Vorrei però far presente alcuni fattori che mi sembrano molto importanti per le piccole imprese:
    1. Il bilancio di esercizio, da cui discende il reddito non viene redatto in un’ottica puramente gestionale, ma siccome dal bilancio di esercizio poi si redige il modello Unico (nelle PMI), si redige il bilancio con un’ottica prettamente fiscale. Nelle piccole imprese l’obiettivo non è l’utile di esercizio, ma il minor reddito possibile.
    2. Quando poi le imprese vanno in banca, tipicamente per il rinnovo dei fidi e del castelletto anticipi, allora cominciano i guai. Cosa posso rispondere a un imprenditore che vuole un reddito 0 per lo stato e 100.000 per la banca? Si, è assurdo, ma è così: il reddito deve essere un elastico da tirare a seconda delle esigenze.
    3. Non è vero in generale che non capiamo nulla di gestione o di cosa producono le imprese nostre clienti. Io personalmente le visito regolarmente e cerco di capire cosa viene prodotto e dove viene venduto. Il problema è che la consulenza in merito “costa” e tanto. E le aziende, che pur ne hanno bisogno non hanno i soldi per pagarla. L’obiettivo è, come per le tasse, minimizzare il costo del commercialista. Ovviamente questo si rivela un boomerang nel medio/lungo periodo.
    4. La mancanza di informazioni nella nota integrativa è dovuta al fatto che per l’inserimento delle informazioni non obbligatorie bisogna accordarsi con il cliente, ma questo sarebbe molto semplice se io redigessi il bilancio (comprensivo di rendiconto finanziario) e poi lo inviassi all’imprenditore per completarlo con le informazioni qualitative. Purtroppo così non è, generalmente interessano 3 cose: non dire nulla di non obbligatorio perché non possa essere usato contro di se dal fisco un domani, minimizzare l’onere fiscale e la regolarità formale dei documenti per evitare di prendere multe.
    5. Il collegio sindacale o la revisione legale, come il nostro ordine predica da tempo, sarebbe la panacea a molti mali, ma cosa aspettarsi se il legislatore ha istituito il revisore unico per tagliare i costi delle imprese? Il mantra è che i controlli costano, quindi tagliamoli!

    Infine vorrei concludere con un paio di considerazioni sui rapporti con le banche. Personalmente ho redatto moltissimi business plan per finanziamenti, per i quali non ho mai ricevuto critiche, anzi, in genere le informazioni erano sovrabbondanti a quanto richiesto. Il problema però è che poi si arriva alla fine e la banca ti chiede: “quali sono le garanzie?” E qui si ferma tutto. L’idea è buona, ma peccato, no garanzie, no party!
    Allora all’atto pratico la tattica più premiante per ottenere finanziamenti e aperture di credito è stata comprare un po’ di azioni della banca o investire in obbligazioni bancarie, come la cronaca recente ci insegna.
    cordiali saluti e grazie dell’ospitalità

  4. Standing ovation!!!!! Aggiungerei anche che spesso i professionisti non hanno mai messo piede in azienda, e con ciò intendo dire la parte manifatturiera, non gli asettici uffici del management….

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.