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17 febbraio 2016

10 miliardi bruciati nel falò delle vanità veneto

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Il comunicato rilasciato dalla Banca Popolare di Vicenza segna un’altra tappa fondamentale nel percorso di ristrutturazione delle due banche popolari venete non quotate. La banca ha fissato il valore di recesso per gli azionisti che votassero contro la trasformazione della banca in Spa.

Gli azionisti e i soci che non avranno votato a favore della trasformazione, avranno la possibilità di esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’art. 2437, co. 1, lett. b) cod. civ. in ottemperanza del quale il Consiglio di Amministrazione ha determinato in Euro 6,30 il valore di liquidazione di ciascuna azione, sentito il parere del Collegio Sindacale e della società di revisione.

Il valore del recesso per forza di cose si avvicina al valore reale delle azioni e al valore che presumibilmente sarà offerto in sede di aumento di capitale e IPO.  Dopo Veneto Banca che aveva deliberato in modo simile stabilendo il valore di recesso in €7,30 per azione la decisione di Vicenza segna il gemellaggio di due storie di crisi bancaria il cui epilogo è ancora da scrivere.

Quello che è già scritto, purtroppo, è il crollo del valore di titoli azionari collocati ampiamente presso clienti privati e imprenditori rispetto ai valori prospettati per molti anni fino al 2014 e basati su valutazioni che oggi lasciano più di una perplessità.  La distruzione di valore per gli azionisti è stata massiccia, come mostra l’infografica, pari a quasi 10 miliardi di euro, concentrati in una regione sola, dove la maggior parte dei titoli sono stati sottoscritti.  Per Popolare Vicenza si è passati da un valore di €62,5 per azione a 6,30, per Veneto Banca da €39,5 a 7,30 con due svalutazioni pesantissime in due soli anni.

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Sulle ragioni di questo tracollo azionario si è già scritto e si scriverà ancora molto. In questo blog da tempo era stata messa in discussione la valutazione delle azioni, guardando alla performance sul fronte dei crediti deteriorati che non si mostrava affatto migliore di quella esibita da altre banche quotate, i cui corsi azionari erano scesi molto (si vedano i post “Ancora tanti dubbi a Vicenza” del 13 giugno 2011 e “Come è stata distrutta Veneto Banca“)

Una parte importante di queste due storie amare ruota intorno alla vanità del top management delle due popolari -oggi imputato dei guasti provocati- che per anni aveva annunciato ambiziosi piani di crescita con acquisizioni, dichiarandosi polo aggregante pronto a rilevare filiali e banche, mentre in realtà non aveva i mezzi, il supporto dei risultati e le strutture organizzative per farlo. Le campagne di acquisizione in Sicilia, in Toscana, in Puglia e nei paesi balcanici delle due banche sono state prima fonte di vanità, poi di illusioni e perdite e ora di ritirate precipitose.

Il passo più lungo della gamba e la convinzione (errata) che i problemi di bilancio potessero essere celati e rimandati ha causato un danno grave alle due banche e all’economia della regione. Un danno che ora dovrà essere riparato con nuovi aumenti di capitale, con l’ingresso di azionisti istituzionali e con il rischio della perdita dell’indipendenza. Un vero falò.

PopVI, Zonin-Sole,29-04-11

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Pubblicato in: banche
to “10 miliardi bruciati nel falò delle vanità veneto”
  1. altri 10 mild svaniti dai risparmi dei correntisti,

    la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni………….

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