Postato:

8 febbraio 2016

Non solo sofferenze, le banche sono fuori tempo

Bf6PvJEIUAANaDf.jpg-large

Un’altra settimana di passione per i titoli bancari sull’ottovolante dei mercati borsistici e bersagliati da analisi sull’entità, sulla qualità, sulle concrete possibilità di smaltimento e recupero delle sofferenze.  Un po’ di luce positiva è stata portata dai risultati 2015 di Intesa SanPaolo lusinghieri sotto molti profili patrimoniali, anche nel mostrare il calo delle sofferenze in valore assoluto. Tuttavia una tavola della presentazione mostra che le nuove sofferenze continuano ad arrivare pesantemente dagli incagli e sono aumentate solo nella banca dei territori italiana da 900 milioni del 3° trimestre a 1.600 milioni nel 4° trim. di cui 900 milioni su PMI, a riprova della tesi svolta nel post ‘I rischi sono stati tutti scoperchiati?

Questo mi porta a un’ulteriore riflessione a monte di numeri e statistiche: il nemico n.1 delle banche italiane non è la Germania, né le rettifiche o il valore netto delle sofferenze bensì interno e più strisciante: è la concezione (sbagliata) del tempo in un’epoca in cui il tempo è importante e risorsa scarsa per chiunque.

GESTIONE DELLE CRISI BANCARIE

I tempi con cui sono state affrontate le prime serie crisi bancarie italiane sono stati sbagliati, palesemente in ritardo. Quattro banche in dissesto (citazione del governatore Visco) commissariate da anni non dovevano essere lasciate a marcire per poi licenziare un salvataggio acrobatico un mese prima dell’arrivo della direttiva BRRD che precludeva molte opzioni. Lo stesso si può dire del ritardo nell’intervenire nella crisi delle due popolari venete, lasciate per anni libere di mostrare profitti sovrastimati, di collocare azioni e obbligazioni in modo non sempre ortodosso presso i clienti e di valutare il prezzo delle proprie azioni con parametri lontani dal mercato con cui ora si dovranno confrontare. Infine la richiesta di una moratoria sul bail-in è una nuova riprova del ritardo con cui si vorrebbe intervenire nell’appianare le vendite eccessive di obbligazioni subordinate alla clientela. Se Carlo Messina venerdì scorso ha detto orgogliosamente che Intesa ha sospeso la vendita di obbligazioni subordinate alla clientela retail già nel 2010 capite bene che altri sono andati avanti per 5 anni senza alcun freno e intervento.

GESTIONE DELLE SOFFERENZE E DEI CREDITI DETERIORATI

Non vi è dubbio che i tribunali italiani siano molto lenti (e forse sottodimensionati) nella gestione del contenzioso sui debitori morosi, ma è altrettanto vero che i tempi di reazione delle banche nel prevenire e nel gestire incagli e sofferenze non sono da meno. In alcuni casi volutamente per rallentare l’emersione del problema (lo si è visto nella dinamica annuale dei bilanci) in molte altre solo perché la burocrazia in banca è notevole e rallenta sistematicamente l’intervento. Passano mesi tra una comunicazione e quella successiva, tra una proposta e una controproposta. Un problema aggravato sulle piccole imprese che concorrono al credito deteriorato solo per il 30% ma in modo iper-frazionato su decine di migliaia di micro-posizioni, gestite tutte con estrema lentezza burocratica.

In questi giorni leggo molti articoli e commenti su studi che dimostrerebbero quanto poco le piccole imprese contribuiscono al monte sofferenze della banche rispetto alle grandi. Sono totalmente sbagliati: le sofferenze di piccole imprese concorrono esattamente per il peso che il credito buono alle piccole imprese ha sul totale dei prestiti alle imprese (30%), né meglio né peggio. Nessuno invece si sofferma a valutare il reale problema: la gestione ‘ordinaria’ di questa miriade di situazioni bloccate è lentissima e incanalata dalle banche in procedure standard prima ancora che si arrivi davanti a un tribunale. Altri problemi di tempo

GESTIONE DELLE RISTRUTTURAZIONI

Proprio per evitare di subire i lunghi tempi di un recupero giudiziale o in una procedura fallimentare amministrata con tempi lunghi dalla giustizia le banche dovrebbero avere tutti i motivi per velocizzare ogni possibile uscita dalla crisi con accordi formali e informali di ristrutturazione che si svolgono praticamente sempre tra un debitore (l’impresa) e un gruppo nutrito di banche. I tempi di risposta di questi processi sono estenuanti, raramente inferiori ai 18-24 mesi per mettere d’accordo tutti, per allineare numeri e posizioni, ottenere i pareri legali per proteggersi da rischi penali. Parte di questa lunghezza è dovuta alla mancata accettazione da parte del sistema bancario di regole comuni nella gestione delle crisi anche sui tempi di risposta, parte è dovuta al grave sottodimensionamento delle funzioni bancarie preposte alla ristrutturazione che non riescono a gestire così tante posizioni di piccole imprese. Invece sui grandi casi la velocità e l’attenzione è molto diversa.

EROGAZIONE DEL CREDITO

I tempi di erogazione del credito ordinario erano e restano incredibilmente lunghi rispetto a qualsiasi altro processo commerciale privato, sono misurabili in mesi non in giorni. Non c’è un vincolo esterno o un motivo per questa lentezza se non i percorsi tortuosi e burocratici del sistema di approvazione del credito che va e viene dalle filiali ai centri decisionali del credito con esasperante lentezza. Una lentezza descritta amaramente da Davide Galli, piccolo imprenditore e alle prese con l’investimento in un tornio da €170.000 riassunta nelle frase e nel video che segue.

«E invece mi sono imbarcato in un’odissea dalla quale mi sento sconfitto: ho firmato montagne di carte, ho perso un sacco di tempo e nemmeno io so che cosa ho sottoscritto. Ma se non avessi accettato tutto ciò, non avrei potuto investire ed ammodernare la mia azienda»

Una lentezza che è legata a un modello di servizio alle imprese completamente superato nel 2015, un modello che offre praterie a chiunque, come le piattaforme fintech, si vuole proporre al mercato imprese operando con rapidità sulle decisioni di credito: dai 10 minuti di Ondeck in USA, ai pochi giorni di Borsa del Credito e Workinvoice in Italia.

Anche le banche devono imparare a correre se vogliono stare al mondo, sin qui hanno passeggiato con molta flemma perché i clienti erano assopiti e i profitti facili. Il mondo dei servizi finanziari è radicalmente cambiato.

more

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.