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2 febbraio 2016

Bail-in: perché una moratoria adesso?

Conceptual image illustrating the collapse of banking institutions

A gran parte della gente che usa i servizi bancari tutto il dibattito tutto tecnico sulle sofferenze, sulle cartolarizzazioni e sulla garanzia dello Stato interessa poco o niente. Le imprese lo seguono con distacco perché, anche se molti sostengono che la cessione delle sofferenze spalancherebbe le porte alla concessione di maggiore credito, sono pochi a crederci.

In compenso possiamo prendere atto che tutti i commenti del giorno dopo da parte degli esperti, degli analisti di rating e di Borsa e persino dei giornali più schierati a favore della soluzione bad bank sono concordi con l’analisi fatta subito su queste pagine nel ritenere che l’Italia abbia ottenuto quasi nulla a Bruxelles e che le sofferenze vanno smaltite con altri sistemi e tanta pazienza.

Il dibattito si è spostato sulla salute e solidità delle banche (tabelle su tabelle di comparazione), ma più insistentemente sul rischio di fuga dei depositi perché i primi dati confermano quanto si diceva da qualche settimana: l’effetto shock del dissesto-salvataggio delle 4 banche ha creato un ondata di preoccupazione e panico nel risparmiatore medio, che reagisce spostando i propri soldi per la prima volta. Le banche, che prima non hanno voluto sparigliare i giochi nell’isolare le banche quasi-fallite ora pagano tutte insieme il prezzo della sfiducia. Anche questo descritto e preventivato nel post del 2 dicembre.

Non è finita. C’è altro su cui fermarsi a riflettere. Nel convulso seguito all’accordo sulla GACS è  comparsa ripetutamente la notizia di una richiesta italiana per una moratoria sull’adozione del ‘bail-in’ (la direttiva BRRD approvata in novembre con efficacia 1° gennaio), che a giudizio delle autorità italiane andrebbe introdotto con gradualità. In pratica almeno 1 anno dopo.

Perché una moratoria per il bail-in?

Curiosamente sulla stampa non trovo ancora la domanda: ‘perché chiedere una moratoria?’. Se abbiamo già ripulito e sistemato i 5 casi di mele marce (includendo anche il salvataggio di TERCAS), se MPS ha problemi ma non così tanti da ipotizzare un salvataggio a spese di azionisti e obbligazionisti, se le BCC si stanno gestendo i panni sporchi in casa (vedi fusione BCC Roma e BCC Padovana) perché l’Italia chiede alla UE di non adottare subito le regole che tutti gli altri paesi hanno adottato?

Personalmente vedo solo due spiegazioni e spero di sbagliarmi in entrambi i casi.

La prima -più probabile- è che ammorbidire le regole adottate per evitare che i salvataggi delle banche si scarichino su Stato e contribuenti,  (lasciandoli a carico degli investitori delle banche) sia il calmante necessario per gestire la questione spinosa delle troppe obbligazioni subordinate finite nei portafogli d’investimento di privati ignari del rischio. Sono centinaia di milioni di euro venduti senza troppi scrupoli e senza controlli, difficili da ripulire con una bacchetta magica in pochi mesi.  Alcune banche, tra cui quella del presidente ABI Patuelli, le stanno ricomprando, la maggior parte non può più farlo e i prezzi di questi titoli stanno crollando tanto quanto è cresciuto l’imbarazzo di Banca d’Italia e CONSOB che hanno consentito troppi collocamenti anomali. Credo che questa sia la tesi espressa da Guiso e Zingales che hanno scritto in modo chiaro le ragioni di una moratoria lasciando però intendere anche che vi sia il rischio di nuove crisi in vista.

Dell’introduzione graduale del bail-in ne ha parlato il governatore Visco durante il suo intervento sabato davanti a tutti i bancari riuniti all’assemblea annuale ASSIOM-FOREX:

Nell’introdurre questo delicato cambiamento a livello europeo non si è prestata sufficiente attenzione alla fase di transizione. Nel corso dei lavori tecnici per la definizione della direttiva il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia sostennero, senza trovare il necessario consenso, che un’applicazione immediata e, soprattutto, retroattiva dei meccanismi di burden sharing fino al 2015 e, successivamente, del bail-in avrebbe potuto comportare – oltre che un aumento del costo e una rarefazione del credito all’economia – rischi per la stabilità finanziaria, connessi anche col trattamento dei creditori in possesso di passività bancarie sottoscritte anni addietro, in tempi in cui le possibilità di perdita del capitale investito erano molto remote.

La seconda è decisamente più scomoda. Se non vi fossero crisi in vista da gestire anche i titoli obbligazionari in circolazione non sarebbero un problema. Se invece a Roma vi fossero timori che la situazione delle due popolari venete possa degenerare allora si capirebbe la ricerca di una moratoria eccezionale alla Direttiva BRRD. Perché se è vero che i due pesanti futuri aumenti di capitale sono stati garantiti da Intesa (Banca IMI) e Unicredit è sempre possibile che la quotazione in Borsa risulti una missione difficile. Non tanto per i valori di quotazione che potrebbero essere molto bassi ma appetibili, bensì per altri problemi non emersi completamente. Problemi sul fronte delle reali sofferenze ma in particolare sull’imponderabile effetto derivante dalle molte azioni legali preannunciate e dall’esito delle indagini della magistratura in corso. Due IPO con incertezze di questa portata non sono mai una garanzia assoluta anche verso chi ha garantito.

Se gli aumenti di capitale non fossero portati a termine per le due popolari si spalancherebbero le porte di un salvataggio simile a quello usato per Banca Marche e Banca Etruria.  In questo scenario, che va considerato ancora remoto ma non totalmente impossibile, il sistema bancario e il sistema Italia subirebbero un danno terribile e quindi da scongiurare.

Bruxelles ha subito risposto che la Direttiva BRRD non si tocca, ma i toni usati nei giorni passati (anche nel discorso del governatore) fanno intuire un nuovo assalto al fortino della EU probabilmente con argomenti più convincenti e non di dominio pubblico.

La crisi delle due popolari venete è palpabile, nelle dichiarazioni accorate dei vertici, nella rabbia di molti clienti, nella difficile operatività quotidiana, nel deflusso della raccolta. La risalita è un percorso durissimo che va supportato con tutti i mezzi trasparenti possibili.

Anche se sono stati commessi errori gravi non si può auspicare il secondo scenario e spero che silenziosamente si stiano cercando tutte le soluzioni per isolare il virus che ha colpito le popolari venete.  L’Italia ha bisogno di un sistema bancario moderno, efficiente, non indebolito da una serie ripetuta di crisi, crolli di Borsa e polemiche sui metodi usati allo sportello. Tuttavia la proprio la richiesta di una moratoria del bail-in genera ulteriori sospetti di cui sarebbe meglio fare a meno dopo la lezione presa con il dissesto delle quatto banche.

Anche per questo bisognerebbe pensarci bene prima di insistere ancora una volta a Bruxelles, prendere una porta in faccia, richiamare l’attenzione e svegliare la fame di chi all’estero fa trading giornaliero sui deboli titoli bancari italiani. Molto meglio accelerare le fusioni o le ristrutturazioni senza indugi.

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  1. vorrei comprendere qual’e’ stato il motivo che ha indotto il governo ad obbligare le Banche Popolari in Spa contribuendo alla situazione “popolari Venete”. E’ da tempo che me lo chiedo ma una valida risposta non la trovo.
    Non concordo con la necessità di fusioni /aggregazioni : anche qui si puo’ dimostrare quali vantaggi hanno portato quelle recenti ( diciamo degli ultimi 10 anni?).
    I costi fissi rimangono, i margini patrimoniali non migliorano e si è distrutto valore….( la memoria corre alla popolare di Vicenza ….quando fuse delle piccole Popolari molto solide….).
    Di questi tempi dire che il “piccolo è bello” è quantomeno illogico vista l’immane normativa calata su questi piccoli istituti che resistono con fatica a tale situazione ma dall’altro lato sono gli unici a garantire ancora un rapporto personale fatto di “buone azioni quotidiane” ( basta sedersi al tavolo con le Big Bank quando c’e’ da fare un accordo ex art.67 o qualcosa di piu’ complesso per comprendere le vere logiche…..)
    Quindi riflettiamo prima di cancellare la biodiversità…..

    • Alla 1a domanda non ho la risposta, ma ho la convinzione che nelle opportune sedi andavano fatti previsioni e scenari su cosa sarebbe successo ad alcune popolari dato il loro stato di salute e di tipologia di funding. Previsioni e scenari che non sono stati fatti e ora la patata è bollente.

      Fusioni e aggregazioni: anche io sono tra gli scettici del M&A bancario, ma non perché sia sbagliato come percorso di crescita. Sono scettico sulla capacità del management attuale di interpretare bene le fusioni invece di complicarsi la vita nelle torri informatiche, nelle doppie direzioni generali, nelle guerre interne, nell’indifferenza verso il cliente che è sempre impattato e vittima della fusione. La teoria è buona l’esecuzione è sempre stata scadente.
      Sulla capacità di rimanere efficienti ma piccoli… il dibattito è aperto. Diverse BCC ci riescono, ma molte altre no. Quindi (come nelle aziende) il problema non è la taglia ma il manico! E non c’è biodiversità in generale, c’è la capacità di fare un mestiere che adesso non è più facile come prima.
      Sarà molto interessante vedere il test della Valtellina: Creval e Popolare Sondrio resistono o si piegano a qualche altra popolare?

  2. Togliere lo spettro del bail in alleggerirebbe il peso sulle due Popolari venete e su altre piccole banche che non hanno i margini patrimoniali di CR Ravenna per potersele ricomprare.

    Ricordo che è in vigore una normativa UE che impone l’autorizzazione di Bankitalia al riacquisto di obbligazioni subordinate anche per minimi importi e Bankitalia non la può certo accordare a chi ha coefficienti patrimoniali insufficienti o al limite della regolarità.

    Anche per una banca che voglia incorporare una piccola banca in difficoltà, sapere che i PO subordinati non verranno rimborsati rappresenta un ostacolo importante, perché azzera anche quel ridottissimo avviamento che può favorire l’operazione.

    In altre parole, Bankitalia e Governo ci hanno ficcato in un guaio enorme e ora non hanno alcuna idea su come affrontarlo

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