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18 gennaio 2016

Costruzioni: la quarantena è finita?

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“Sono ormai sette anni che i finanziamenti bancari per intraprendere nuovi investimenti nel campo immobiliare sono in diminuzione.”  Inizia così il capitolo problematiche del credito nella monografia “IL MERCATO DEL CREDITO NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI” prodotta dalla sempre attenta e prolifica Associazione dei Costruttori (ANCE).  E’ la storia di un settore che ha avuto molto (forse troppo) dalle banche e che poi è stato messo duramente al confino dagli stessi generosi finanziatori.  Qualcosa si sta muovendo, secondo lo studio ANCE, curiosamente non sui mutui residenziali dove l’associazione delle banche registra crescite fantasmagoriche del 90% e passa, bensì sui mutui ai costruttori per opere non residenziali.

La stretta sul credito al settore costruzioni è mostrata nel grafico, una picchiata che ha ridotto del 70% il valore annuo dei finanziamenti erogati dal sistema bancario rispetto al valore del 2007.  Non casualmente il numero di società edili finite in crisi (e non sempre e solo per colpa del credito) è spaventoso.

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Se nel 2007 veniva destinato al settore delle costruzioni circa il 30% dei finanziamenti erogati dalle banche (12% per investimenti in costruzioni e 18% per acquisto di immobili), nel 2014 la quota destinata al settore è stata solo pari al 14% (8% per investimenti in costruzioni e 6% per acquisto di immobili).

Secondo i risultati dell’Indagine Regional Bank Lending Survey di Banca d’Italia, dal lato dell’offerta di credito “…permane un orientamento ancora improntato alla prudenza nei confronti delle imprese delle costruzioni”.

Inutile nascondersi dietro a questi numeri: l’eccesso di finanziamenti al settore edilizio-immobiliare fino al 2008 è alla base di una quota rilevante di sofferenze bancarie e di fallimenti imprenditoriali.  Il credito concesso su questo settore è tipicamente stato accompagnato da garanzie reali, valutate generosamente negli anni buoni senza mai pensare alla tenuta dei valori in tempi di crisi. Le stesse garanzie valutate male prima, sono ora mostrate dalle banche come ultima giustificazione per tassi di recupero o di cessione a valori fuori dal mercato NPL. Nessuno può dire se i valori originari delle garanzie siano stati correttamente adeguati nel tempo.

Altrettanto vero che la frenata creditizia successiva, probabilmente esagerata e non sempre correttamente selettiva, ha contribuito a deprimere la domanda di molti beni e servizi legati alla casa e alle costruzioni non residenziali. Due aspetti che si condizionano a vicenda sempre in modo negativo sulla crescita della domanda interna.  Se i dati di Banca d’Italia segnalano una ripresa (ampia in termini percentuali ma ancora lontanissima dagli anni d’oro) possiamo trarre qualche speranza.  Sempre tenendo presente che forse anche un credito più sereno non è sufficiente per tutte le imprese del settore, come mostra questo grafico contenuto nel lavoro dell’ANCE:

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Ancora oggi il 50% delle imprese di costruzioni ha difficoltà di accesso al credito. Impossibile stabilire se per motivi oggettivi oppure per una pura e diffusa avversione degli uffici crediti delle banche al settore.

 

Immagine da Shutterstock

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Pubblicato in: credito

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