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2 gennaio 2016

I rischi sono stati tutti scoperchiati?

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Nella valutazione della performance delle banche abbiamo finalmente imparato che l’anello debole è rappresentato dal portafoglio dei crediti alla clientela e in particolare ai crediti concessi a piccole e grandi imprese.  Tutti si stanno ora concentrando sulle sofferenze bancarie, sia perché sono cresciute sino a 200 miliardi lordi, quindi un cumulo davvero difficile da smaltire (senza troppi aiuti e bad bank) sia perché nel caso delle 4 banche uccise e resuscitate la valutazione delle sofferenze cedute al 17% al veicolo che le ha acquistate tutte insieme crea un pericoloso precedente per le altre banche nel definire un prezzo di mercato.

Eppure per capire la reale salute delle nostre banche non occorre guardare solo alle sofferenze, che sono state identificate e opportunamente ricoperte in vari passaggi di riserve (rettifiche), ma con maggiore interesse al comportamento degli incagli (oggi rinominati inadempienze probabili).  L’incaglio dovrebbe essere uno stato di passaggio: una volta identificato il rischio di parziale mancato rimborso il paziente o viene curato o se incurabile viene trasferito da appestato al lazzaretto delle sofferenze. Difficilmente dovrebbe permanere nello stato di incaglio più a lungo di un anno.  Ora vediamo quel’è l’effettivo comportamento sui bilanci delle banche italiane fino alla fine del 2014 con questa infografica:

incagli

 

 

In valore assoluto gli incagli registrati da Banca d’Italia sono passati da fine 2008 a fine 2014 da 33 a 113 miliardi di euro. Una crescita registrata nonostante la categoria ‘incagli’ abbia costantemente e fisiologicamente spurgato posizioni verso la categoria peggiore delle sofferenze (salita da 42 a 183 mld e ora 200 nel 2015).

Come cerca di spiegare il disegno delle bottiglie, il vaso degli incagli ogni anno si rifornisce di nuovi arrivi pari -in base ai risultati delle principali banche nel 2014- al 60-70% del loro valore iniziale. In alcuni casi molto di più come mostra il grafico successivo.

movimento incagli

Non casualmente 3 tra le banche con maggiori difficoltà (MPS, Popolare Vicenza e Veneto Banca) hanno avuto tassi di ingresso a nuovi incagli superiori o vicini al 100%, mentre la media delle 12 principali banche si attesta al 70%. Mentre entrano nuovi incagli una percentuale dei vecchi incagli mediamente pari al 33% passa a sofferenza nel corso del 2014 e il 17% rientra in classificazione in bonis oppure viene incassata.

Ecco che il quadro si compone meglio: sulla base dell’andamento 2014 circa 1/3 degli incagli si trasforma in sofferenze, più o meno a seconda della volontà di attribuire agli incagli un destino più realistico (grafico in basso).  I conti del 2015 per le singole banche si faranno tra pochi mesi, per ora si comincia a notare una stabilizzazione degli incagli totali a livello 110 miliardi, ma è solo il saldo di voci in entrata e voci in uscita. Se 1/3 degli incagli è destinato a finire tra le sofferenze e se altri nuovi incagli sono in arrivo si può immaginare che tra il 2015 e il 2016 altri 60-70 miliardi potrebbero confluire tra le sofferenze seppure a un tasso decrescente come previsto dai centri studi.

L’effetto peggiore del passaggio da incaglio a sofferenza è un maggiore accantonamento dovuto per regole di vigilanza pari a circa il 40% (65% per le sofferenze, 20% per gli incagli) quindi un aggravio sui conti delle banche di circa altri 25 miliardi di nuove rettifiche.

Identico ragionamento vale per le 4 nuove banche che devono essere vendute in asta nei prossimi mesi: ci dicono che sono state ripulite dalle sofferenze passate alla bad bank, ma quanti incagli contengono i portafogli crediti? E quanti incagli diventeranno nuove sofferenze fuori dalla bad bank? Domanda senza risposta (i dati non sono pubblici) e rilevante per chi vorrà fare offerte di acquisto che il presidente Nicastro dovrà vagliare.

I dati di incagli e sofferenze sono sempre più difficili da analizzare e più aumenta l’attività di cessione di portafogli di crediti deteriorati meno trasparenza sui conti ci sarà. Anche nel caso dell’ultima cessione di un portafoglio NPL da parte di MPS nessun valore di prezzo è stato citato. Si dice solo nel comunicato stampa ufficiale “L’impatto della vendita sul conto economico e sui ratios patrimoniali di BMPS non è significativo.”.  Se davvero non fosse significativo perché non dichiararlo con cifre precise?

INCAGLI_BANCHE_2014

 

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  1. Ma e’ cosi’ difficile per i giornalisti economici del corriere/repubblica/ilsole etc scrivere un articolo sui crediti deteriorati chiaro e semplice come questo?
    Grazie

    • Non è difficile… ma forse devono farsi aiutare da qualcuno più esperto in materia di crediti bancari. I giornalisti economici si occupano un po’ di tutto, non possono essere esperti di tutto. Lo diventano per lo più dopo che i fatti esplodono (vedi il caso bail-in, salvataggio banche).

      • E’ vero quello che lei dice, ma invece di fare 10 articoli generici con tabelle sempre diverse che evidenziano solvibilità diverse di volta in volta banca per banca, non è forse auspicabile che si informino meglio. No l’informazione finanziaria sui nostri giornali anche quelli specializzati è pessima. Anche gli organi di controllo poi …. adesso sembra che la BCE farà un monitoraggio su come le banche gestiscono i NPL, in particolare per omogeneizzarne i criteri di valutazione e la percentuale di copertura: quindi tempi duri sui conti economici delle banche italiane. Costi che non credo siano ‘scaricabili’ sulla Bad Bank Nazionale.

  2. se le sofferenze in portafoglio delle banche “migrano” dalle banche stesse alle bad bank chi si accolla le perdite? o e’ una domanda stupida? un grande chimico diceva “nulla si crea e nulla si distrugge”

    • No, le sofferenze non migrano a nessuna bad bank, perché non è stata autorizzata e creata la bad bank per tutte le banche. Esiste sono quella creata per Banca Marche, Carife, Carichieti e Banca Etruria che è stata autorizzata nel suo schema dalla Commissione EU.
      Tutti gli incagli che verranno classificati a sofferenza dovranno essere gestiti dalle singole banche, o tentando il recupero sulla base delle garanzie ottenute in passato, o vendendoli ai fondi che sono interessati ad acquistarli per ottenere un guadagno tra prezzo di acquisto e quanto riusciranno a recuperare. Per il momento sono perdite che verranno gradualmente assorbite dalle banche stesse.

  3. Caro Fabio come vede la situazione del creval in caso di scossoni finanziari?
    Il tier 1 si attesta (pare) sull 13% ma per stare tranquilli quale sarebbe la percentuale migliore?
    Ho due subordinate creval che staccano il 5% a scadenza nel 2017.
    Meglio liquidare la posizione adesso o aspettare?
    Un caro saluto

    • Prenda con cautela qualsiasi osservazione perché non sono infallibile e non ho analizzato a fondo tutto quanto occorre analizzare nello specifico.
      Posso rispondere con 3 osservazioni:
      – CREVAL non ha i problemi delle banche maggiormente discusse e ha margini di sicurezza ben maggiori. Poi tutto dipende come sempre da come intendiamo il termine ‘scossoni finanziari’ come la storia ha purtroppo insegnato;
      – la banca ha i suoi problemi da affrontare. Una dimensione non sufficientemente grande, ma non piccola da consentire di arroccarsi su nicchie di prossimità come le banche di credito cooperativo. La ripresa e il ripristino di una redditività decente non sarà una passeggiata, l’attaccamento al cosiddetto ‘territorio’ non è servito a contenere incagli, sofferenze e rettifiche. Anzi. Anche in questo caso processo del credito da rivedere.
      – un tasso del 5% per un obbligazione subordinata credo, soprattutto se messo a confronto con quanto ottenibile da altri emittenti non bancari su obbligazioni senior, non sia un premio al rischio prezzato adeguatamente. Soprattutto oggi.

  4. La ringrazio per la risposta.
    Infatti ho deciso di dismettere entro il mese queste subordinate, adesso viaggiano poco sotto i 100 e tra una piccola perdita -che in sostanzia pareggia quanto guadagnato con le cedole- e una totale scelgo la prima opzione.
    Putroppo in questi anni ho concentrato l’obbligazionario solo sullo stesso emittente,ovvero il creval e adesso come adesso diversificare il paniere è indispensabile.

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