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2 dicembre 2015

Caos senza precedenti nel sistema del credito

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Si chiude male un altro anno orribile del sistema del credito italiano. Era stato annunciato come l’anno del ritorno alla normalità, della ripresa del credito, del ritorno ai dividendi e ai profitti. Invece l’anno si sta chiudendo con una serie impressionante di problemi irrisolti, di inciampi di cui è persino difficile tenere traccia.
17 ragioni per vedere come il sistema bancario sia entrato in una fase di totale caos da cui non uscirà pagando un po’ di dividendi. E’ una crisi di dimensioni tali da fare pensare che il sistema banco-centrico sia destinato a un drammatica riforma.

1 CREDITO PALLIDO: inondate di liquidità dalla BCE le banche annunciano con convinzione la fine del credit-crunch (lungamente negato). Nonostante i bizzarri annunci ABI sulla crescita delle nuove erogazioni, che minimizzano artificialmente il fenomeno delle surroghe e non spengono le proteste delle associazioni di piccole imprese, dopo 11 mesi il credito a imprese e famiglie non solo non è cresciuto ma si è ridotto ancora. Dati ufficiali di Banca d’Italia, non chiacchiere.

2 SOFFERENZE: mentre il credito non cresce le sofferenze continuano a infestare le banche e crescono a due cifre mese dopo mese, mettendo a nudo la vera grande debolezza del sistema bancario italiano, evidenziata da IMF, BCE, agenzie di rating ecc.… 200 miliardi di sofferenze, 130 miliardi di quasi-sofferenze sono una montagna da cui il sistema non sa come uscire senza aiuti esterni.

Bad bank2-Sole,07-05-153 1-10-100 BAD BANK. La Bad bank, per anni snobbata e respinta, diventa improvvisamente nel 2015 una necessità, ma è troppo tardi. L’EU non la consente più come fatto in Spagna e Irlanda. Tutto il 2015 passa con un’interminabile serie di annunci e smentite, di soluzioni creative proposte alla EU e regolarmente bocciate. Come previsto non se ne farà nulla perché la garanzia dello Stato necessaria a riavvicinare i prezzi offerti dai mercanti delle sofferenze ai valori di libro delle banche è troppo palese per essere accettabile in Europa. Le ultime di oggi tirano nuovamente in ballo la Cdp e la sua garanzia, nuovo tentativo di aggiramento dei divieti agli aiuti di Stato, ma parlano di tante piccole Bad Bank. Ovvio, se è stato concesso alle 4 banche fallite perché non alle altre?

4 GARANZIE O CAPITALE? il goffo tentativo di salvataggio di 4 banche commissariate usando il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi finisce in un maxi-flop. L’Europa lo blocca perché assurdamente tardivo (il Governo aveva appena approvato la direttiva sui salvataggi bancari), l’ABI protesta contro l’ingiustizia europea come aveva già fatto altre volte, le banche si devono auto-tassare di 3,4 miliardi per evitare di garantire 12 miliardi di depositi di correntisti. Il conto è piuttosto salato e finirà nelle trimestrali di fine anno. In più i cittadini contribuenti non capiscono molto e si domandano dove sia il trucco e cosa pagheranno in tasse.

5 I PRIMI SALVATAGGI DI BANCHE MEDIE (si è anche cercato di minimizzare sulla loro dimensione) sono in realtà veri fallimenti e svegliano l’attenzione del grande pubblico sui rischi delle banche che erano solide per definizione: proprio quello che si voleva evitare con le manovre aggiranti del Fondo di Tutela (vedi sopra). Non è andata così. Il risveglio è duro per decine di migliaia di investitori che sono clienti delle banche, che hanno perso completamente il valore di azioni e obbligazioni subordinate acquistate allo sportello, che, potete scommetterci, perderanno ma non in silenzio.

Veneto Banca azioni-Sole,18-02-156 RISPARMIO E FIDUCIA TRADITI: la cancellazione inattesa (ma inevitabile) dei prestiti subordinati per un valore di circa 800 milioni fa emergere improvvisamente la prassi ultra-vietata di collocare titoli ad alto rischio anche a risparmiatori cassettisti, ignari del rischio, fiduciosi che il nome della banca sui titoli fosse di per sé una garanzia. Uno scandalo finanziario di notevoli proporzioni che è solo cominciato e non risparmierà dure critiche anche sugli organi di vigilanza, che hanno permesso notevoli scorrettezze nel collocamento, chiudendo un occhio nella speranza di dare ossigeno a banche malate da risanare.

7  Le INDAGINI DELLA MAGISTRATURA raggiungono i vertici di numerose banche per gravi reati da Nord a Sud. Al punto di sentire uno stimato professore della stimata università Bocconi, da sempre vicino alle banche, come Roberto Ruozi pronunciare ieri in un convegno una severa reprimenda “Le banche hanno perso buona parte del patrimonio di fiducia dei loro clienti”.

Popolari-Sole,23-01-158 RIFORMA DELLE BANCHE POPOLARI. La BCE ottiene il supporto del governo per la riforma. Segue insurrezione sdegnata (“La riforma non passerà mai”) e invece la riforma viene varata ugualmente e costringe alla trasformazione in spa e (forse) a un processo di aggregazioni e fusioni. Costringe anche le due popolari venete non quotate ad affrontare la prova della verità: le svalutazioni rimandate sono pesantissime, il titolo rischia di subire perdite dell’80-90% se valutato con parametri corretti. Altro tradimento della fiducia dei clienti.

9 GLI STRANI AUMENTI DI CAPITALE. Come se non bastasse le stesse banche vengono ispezionate e sanzionate dalla BCE per avere venduto azioni concedendo in parallelo finanziamenti per facilitare la sottoscrizione e favorendo taluni azionisti ‘importanti’ che ottengono la restituzione dell’investimento negata per anni agli azionisti ‘peones’. Piove sul bagnato.

10 POLIZZE DA FURBETTI. La Banca d’Italia e IVASS conducono ispezioni e in agosto richiamano duramente banche e assicurazioni per avere individuato pratiche commerciali scorrette nel collocamento ‘obbligato’ di polizze assicurative che non funzionano come promesso.

11 RIFORMA ANCHE PER LE FONDAZIONI BANCARIE costrette ad allontanarsi dalle loro banche, in parte per rispondere alla normativa che pretende di separare il legame con le banche partecipate, in parte perché le crisi bancarie (MPS, Carige, Banca Marche, Carife, Etruria…) distruggono completamente il loro patrimonio.

12 BANCHE IMMOBILIARISTE. Dopo avere finanziato esageratemente il settore edile le banche si ritrovano piene di immobili invenduti e si inventano un nuovo business sostituendosi agli agenti immobiliari, costituendo veicoli per intermediare (e assicurare) immobili. Altre polemiche e reazioni durissime da parte degli agenti immobiliari, sino ad allora alleati nella catena di produzione dei mutui.

13 PROFITTI COMPRESSI. La politica monetaria della BCE con tassi a zero o negativi non lascia speranze alle banche di tornare a forti guadagni sui depositi della clientela. Non si vedono prospettive di tassi in risalita per almeno 2 anni e il conto economico continuerà a soffrire. Il ROE delle banche italiane è tra i peggiori in Europa. I consulenti vedono nelle fusioni delle popolari margini di recupero, ma nessuno mette la mano sul fuoco.

14 GUERRA TRA POVERI: nonostante il calo dei margini le banche, piene di liquidità, tentano di riversarla solo sulle imprese ‘buone’. Questo scatena una guerra a colpi di ribasso dei tassi su un segmento limitato di imprese non rischiose (30%) che finisce per distruggere ulteriormente il conto economico e il margine da interessi.

15 MANAGER A RISCHIO. Iniziano a pagare il conto del caos bancario anche i manager. Qualcuno cacciato per salvare solo temporaneamente la presidenza (a Vicenza) qualcuno per privare del dissenso il capo azienda (Unicredit), qualcuno per i gravi risultati prodotti (Marostica, Veneto Banca), qualcuno finalmente ma tardivamente comincia a subire azioni di responsabilità (Banca Marche). Non si erano mai viste prima tante crepe tra i tranquilli ranghi dei vestiti gessati, delle scarpe super-lucide e delle cravatte costose. La banca non è più un posto tranquillo non solo per i dipendenti, ma anche per i vertici.

16 PERSONALE INSICURO. I tagli del personale colpiscono tutto il fronte, mentre il sindacato bancario assiste, sotto la minaccia di sciagure peggiori, respinge tutto e invoca ripetutamente un nuovo modello di business di cui ancora non si vede ombra nei piani industriali. I dipendenti, alcuni dei quali sono stati pesantemente condizionati da sistemi premianti/punitivi nel collocare azioni e obbligazioni a clienti nel modo meno opportuno, osservano con amarezza e di certo non professano alcuna fedeltà aziendale di questi tempi.

17 NUOVI CONCORRENTI. Proprio nel momento di peggiore caos e debolezza (ma succede sempre così) arrivano ai confini del sonnolento impero bancario nuovi aggressivi concorrenti, non facili da ignorare se si chiamano Apple, Square (sui pagamenti) Amazon e Google (su e-commerce e piccoli finanziamenti), non facili da controllare se sono piccoli e agili come le piattaforme fintech nel lending e nell’asset management. Non toglierà il sonno ai nostri banchieri, ma se qualcuno desiderasse capire perché oggi la venerabile JP Morgan ha stretto un accordo con la piattaforma di lending OnDeck forse aggiungerebbe qualche altra preoccupazione al non breve conto.

 

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  1. Analisi corretta degli accadimenti.
    Certo il sistema bancario non è aiutato da una “nuova regolamentazione asfissiante” imposta dall’Europa che poco conosce la situazione del nostro paese.
    Lavorare in banca significa diventare ingegneri finanziari ( districandosi tra RAF, RAS, TIER1, LCR, NSFR ,ICAAP etc.) e considerato che le banche sono ancora soggetti governati dal privato ( soci ) e tenuto conto delle aspettative di questi ultimi, bisogna evitare : a) la crescita della raccolta ( altrimenti il costo del passivo è elevato ed improduttivo visti i tassi di mercato; b) la crescita degli impieghi perche’ incidono fortemente su Requisiti patrimoniali sempre piu’ stringenti; c) preferire operazioni finanziarie free risk e derivati, questi ultimi tanto graditi alle banche europee ed ai regolatori.
    Quindi non si premiano le banche che svolgono azione di sostegno al territorio nonostante l’ancora perdurante coda della crisi ( si prevede la crescita a doppia cifra delle sofferenze anche per l’anno 2016); non si tiene conto per valutare una banca della qualità degli attivi, del grado di copertura degli stessi ( coverage) , della liquidità detenuta ( anzi è piu’ redditizio in questo momento farsi finanziare dalla BCE a tasso negativo) che tutto sommato pone la base per l’assorbimento dei rischi da bail-in ( restituzione dell’eccesso di liquidità non impiegata) ma si valuta solo il TIER1 ( panacea di tutti i mali).
    Ma si è convinti che le banche ( a queste condizioni) potranno ancora resistere ed essere competitive sul mercato a meno di una forte azione di “scarico” sui clienti dei problemi ?
    Clienti che pagheranno due volte la crisi : una volta perche’ si inaspriranno le condizioni di accesso ed economiche (tassi) ed un’altra volta perche’ si vedranno sottratti il valore delle azioni sottoscritte e dei prestiti subordinati.
    Se poi lo stesso cittadino ( ce in Italia è chiamato a pagare 2 volte) si guardasse intorno scoprirebbe che ben altro è stato riservato all’omologo tedesco : le banche hanno avuto e stanno continuando ad avere “aiuti di Stato” e nulla viene posto a carico del cittadino. Le regole valgono dunque solo per noi ma non per gli altri. Qui le responsabilità politiche etc. non le cerchiamo ?
    Ultimo ragionamento : la sensazione che si ha vivendo in banca è che si scatenerà l’ulteriore bagarre per la vendita di obbligazioni strutturate a “poveri clienti inconsapevoli”. La verità è che ci si augura che le modalità di acquisto di detti strumenti, nella piu’ ampia trasparenza, possano essere acquistati dai clienti in modalità self ( evitando i rischi reputazionali successivi). Troppo spesso infatti i clienti non accettano rendimenti pari allo zero od addirittura negativi ( BOT a 6 M) che considerano un “prelievo forzoso dello Stato” ai loro risparmi . E’ del tutto evidente che cercano di massimizzare rendimento , salvo poi lamentarsi che erano inconsapevoli. Un’altra volta il capo espiatorio saranno le banche con buona pace della politica. Viene il voltastomaco a pensarci. Ma prima o poi la politica vorrà fare un nuovo regalo agli azionisti delle banche ( privati) perche’ vorranno ristabilire “l’ordine clientelare” che esisteva quando le stesse erano pubbliche. Una sintesi : “fare lo smargiasso con i soldi degli altri”.
    Si richiede da parte della “comunicazione di massa” una piu’ attenta e piu’ profonda analisi di ciò che accade o accadrà nel breve.
    Grazie.
    Domenico Dal Mas

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